★★★ THIS IS ELVIS ★★★: Recensioni
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Elvis Presley riceverà la MEDAGLIA PRESIDENZIALE DELLA LIBERTÀ

https://www.rollingstone.com/music/music-news/elvis-presley-presidential-medal-of-freedom-754501/



Articolo del 10/11/2018 - Traduzione di Loretta Fornezza


Elvis Presley riceverà la MEDAGLIA PRESIDENZIALE DELLA LIBERTÀ 
(Presidential Medal of Freedom)


Il Re “rimane un’icona Americana che tuttora dura decenni dopo la sua morte”, afferma l’amministrazione Trump a riguardo di un’onorificenza postuma
Elvis Presley è tra i sette “persone che si sono distinte” e che riceveranno da Trump la Medaglia Presidenziale della libertà, con una cerimonia il 16 novembre
Sabato, la segreteria di stampa tramite un comunicato ha comunicato che anche il grande  Yankee Babe Ruth e il giudice della corte suprema di Giustizia, Justice Antonin Scalia, riceveranno in modo postumo il premio prestigioso considerato “La più grande onorificenza civile che solo dal Presidente può riconoscere a persone che hanno dato un contributo meritorio alla sicurezza o agli interessi nazionali degli Stati Uniti, la pace nel mondo o per altri sforzi pubblici o privati con finalità significative “
La Casa Bianca ha affermato il merito secondo cui “Elvis Presley ha determinato e trasmesso la cultura Americana a miliardi di fans adoranti in tutto il mondo. Elvis ha fuso il gospel, il country e il rythm & blues creando un sound tutto suo e vendendo più in un miliardo di dischi”
 “Elvis ha anche servito per 2 anni l’esercito degli Stati Uniti, accettando umilmente, nonostante la sua fama, la chiamata per servire il paese. Inoltre ha recitato in 31 films, ha attirato un pubblico da record ai suoi concerti, ha aumentato gli share televisivi e ha avuto 14 nominations ai Grammy Award. Inoltre ha vinto 3 Grammy Award per la sua musica gospel. Elvis Presley rimane un’icona che tuttora dura da decenni dopo la sua morte”
Mentre per i musicisti è comune ricevere la Presidential Medal of Freedom . onorificenza che durante la presidenza Obama ha incluso Bob Dylan, Stevie Wonder, Gloria Estefan, Diana Ross, Loretta Lynn and Bruce Springsteen – Presley è solo il 3° musicista a ricevere un’onorificenza postuma, seguendo Meredith Willson e il grande jazzista  Count Basie avvenuta durante l’amministrazione  Reagan
Poiché l’industria dell’intrattenimento ha  ampiamente snobbato Trump durante la sua presidenza, l’amministrazione invece ha optato per dare un’onorificenza alle icone Americane, quali Elvis Presley e Rush, con la cerimonia che avverrà nel 2018.
Inoltre riceveranno la Presidential Medal of Freedom anche il Senatore Orrin Hatch, Alan Page  quarterback della squadra di football del Dallas Cowboys, Roger Staubach,  nonché la repubblicana mega donatrice Miriam Adelson


Documento originale
https://www.rollingstone.com/music/music-news/elvis-presley-presidential-medal-of-freedom-754501/ 

Elvis Presley to Receive Presidential Medal of Freedom
The King “remains an enduring American icon four decades after his death,” Trump administration says of posthumous honor
By  Daniel Kreps

Elvis Presley is among the "distinguished individuals" that will receive a Presidential Medal of Freedom at a November 16th ceremony.
REX/Shutterstock
Elvis Presley is among the seven “distinguished individuals” that will receive a Presidential Medal of Freedom from Donald Trump at a November 16th ceremony.
Yankees great Babe Ruth and Supreme Court Justice Antonin Scalia will also posthumously receive the prestigious award, “the Nation’s highest civilian honor, which may be awarded by the President to individuals who have made especially meritorious contributions to the security or national interests of the United States, to world peace, or to cultural or other significant public or private endeavors,” the Office of the Press Secretary said in a statement Saturday.
“Elvis Presley defined American culture to billions of adoring fans around the world. Elvis fused gospel, country, and rhythm and blues to create a sound all his own, selling more than a billion records,” The White House said of the honor.
“Elvis also served nearly 2 years in the United States Army, humbly accepting the call to serve despite his fame. He later starred in 31 films, drew record-breaking audiences to his shows, sent television ratings soaring, and earned 14 Grammy Award nominations. He ultimately won 3 Grammy Awards for his gospel music. Elvis Presley remains an enduring American icon four decades after his death.”
While its common for musicians to receive the Presidential Medal of Freedom – honorees during the Obama administration included Bob Dylan, Stevie Wonder, Gloria Estefan, Diana Ross, Loretta Lynn and Bruce Springsteen – Presley is only the third musician to receive the honor posthumously, following bandleader Meredith Willson and jazz great Count Basie during the Reagan administration.
As the entertainment industry has largely cold-shouldered Trump during his presidency, the administration instead opted to honor late American icons, like Presley and Ruth, for the 2018 ceremony.
Senator Orrin Hatch, Dallas Cowboys quarterback Roger Staubach, football player-turned-judge Alan Page and Republican mega-donor Miriam Adelson will also receive the Presidential Medal of Freedom.

