★★★ THIS IS ELVIS ★★★: luglio 2016

venerdì 29 luglio 2016

mercoledì 20 luglio 2016

Hey Jude



Hey Jude
Words & Music: John Lennon/Paul McCartney
Recorded: 1969/01/22, first released on “Elvis Now”
Traduzione di vali/g52

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“Hey Jude” - incisa da Elvis Presley mercoledì 22 gennaio 1969
Scritta da: Lennon; McCartney
Originariamente incisa da The Beatles nel 1968

Versione originale di Elvis Presley su: Elvis Presley Now; From Nashville to Memphis (4)

Per motivi contrattuali, il nome di John Lennon appare tra gli autori, ma il brano fu un lavoro di PaulMcCartney, soltanto. La scrisse in macchina, mentre andava a trovare Lennon. Il titolo originale era "Hey Jules"— il Jules in questione sarebbe Julian, il figlio di Lennon.

http://users.telenet.be/davidneale/e...als/index.html
(aggiornato al 2008)

sabato 16 luglio 2016

Aneddoti - Il Re le inviò dei fiori

Il Re le inviò dei fiori

Una giovane signora che si chiamava Peggy Thompson, da molti anni era una fan accanita di Elvis Presley. Nel 1970, questa signora acquistò il biglietto per uno dei suoi shows vicino alla sua città. Avrebbe assistito ad un suo concerto, per la prima volta. 
Sfortunatamente, si ammalò e fu costretta ad andare in ospedale. A peggiorare le cose, l’ospedale era disponibile per l’intervento, proprio il giorno del concerto di Elvis. 
Non essendo in grado di posticipare la data dell’intervento, Peggy fu costretta a rinunciare.
Elvis venne a sapere del problema di Peggy da un altro fan, che si era incontrato con uno dei componenti del suo entourage. Elvis decise di inviare a Peggy una dozzina di rose a gambo lungo, legate con una delle sue sciarpe blu. Quando arrivarono i fiori, Peggy si trovava, ancora, nel reparto di terapia intensiva. Quando uscì da quel reparto, vedendo il meraviglioso mazzo, vide anche la sciarpa blu, con scritto il nome di Elvis, non riusciva a credere che fosse stato proprio il Re ad inviarle i fiori.!! Peggy si rese conto di quanto Elvis avesse cura delle numerose persone sfortunate, ammalate, bisognose e di come si attivasse affinché queste persone potessero sentirsi meglio con il suo amore e gentilezza.


Aneddoti: Elvis al Four Flames Restaurant

Nel 1970, Elvis frequentava il ristorante Four Flames, che si trovava a 10 minuti da Graceland. Elvis, di solito, andava là, non tanto per mangiare, ma per rilassarsi e godere l’atmosfera del posto. Mentre sorseggiava un frappè alla vaniglia o una soda, Elvis guardava la gente divertirsi. Una volta, ordinò anche la cena e mangiò per due ore. Indipendentemente da quello che aveva ordinato, il proprietario non gli permise di pagare. Qualche volta Elvis e il proprietario del ristorante avevano dei piccoli battibecchi, in merito al pagamento, ma alla fine Elvis perdeva sempre. Non gli è mai stato concesso di pagare. 
Per ricambiare, Elvis lasciava una mancia di $ 100, alla cameriera.




At 6:04 p.m. Elvis and Priscilla arrived at Four Flames Restaurant in Elvis´ Mercedes 600.

mercoledì 13 luglio 2016

Working on the Building



Working on the Building
Words & Music: W.O. Hoyle/Lillian Bowles 
Recorded: 1960/10/30, first released on “His Hand in Mine”
Traduzione di vali/g52


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“Working On The Building” - incisa da Elvis Presley lunedì 31 Ottobre 1960
Scritta da: Hoyle; Bowles
Originariamente incisa da Heavenly Gospel Singers nel 1936
Versione originale di Elvis Presley su: His Hand In Mine; Amazing Grace (CD 1)