IL PILOTA DI ELVIS



http://www.elvis.com.au/presley/article-marcoislandpilot.shtml- di Mike Loomis - July 20, 2000



Marco Island il pilota che faceva volare il Re

Dal 1975, Ron Strauss pilotò il Lisa Marie, il grande aereo privato di Elvis Presley, che portava il nome di sua figlia, fino a poco dopo la sua morte avvenuta il 16 agosto 1977
Che fosse per attraversare la nazione per uno dei tanti tour di Elvis o che fosse per fare un volo a tarda note fino a Denver per panini al burro e gelatina, il lavoro era “l’occasione-di-una –volta-nella vita” Dichiara Strauss




The Lisa Marie in Flight

Ad ogni volo, Elvis veniva nella cabina di pilotaggio solo per dire “ciao”, ricorda Strauss. “era una persona molto gentile, un uomo molto brillante ed aveva un carisma incredibile”
L’aereo – un Convair 880 con la radio il cui codice era “Hound Dog” 1” – era un jet per passeggeri della Delta Airlines fino a quando Elvis non lo comprò da un broker, amico di Strauss. Il broker lo aveva raccomandato a Strauss, il quale, avendo familiarità con quel genere di aerei, ne parlò al padre di Elvis, Vernon Presley.

I due si incontrarono a Memphis e, subito dopo, fu finalizzata la trattativa. “Inviarono l’aereo a Dallas e letteralmente lo sventrarono” racconta Strauss.
Vicino ad una dimensione da 707, il Lisa Marie venne fornito di lussuosi alloggi per dormire, un tavolo da conferenze, una sala, due toilettes, una cambusa ben fornita e un bar. “Poteva portare 29 persone al massimo, ma di solito erano in 8 o 10” racconta Strauss
Il primo viaggio fatto sul Lisa Marie è stata una gita da Memphis a Las Vegas, dove Elvis doveva esibirsi. “Per il tour, l’itinerario era stato molto strutturato. Durante i tours, Elvis sarebbe stato on the road per 2 settimane e poi sarebbe tornato a Memphis, qualche volta anche per un mese.”
Strauss che ha pilotato aerei che passano da alianti e biplani a Jets e 767, possiede una certificazione di pilota per il trasporto aereo, la più alta qualifica emessa dalla Federal Aviation Administration. 
Strauss, nativo di Fonda, Iowa, oggi è pilota dei 757 dell’ UPS e possiede un biplano da svago e ricreazione.

Nella cabina di pilotaggio del Lisa Marie, Strauss era in compagnia di un altro pilota Elwood David e dell’ingegnere aeronautico, Jum Manny. Lo staff era a disposizione 24/24 al giorno, ma a causa della sua fama e per ragioni di sicurezza, Elvis raramente volava di giorno. “Poteva chiamarti all’una o le due del mattino e dire “Andiamo”, racconta Strauss.
Strauss ricorda un viaggio a Denver, perché voleva portare sua figlia e alcuni amici in un ristorante famoso per i suoi lussuosi panini-al.burro-e-gelatina. Altri ricordi vanno a Vail, Colorado: “Elvis voleva comprare 5 Cadillac per alcuni suoi amici, ma uno di loro voleva un pickup, così Elvis comprò 4 Cadillacs e un pickup” 
C’erano occasioni in cui i membri dello staff potevano portare con se le loro mogli o parenti, ma Strauss ricorda, in particolare, un viaggio ad Honolulu dove, allo staff fu detto che dovevano dimenticarsi delle loro mogli, perché l’aereo sarebbe stato troppo pieno rispetto alle sue capacità. Quando, lungo la strada, fecero una fermata in California, Strauss e gli altri si accorsero che era stato fatto un conteggio errato dei passeggeri, in quanto c’erano alcuni posti liberi.

Elvis andò in cabina di pilotaggio e si scusò per l’errore, insistendo con Strauss affinchè chiamasse sua moglie Betty e prenotasse un posto in prima classe nel volo successivo da Memphis s Honolulu.
“In verità io non ero così preoccupato della cosa, ma Elvis disse che se non l’avessi fatto, si sarebbe cercato un altro pilota” racconta Strauss ridendo.
Dai giorni in cui pilotava il Lisa Marie, tra i gettoni di Strauss, c’è una catena in oro con l’incisione TCB. Le iniziali stanno per “Take Care of Business” lo slogan dell’organizzazione di Presley che fu dipinta anche sulla cosa dell’aereo. “Elvis la dava alle persone che gli piacevano” racconta ancora Strauss “Dava la catena TCB agli uomini e TLC alle donne”.

Dopo la morte di Elvis, Strauss volò in California a prendere l’ex moglie Priscilla Prealey e l’attore George Hamilton, amico di Elvis di lunga data. Li riportò in California dopo il funerale e poi, in quello fu il suo ultimo volo sul Lisa Marie riportando l’aereo a Memphis.
“Il padre di elvis vendette l’aereo nel 1978 e cambiò proprietari un paio di volte. Quando graceland aprì al pubblico nel 1982, la EPE trattò con i proprietari per cercare di riportarlo a casa e così fu. Nel 1984 Il Lisa Marie fu posizionato a Graceland e, da sempre è una delle più popolari attrazioni “ ci racconta Morgan in un’intervista telefonica da Memphis.
Si trova vicino all’Hound DFog Two, un piccolo jet, che veniva usato per alcuni viaggi di Elvis. Morgan afferma che più del 60% dei 700.000 visitatori annuali di Graceland, fanno il tour sugli aerei.
“Quando Elvis e i suoi genitori lasciarono Tupelo e arrivarono a Memphis per cercare una vita migliore, impilarono ogni cosa che avevano su una vecchia Playmouth” racconta Morgan “Sicuramente gli andò meglio di quando arrivò ”

 


traduzione di Loretta Fornezza



26 Giugno 1977 - Indianapolis

26 Giugno 1977 - Indianapolis
di Ivan Pusterla


Il 25 Giugno 1977, Elvis fa una cosa che da almeno 20 anni non faceva: causa il mal funzionamento
dell'impianto dell'aria condizionata dell'albergo dove soggiornava a Cincinnati, se ne va in giro da
solo alla ricerca di una nuova sistemazione (anche se prontamente raggiunto ed accompagnato dalle sue guardie del corpo). Da lì la decisione "Stasera finito il concerto ce ne torniamo a Graceland e domani ripartiamo.
Il breve soggiorno a casa, ovviamente, ha fatto bene ad Elvis e ha fatto si che ad Indianapolis tenesse il miglior concerto del tour, con il RE di buon umore e in buona voce.
"Also Sprach Zarathustra" per l'ultima volta crea la sensazione che Dio stesso stia per materializzarsi sul palco. Elvis sale con relativa facilità i gradini per raggiungere il palco. Passa davanti le back singers applaudenti, sedute in fila sulle loro sedie. Prima Kathy Westmoreland,e poi le Sweet Inspirations rigorosamente in bianco. Si ferma al limite del palcoscenico con i pollici nella cintura del suo
Sundial Suit. Poi fa qualche passo a sinistra e si inchina verso il pubblico, una "passeggiata" alla
destra del palco tenendo le braccia in alto e le dita che disegnano la lettera "V". Poi si volta e torna
indietro facendo lo stesso al pubblico dietro il palco.
Prende la chitarra da Charlie Hodge, si avvicina al microfono ...l'atmosfera nella sala è assordante,
"Oh,See, See See Rider"... Elvis esegue una buona versione del numero di apertura. Il pubblico grida e urla. Elvis li ha nel palmo della mano. "I Got A Woman/Amen" fornisce un'ulteriore conferma che Elvis è al top della forma.
Il pubblico in questa sala enorme che assomiglia ad una navicella spaziale esprime con forza il proprio entusiasmo. La maggioranza del pubblico non può vedere bene la condizione fisica di Elvis, ma lo sentono, ne vedono i movimenti, creando un'atmosfera come spesso Elvis è riuscito ad ottenere negli anni. The King dice qualcosa dopo la seconda canzone. Il pubblico esprime la sua gioia nel vederlo in quella che sembra una buona forma artistica.
"Love Me" è la prossima con sciarpette donate  e sospiri ammiccanti ...
"Questa nuova canzone è in un certo senso la storia della mia vita" ... "Fairytale";  viene eseguita poi "You Gave Me A Mountain", la sua voce è ferma e forte, splendida prestazione vocale.
"Jailhouse Rock" inizia con una falsa partenza, poi Elvis "corre" nella canzone alla velocità di un treno espresso.
Shaun Nielsen ci offre una bella prova di  "O sole mio", dove ripete l'ultimo versetto con un paio di note extra prima della versione inglese di "It's Now Or Never".
Una versione relativamente semplice (per Elvis), ma fatta molto bene. "Little Sister", "Teddybear / Dont Be Cruel" nella norma, seguiti però da robuste versioni di "Release me" e "I Can't Stop Loving You".
L'atmosfera diventa sempre più bollente continuando a regalare emozioni uniche continua
con un'altra eccellente canzone ... "Bridge Over Troubled Water", altrettanto impressionante, pura e forte quanto mai.
Durante la presentazione dei musicisti e dei coristi, ci offre "Early Morning Rain", "What'd I Say","Johnny B.Goode" e "I Really Don't Want To Know".
"Uno dei miei ultimi dischi si intitola Hurt, Signore e signori ..."
Ancora uno sforzo vocale notevole.
"Hound Dog" è seguita ancora da presentazioni e tra gli altri il padre Vernon. Qua gli applausi durante il loro abbraccio sembrano quasi dare l'idea che la Navicella spaziale stia per lasciare la Terra. Elvis ringrazia anche i tecnici e le persone che hanno reso possibile questo concerto.
L'applauso tocca ancora vertici molto alti quando presenta la sua fidanzata Ginger Alden ed alcuni suoi parenti.Ma il ringraziamento più grosso Elvis lo riserva al pubblico presente."Se volete che ritorneremo ancora, fatecelo sapere che torneremo ... Wise man say only fools ...only fools rush in ..."L'intero stadio si unisce nell'ultima strofa di "Can't Help Falling In Love"
...Larry Londin con una rullata apre il numero di chiusura, seguito subito dall'orchestra di Joe Guercio. Elvis mette il microfono sul pavimento, cammina vicino al pubblico, stringe le mani, regala la sciarpa bianca che ha intorno al collo e si avvia verso le scale per scendere
dal palco. Una guardia del corpo arriva sul lato sinistro di Elvis, mette il braccio intorno a lui, Ed Parker si avvicina al suo lato destro.Elvis cammina rapidamente giù per le scale e gli viene incontro Dick Grob, Insieme si avviano a passo spedito verso la limousine in attesa.
"Signore e signori, Elvis ha lasciato l'edificio" (...per sempre)