E’ possibile che qualcun altro abbia inciso la versione originale di questo pezzo, rispetto ai Heavenly Gospel Singers, perché apparve in forma scritta in vari libri di canzoni gospel, già dall’inizio del 1900. La versione degli Heavenly Gospel Singers venne registrata il 22 giugno 1936 come “I Am Working On The Building” per l’etichetta Bluebird. Al tempo il gruppo era costituito da Jummy “Gospel Jim” Bryant /basso) Hendosn Massey (baritono) Fred Whitmore (tenore) e Roosvlet Fenoy (prima voce e manager.


http://users.telenet.be/davidneale/e...als/index.html
(aggiornato al 2008)

Elvis & Ginger - Da Vanity Fair n.39 del 8 ottobre 2014






domenica 10 luglio 2016

Ann-Margret: My Story

Premessa di Loretta Fornezza

Come ben si sa, Ann-Margret è sempre stata molto restia a parlare della sua relazione con Elvis. Per questo, nel web non si trova un’intervista in cui lei parli dettagliatamente di Elvis e del loro rapporto.
Va detto anche che, dopo la morte di Elvis,  Ann-Margret sì è tenuta in stretto contatto con Vernon Presley, regolarmente fino alla di lui morte.

dopo varie ricerche, ho trovato quello che segue.
La 1° parte è un concentrato di alcuni stralci in cui parla di Elvis, tratto da un’intervista del 3 febbraio 1994, che Ann-Margret diede in occasione dell’uscita del suo libro “Ann-Margret - My Story.”
La  2° parte consiste di alcuni passaggi del suo stesso libro, in cui lei descrive l’Elvis uomo, collega e per sempre amico, fino all’agosto 1977, riportato da una fan, che ha acquistato il libro, sul sito http://elvislightedcan.free-forums.org