THE KING










16 Agosto 1977 - di Paolo Meucci



              





E’ il 16 agosto 1977.... dopo che Elvis è stato allo studio del suo dentista per la pulizia dei denti e l’otturazione di un paio di carie, appena passata mezzanotte ritorna a Graceland.
Rimane sveglio insieme alla famiglia ed il suo staff tutta notte sino alle prime ore del mattino, per definire gli ultimi dettagli del prossimo concerto, che inizierà da Portland nel Maine.
Elvis è nervoso è passato l’effetto dell’anestesia, sente dolore ai denti e chiede di andare al Baptist Memorial Hospital a prendergli delle pillole di Dilaudid, un analgesico potentissimo. Ne ingerisce 6 senza risultato. Alle 4 del mattino fa una partitina di squash con suo cugino Billy Smith.
Poi si siede al pianoforte, suona un paio di gospel e poi Blue Eyes Crying In The Rain; quella canzone gli piace e lo rilassa.
Alle 5, torna da Ginger, in camera da letto e assume un’altra dose di pillole,ma ancora non riesce a prendere sonno e, un paio di ore dopo, ingoia altre pasticche.
Alle 8.30 prende l’ennesima dose di medicinali. Alle 9.30 Elvis decide di andare in bagno per continuare a leggere il libro che lo stava appassionando "The Scientific Search For The Face Of Jesus" ...

Sono le 14:30, fa molto caldo, una di quelle giornate afose, tipiche del sud degli Stati Uniti, in casa Graceland tutti si stanno preparando per il viaggio della sera, alle 19.00 il Lisa Marie si alzerà in volo per Portland.
Al Strada, fidatissima guardia del corpo di Presley sta preparando il baule con gli abiti di scena; a pochi metri da lui, Joe Esposito che sta verificando i dettagli del viaggio.
Ginger Alden non riesce a trovare Elvis nella villa; prova quindi a cercarlo in bagno.
Ginger lancia un urlo... trova Elvis disteso in terra, privo di sensi con il viso pallido; prende l’interfono e chiama Al, dicendo presto…vieni subito in bagno… Elvis è svenuto.
Arriva e subito Al si rende conto della tragedia allora chiama per interfono e dice a Joe… sali immediatamente… c’è bisogno di te.
Quando arriva Joe vede Elvis per terra e nonostante la bocca sia bloccata, ha la sensazione di percepire un soffio d’aria uscire dai polmoni.
Prova a praticargli un massaggio cardiaco ma, subito dopo preferisce prendere chiamare il 911; intanto pochisso dopo arriva papà Vernon Presley,.... entra in bagno. È sconvolto. "Elvis non ci lasciare…", continua a ripetere tra le lacrime.
Arriva anche il dottor Nichopoulos avvisato prontamente da Al, ma ogni tentativo di rianimazione risulta vano.
Il corpo ormai esanime di Elvis viene trasportato di gran fretta al Baptist Memorial Hospital, Trauma Room n. 1.
Si racconta che Elvis nudo era disteso su un tavolo di metallo, con un incisione che andava dalla gola all'addome probabilmente per un massaggio cardiaco.
Inoltre viene effettuata una lavanda gastrica per svuotare lo stomaco dall’infernale miscuglio di droghe.
Malgrado tutti i tentativi fatti dai medici per salvargli la vita, intorno alle ore 13.30 Elvis è spirato… muore all'età di 42 anni; se n’era andato così, in silenzio,... da solo, nella stanza più remota della sua casa.

La notizia della morte viene data verso le 15 del pomeriggio quando il dottore Nichopoulos, portavoce dell'équipe medica dichiara sommariamente alla stampa e in TV : Elvis Presley è morto "per aritmia cardiaca".
Alle 16, davanti al cancello di Graceland e di fronte a centinaia di telecamere e di microfoni, Vernon Presley dice semplicemente:
My son is gone (mio figlio se n’è andato)
Il padre di Elvis Vernon, quello stesso pomeriggio, chiede che l'autopsia abbia carattere "privato", il che significa che, grazie ad una legge dello stato, tutti i risultati dell’ autopsia potranno rimanere segreti per 50 anni.
Lo stesso giorno si esegue l’autopsia della durata di 3 ore alla quale parteciperanno dieci medici.
L’autopsia rivelerà che nel corpo di Elvis c’erano quattordici sostanze chimiche diverse, di cui dieci sopra i limiti tollerabili dal fisico umano.
La notizia della morte di Elvis si diffuse con la velocità della luce ed in breve tempo fa il giro del mondo, mettendolo sotto shock tutti; giovani, adulti e meno giovani che si riconoscevano in quell'idolo rimasero attoniti.
Vi furono scene di disperazione e di isterismo e qualche tentativo di suicidio.
In pochissime ore più di 80.000 persone si accalcavano davanti ai cancelli di Graceland. I fiorai di Memphis furono subissati di richieste di corone di fiori.
Furono organizzati dei voli speciali per trasportare omaggi da ogni angolo dell’America.
Il funerale si è svolto il 18 agosto a Graceland, seguito in diretta televisiva da milioni di persone. Fuori dai cancelli c’era una folla oceanica che attendeva il corteo funebre per accompagnare il Re nel suo ultimo viaggio e dargli l’ultimo saluto.
Il corpo di Presley fu sotterrato al “Forrest Hill Cemetery” accanto a quello della madre Gladys.
Purtroppo a causa di un tentativo di furto della salma avvenuto verso la fine di agosto, fu quindi trasferito il 2 ottobre nel “Meditation Garden” di Graceland dove riposa tuttora.

Elvis Presley non solo è morto per raggiungere il Paradiso, ma per trasformarsi definitivamente in leggenda....!
Dico una preghiera per lui e tutti quanti facciamo un momento di silenzio per ricordarlo, per ricordare il suo messaggio d'amore e facciamo lo stesso anche tutti noi,... diamo amore... sempre !


Paolo Meucci


https://www.facebook.com/groups/elvisitaly/permalink/757243427712464/

Elvis Proibito - di Philip Avon




Appena uscito in libreria Elvis proibito di Philip Avon. 

E' un resoconto poco dettagliato della vita intima di Elvis. La curiosità ha avuto il sopravvento e non ho potuto fare a meno di comperarlo vista la scarsa reperibilità di libri biografici tradotti in italiano. Qui l'autore prende spunto dalle biografie di Guralnick, Hopkins e Goldman per raccontare gli aspetti privati e intimi di Elvis; 
L'autore non fa che parlare del complesso di Edipo di cui, secondo lui, era afflitto. della sua vita sessuale e del tipo di rapporti sessuali che aveva con le ragazze, Nonostante il fatto che nei racconti delle amiche di Elvis non viene fuori niente di scabroso allo stesso tempo non si fa a meno di denigrare la sua figura.
 Di interessante ci sono diverse interviste fatte a Elvis nel corso degli anni. Inoltre, visto e considerato che il discorso salta fuori regolarmente, mi aspettavo  che "naturalmente" l'autore rivelasse  qualcosa di "sconosciuto" tipo  l'uso e abuso di stupefacenti di droga di anfetamine e quant'altro, ebbene  si parla di quello che si sapeva gia' ma "udite udite" non si parla di droghe pesanti. Wooww evviva, finalmente!! 
 Nelle citazioni si legge che Goldman scrive: "Elvis rifiutava di sentirsi tossicodipendente perché per lui i tossicodipendenti erano persone che avrebbe voluto vedere in prigione insieme agli spacciatori. Elvis infatti considerava tossicodipendente solo chi assumeva eroina, se la iniettava da solo, e se la iniettava in vena - e lui non faceva nessuna di queste cose.
(premetto che la biografia di Albert Goldman non l'ho mai letta)

Al di la' di tutto cio'  comunque, nemmeno questo libro fa un bel quadretto di Elvis, lo si dipinge debole, asessuato, capriccioso, violento e immaturo.  Ho trovato molte  incongruenze soprattutto nella descrizione di Graceland, inoltre non vengono risparmiate le critiche e si evince un certo disprezzo da parte dell'autore nei suoi confronti. D'altra parte noi fans siamo abituati a questo genere di critiche e nonostante  le molte persone che lo hanno frequentato  ne parlano con affetto e nostalgia, nonostante tutto il bene che ha fatto, le donazioni e i regali costosi che ha elargito; nonostante siano passati 39 anni dalla sua morte Elvis è ancora capace di salire alle vette delle classifiche e restare ancora nel cuore di milioni di fans , nonostante tutto questo però c'è ancora gente che deve parlarne male. 




Quando ho incontrato Elvis (di Carlo Stevan)


Una bellissima e appassionante avventura da leggere tutta d'un fiato!

1. SLOWLY BUT SURELY


I fans italiani che hanno avuto la fortuna di vedere Elvis dal vivo sono cosi` pochi da poterli contare e citare quasi tutti per nome e cognome. Sono infatti soltanto sedici:
Livio Monari da Recanati; Nicla Crippa, Tamara Bertogna e Bruno Saviane da Milano;
Patrizia Gennari e 5 amici suoi da Bologna; Attilio Arena, Franca & Maria Rizzo-Penna, Luigi Torresan ed io da Torino. Il sedicesimo e` il piu` famoso di tutti, trattandosi del nostro Little Tony che lo vide in uno degli storici concerti del Madison Square Garden.

Far parte di una cosi` stretta schiera non c'e` che da ritenersi super-fortunati e me ne son reso conto ancor piu` ogni qualvolta ho incontrato altri fans fedelissimi da anni come me, con collezioni da capogiro cento volte superiori alla mia, ma che per i quali Elvis e` rimasto solo un'immagine sullo schermo cinematografico o stampata su una fotografia.

Da vent'anni, ogni volta che incontro un nuovo fan, la domanda e` obbligatoriamente sempre la stessa "Com'era Elvis dal vivo?". Come si puo` rispondere in poche parole a una simile domanda? Come si fa a trasferire ad altri le proprie emozioni con la stessa intensita` con la quale le hai vissute? La stessa emozione puo` essere vissuta diversamente da ciascuno di noi, e` formata da innumerevoli fattori: il tuo carattere, la tua anzianita` di "militante", l'atmosfera di un certo momento, il tuo stesso modo di vedere e di vivere il fenomeno Elvis.

L'esperienza e' stata tuttavia talmente straordinaria e indimenticabile che vale la pena provare ugualmente a raccontarla, cercando di far rivivere in qualche modo la magia di quell'atmosfera e di quella certa epoca a cui accennavo prima.

Chi vi parla e` un quarantacinquenne patito di musica fin da quando ha l'uso della ragione, che quindi ha mosso i primi passi sui ritmi indiavolati di Luciano Tajoli, Nilla Pizzi e Gino Latilla fino a scoprire con "Only You" dei Platters l'esistenza di un altro pianeta al di la` dell'oceano.
Nel 1957 ho l'incontro ravvicinato del primo tipo: compro il singolo Teddy Bear, al quale seguono Jailhouse Rock e Hound Dog in brevissimo tempo.
Il mio incontro con l'extra-terrestre e` cosi` amichevole ed entusiasta che mi viene subito concesso un ravvicinamento del secondo tipo: il 2 luglio 1958 vedo il film "Loving You". Da quella data divento un fan accanito.

Fino al 1969 faccio le stesse cose di tutti i fans italiani miei coetanei: ogni nuovo disco viene acquistato nel giorno di uscita ed ascoltato ripetutamente fino a saperlo ricantare anche nel sonno; ogni nuovo film viene visto nel primo giorno di programmazione (anche tre volte di seguito) e poi seguito (e rivisto) nei successivi passaggi nelle sale di seconda, terza, quarta visione, fino alle sale parrocchiali e ai piu` sperduti locali di periferia. Ogni giornale che riporti la piu` piccola foto di Elvis o anche solo tre righe scritte su di lui viene comprato, ritagliato e conservato gelosamente.

THE STORM...ELVIS IN THE FIFTIES - di Ivan Pusterla



THE STORM...ELVIS IN THE FIFTIES
di Ivan Pusterla

Il caldo sole di Memphis stava scendendo lentamente oltre l'orizzonte,


il cielo sarebbe diventato buio ed illuminato dalla luce delle stelle,si sarebbero accesi i lampioni ai lati delle strade ed autostrade di questa tentacolare città del Tennessee, 


sorta accanto al fiume Mississippi che ad ovest scorreva tranquillo e silenzioso nel suo cammino verso New Orleans. Per la maggior parte degli abitanti, era solo un'altra appiccicosa, umida serata, della soffocante estate del 1954, ma con la possibilità di riposarsi avendo davanti un Week-end rilassante.
Per un ragazzo di 19 anni,quel venerdì sera 30 Luglio, era una sera che lo faceva sentire sia nervoso che eccitato. Nervoso perchè avrebbe cantato davanti alla gente della sua città adottiva; eccitato perchè il sogno a lungo accarezzato stava per avverarsi. Fin da quando aveva ascoltato ed assimilitato i vari generi musicali del Sud:Country, Gospel, Blues, il canto era stato l'importante modo di espressione per questo timido giovane. Aveva sognato di diventare un cantante ed improvvisamente questo sogno stava per trasformarsi in realtà...
Dopo aver registrato i suoi due acetati al Memphis Recording Session, 






era riuscito a catturare l'attenzione,prima di Marion Keisker


e poi di Sam Phillips il proprietario della Sun Record


Dopo che quest'ultimo lo aveva chiamato in studio alla fine del Giugno 1954, aveva tirato fuori ogni stile musicale che conosceva nella speranza di impressionarlo. Con grande intuito Sam chiamò altri due musicisti locali e il 5 luglio di un'altra calda e afosa sera, in modo del tutto casuale durante una pausa, mentre cercavano qualche ballata adatta, un nuovo sound era emerso improvvisamente da quel fantastico trio.
Il Country aveva incontrato il Blues e Phillips stava assaporando quello che aveva sempre sognato:un ragazzo bianco che sembrava nero...Non ci furono perdite di tempo e la sera seguente una seconda canzone fu registrata e questa volta il Blues incontra il Country. Tutti nel piccolo studio

From Elvis in Memphis di Fulgenzio Ciccozzi

From Elvis in Memphis di Fulgenzio Ciccozzi
Elvis Aaron Presley (Tupelo, 8 gennaio 1935 – Memphis, 16 agosto 1977)
L'Italia si avvia a divenire un Paese multietnico in cui stanno confluendo differenti comunità straniere che inizialmente tendono a generare inevitabili conflitti sociali i quali, con l’aiuto di una guida istituzionale lungimirante e il buon senso di tutti, cittadini e non, potranno essere mitigati sino a evolvere in un arricchimento socio-culturale ed economico che potrebbe caratterizzare il ritmo vitale della futura collettività.
E proprio in virtù di questo fenomeno migratorio che a suo tempo (almeno in maniera massiccia) coinvolse l’America, voglio riassumervi, in una forma ben lontana dagli stereotipi che hanno caratterizzato la figura personale e artistica del cantante, la storia di Elvis Aaron Presley che ha fatto dell’incontro tra differenti e disagiate esperienze umane il suo punto di forza.
L'incontro tra diverse culture genera novità e stimola il talento
Ha dovuto fare molta strada quel timido ragazzo del Mississippi, dal giorno in cui, ad appena otto anni, interpretò in pubblico, in un’anonima fiera di paese, un commovente brano di Red Foley, Old Shep, prima che la sua voce toccasse le “corde” emotive dei giovani di tutto il mondo.
Il background musicale di Elvis Presley affondava le radici nel profondo sud degli States. Luoghi, questi, in cui la cultura afroamericana trovava la sua sintesi e conferiva inequivocabili apporti innovativi al panorama musicale, nonché contraddizioni nel contesto di una società alla continua ricerca del Sogno Americano.
Elvis con i suoi primi approcci canori, di tipica tradizione Gospel, commuoveva gli animi dei poveri nelle contrade del Mississippi, e, più tardi, li animava con il country e il rhythm and blues nelle cittadine e nei teatri (Grand Ole Opry) del Tennessee e della Louisiana (Hayride Show), a contatto con i giovani delle contee americane: crogiolo di diverse etnie e realtà sociali, culla del nascente rock and roll.
La fusione tra diversi generi musicali si manifestò palesemente dalla modifica operata dal rocker del valzer lento Blue moon of Kentucky di Bill Monroe che la Sun Records non esitò a proporre insieme al rifacimento di un vecchio blues di “Big Boy” Crudup, That’s all right mama: entrambi i brani, nella rinnovata versione ritmica di Presley, contribuiranno a sancire la nascita del rockabilly.
Il cantante volle esprimere quel suo particolare suono attraverso interpretazioni davvero uniche che trasformarono il fumoso e misterioso Mistery Train e la graffiante Heartbreak hotel (l’Hotel dei cuori infranti) in canzoni che raggiunsero le vette delle classifiche locali e nazionali.
L’interprete non esitò a sperimentare sonorità Jazz arrangiate con strumenti a fiato che ricalcavano le tipiche interpretazioni di gruppi musicali di New Orleans degli anni Venti e che trovarono espressione in canzoni come Dixieland rock o la stessa New Orleans.
King Creole, il film che mise in risalto siffatte qualità canore, contiene anche uno straordinario blues melodico cantato in duetto con l'attrice di colore Kitty White.
Crawfish, questo è il titolo della ballata, si cala perfettamente nel ritmo canoro dei venditori ambulanti che imperversavano nelle strade della cittadina fluviale dagli accenti francofoni.
La poliedrica capacità vocale di Presley permetteva al musicista di interpretare perfettamente anche sounds tipicamente religiosi, come Peace in the Valley, His hand in mine, cantati accompagnato solitamente dal quartetto dei Jordanaires.
Non dimentichiamo che Elvis nacque nel Mississippi, uno degli stati nordamericani in cui, tra il XVIII e il XIX, la schiavitù ebbe la massima espansione.
Gli schiavi, duramente provati dalle fatiche del lavoro nelle piantagioni di cotone, trovavano rifugio nelle chiese evangeliche in cui esprimevano la loro sofferenza e voglia di riscatto con virtuosismi vocali che daranno origine agli spiritual, dai quali poi nascerà la musica gospel.
Il cantante ebbe modo di incidere, nel 1969, In the Ghetto, una canzone dall'iniziale complessità vocale il cui testo contiene tematiche inerenti a conflittualità sociali che si manifestavano anche nei sobborghi delle città americane. Il singolo fa parte del long playng From Elvis in Memphis, album che la rivista Rolling Stones non esitò a definire una delle più grandi interpretazioni musicali di Soul bianco.
Ma, fu nel 1968 che il suo background nero riemerse in maniera preponderante nel pezzo canoro If I Can Dream il cui brano è chiaramente ispirato al famoso discorso sull’uguaglianza razziale che il reverendo Martin Luther King, leader del movimento per i diritti degli afroamericani, aveva espresso solo due mesi prima in quella stessa città, Memphis, poco prima di essere assassinato: "Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una Nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho un sogno, oggi!"
Dopo alcuni anni, il 16 agosto del 1977, a Memphis, anche il “ragazzo di Tupelo” smise di far sognare milioni di persone. Alle future generazioni Elvis Aaron Presley ha lasciato un vasto repertorio musicale da cui non si evincono colori ma solo sfumature canore che il talento ha trasformato in emozioni.

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ALOHA FROM HAWAII, di Ivan Pusterla


"ALOHA FROM HAWAII" di Ivan Pusterla


Spettacolo del 14 Gennaio 1973 da Honolulu trasmesso via satellite in Mondovisione, in assoluto uno dei più memorabili eventi della storia dello spettacolo. Alle ore 00.30 ora delle Hawaii in un International Center completamente al buio si sentono le prime note dell'introduzione ormai classica dei concerti di Elvis Presley, cioè Also Sprach di Strauss, dopo un minuto circa poderosa rullata di Ronnie, un lampo e finalmente entra il Re accompagnato dal boato della folla. Saluto al pubblico, cenno d'intesa con la band, prende la Gibson da Charlie e guardando dritto in camera inizia SEE SEE RIDER, la voce robusta e già molto calda regala subito adrenalina; veloce ringraziamento al pubblico e si butta subito nel suo recente Hit "BURNING LOVE".


In"Hunk a hunk of Burning Love" incomincia a sciogliersi e dopo aver ridato la chitarra ad Hodge omaggia i Beatles con "SOMETHING" ed anche se l'arrangiamento è un po' troppo fragoroso rispetto alle versioni di Vegas di qualche mese prima, il vocal di Elvis è meraviglioso e qua va anche sottolineato lo splendido lavoro di Kathy. In"MOUNTAIN" è da brivido perchè vive letteralmente la canzone rimarcando le parole ed alla fine con un grande cambio di tonalità urla tutta la sua disperazione. Lasciamo un attimo le Hawaii e navighiamo il Mississippi con "STEAMROLLER BLUES" grandi anche gli assoli prima di Hardin poi di Burton, magnifica l'atmosfera che si crea. "MY WAY" è la seguente, una delle più belle(se non la più bella) versioni di sempre; in "LOVE ME" si rilassa un pò e gioca col pubblico senza però abbassare il livello dello show. "JOHNNY B.GOODE" mostra a tutti chi è il Re del Rock, bello vedere anche tutti i componenti della band e dei coristi divertirsi e partecipare alla grande.


"IT'S OVER" è molto intensa e viene chiusa da un grande acuto. "BLUE SUEDE SHOES" è ROCK meravigliosamente ROCK; "La canzone più triste che abbia mai ascoltato" inizia ed è pura e stupenda come solo Lui può farla, canzone che mi ha sempre affascinato e che metto insieme a "I REALLY DON'T WANT TO KNOW". Mentre Elvis beve un po' d'acqua, Ronnie anticipa l'inizio di "I CAN'T STOP LOVING YOU" qui il suo acuto finale sarà stato udito anche a Maui... "HOUND DOG" è un classico, ma"WHAT NOW MY LOVE" non puoi cantarla così bene davanti a un miliardo e mezzo di persone se non sei ELVIS PRESLEY...pelle d'oca. “FEVER" è maliziosamente cantata e interpretata, peccato che un regista"distratto"ci faccia perdere alcuni passaggi, WELCOME TO MY WORLD" è semplicemente meravigliosa tanto è dolce e intima. "SUSPICIOUS MINDS" è grande e regala alcuni momenti "leggeri" ed anche qua la regia non mi soddisfa pienamente...la seria presentazione del suo gruppo conferma il grado di concentrazione tenuto da Elvis in questo incredibile concerto. Ringrazia il pubblico per l'enorme cifra ricavata da devolvere in beneficenza per la ricerca sul cancro e si butta in una struggente "I'LL REMEMBER YOU". IL medley rock che segue è trascinante e la sua voce un diamante purissimo che passa disinvoltamente da melodie importanti a pezzi scatenati.



"TRILOGY" è un'altra gemma del suo repertorio, ma qui siamo Via Satellite ed un errore potrebbe essere terribile, invece è fantastica, insuperabile...pubblico in delirio e Lui regala la cintura ai fans. "A BIG HUNK O'LOVE" il Re è sciolto,compiaciuto della sua performance e si permette di fare un gavettone a Hardin ma ormai lo sa che non solo il pubblico di Honolulu ma tutto il Mondo è ai suoi piedi. Ringrazia ancora il pubblico, Charlie gli mette la mantellina ed il Re dedica "CAN'T HELP FALLING IN LOVE" forse la sua più bella interpretazione live anni 70 ai presenti e dopo il magnifico acuto finale con tanto di lancio del mantello si inginocchia davanti al suo pubblico e dopo aver ricevuto una corona d'oro saluta e se ne va. Concerto stupendo, ELVIS PRESLEY è il grande trionfatore della serata, ha regalato un'ora di vera adrenalina cantando canzoni che hanno attraversato circa vent'anni di carriera deliziando letteralmente il pubblico presente e a casa con una VOCE unica in grado di splendidi cambi di tonalità senza alcuno sforzo, se non fosse per il clamore del pubblico si potrebbe pensare a incisioni in studio tanta è la perfezione,ma in studio si può sbagliare qui NO. Questo è ELVIS.