1° parte – L’ Intervista
Ann-Margret; La donna in rosa ricorda Elvis di JOY HOROWITZ
Pubblicato il 3 Febbraio 1994
BEVERLY HILLS, Calif.— Di persona, non la si chiama Signora Margret o Ann, ma con il nome che le ha dato sua madre: Ann Margret. E anche ora, a 52 anni, vuole essere una brava ragazza.
 “Non credi sia interessante come noi definiamo degli standards impossibili per noi stessi?” chiede davanti ad un te, nel suo soggiorno di Benedict Canyon, con la sua voce  sussurrante, come facesse le fusa. “ Ho sempre cercato di essere una ragazzina perfetta, cercando di avere sempre atteggiamenti perfetti, con l’intento di non dare dispiaceri ai miei genitori. E poi, invece,  ti metti sempre nei guai” Ride, facendo sorridere tutto il corpo con la  sua varietà di heh-heh-heg.
Ann Margret ha avuto la sua serie di lividi, nel 1961 con il debutto “Pocketful of Miracles”, in cui sopravvisse  recitando con la pretenziosa Bette Davis. In quel periodo,  nel 1971, incontrò un successo  in “Carnal Knowlede” che si rivelò critico, da momento che si riforniva di pillole ed alcool, incapace di “separare la fantasia dalla realtà”, come lei stessa si definisce.
Nel 1972, a Lake Tahoe, Nevada,  cadde giù dal palco , con un salto di 22 piedi (quasi 7 metri), fratturandosi quasi tutte le ossa del viso.
Ora, con la pubblicazione di "Ann-Margret: My Story", scritto con Todd Gold, informa che soffrì molto di lividi romantici per il suo rapporto, durato 14 anni, con Elvis Presley, rapporto che finì con la sua morte nel 1977.
Ma che tipo di livido fu quello? Elvis (o EP come lo chiama lei) la corteggiava con composizioni floreali a forma di chitarra, in occasione di tutte le sue serate di apertura a Las Vegas, persino dopo il suo matrimonio con Roger Smith. Prima di Roger, il re del rock ‘n roll, le comprò un letto rosa tondo, per il suo appartamento a Beverly Hills. Ed insieme, solo per divertire l’entourage di Elvis, ballavano gattonando sul pavimento, dove da una parte Elvis ringhiava “You've got me running” e dall’altra, anche Ann Margret ringhiava “You've got me hiding”
La verità, come dice Ann-Margret, si è trattato di un infuso dalla dualità leggermente folle. Lei è dotata di una parte educata e dolce ed una parte buia e selvaggia che  l’ hanno  portata a girare Los Angeles, nella sua Cadillac rosa oppure sulla sua Harley, ubriaca. Il libro è una cronaca di alcune parti della sua vita falsamente modesta, se non anche esagerata,  parte di  "Valley of the Dolls," parte di "Romeo and Juliet," inserendo tra le righe, alcuni dei preferiti Ann-Magretismi, quali “i diamanti sono migliori del Darvon”.
E poi c’è Elvis, l’uomo in cui lei vide la sua immagine allo specchio. “Entrambi sentivamo una corrente, un’elettricità che ci attraversava, dritta“  lei scrive del suo co-protagonista in  "Viva Las Vegas." “Sarebbe diventata una forza che non avremmo potuto controllare!” Però, nemmeno una volta nomina Priscilla (la fidanzata di Elvis in quel momento),.
Perché no? “Lei non era lì” replica, riferendosi a Los Angeles e poi spara uno sguardo pungente. Apparentemente, la gelosia era reciproca. In "Elvis and Me" (G. P. Putnam's Sons, 1985) Priscilla Beaulieu Presley scriveva che quando apprese della serietà del legame tra Elvis e Ann-Margret, “prese un vaso di fiori e lo lanciò attraverso la stanza, mandadolo in pezzi contro la parete”
Quando le domande cadono su Elvis, suo marito rientra nella stanza, rimanendo a distanza dalla porta del patio, dando la schiena. E’ come nella descrizione che lei stessa dà  di lui nel libro, quando racconta che, ad una festa, Roger armeggiava con un termostato, mentre il suo sguardo e quello di Elvis si incrociavano ….pur se fosse già sposata con Roger.
Alla domanda sul perché ha deciso di raccontare ora la storia tra lei ed Elvis, lei dice: “Per qualche ragione, ci sono state tante situazioni e storie negative che hanno  circondato il suo nome che ho voluto dimostrare come fosse veramente l’uomo che io conoscevo….generoso, amorevole, divertente, talentuoso, dotato….. a cui si doveva  completo rispetto.”
Ann-Margret scrive che la sua storia con Elvis era condannata dall’inizio, a causa  degli  “impegni”, di lui, intendendo, presumibilmente, il suo fidanzamento con Priscilla.
Comunque, lei scrive che discussero di matrimonio, che “il suo desiderio era che noi potessimo stare insieme”. Descrive come parlassero tutta la notte, sfrecciassero per la città su una moto che scaricava gas, come piansero insieme la morte di John F. Kennedy. Ma non c’è menzione se o quando consumarono la loro relazione.  Non nomina mai nemmeno un bacio.
Tutto questo terminò nel 1964. Lei nega di aver mai detto niente alla stampa, sul fatto che lei ed Elvis si vedessero. Ma, a quanto pare, quando i tabloids inglesi riportarono che stavano pianificando di sposarsi,  Elvis immaginò che lei avesse parlato, e così la chiamò per lasciarla.
Persino ora, lei si rifiuta di parlare della fine della loro storia. “Per me è stato tremendamente difficile scrivere” dice “e mi è ancor più difficile parlarne. Ho voluto farlo in segno di rispetto alla sua vita.”
“So che finalmente è in pace”, aggiunge
Alla domanda su come fa a saperlo, lei risponde “Non voglio dirlo.”
Fu Elvis l’uomo della sua vita? Risponde, fermandosi a metà “Non voglio ferire…. L’uomo che ho sposato è l’uomo che, già al terzo appuntamento, sapevo che avrei sposato. Siamo insieme da 30 anni”. E come fosse un segnale, suo marito silenziosamente si allontana dalla stanza.

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2° parte - Dal libro: "Ann-Margret: My Story"

Incontrando  Elvis

mercoledì 6 luglio 2016

CHARLIE HODGE – dal libro Me ‘N Elvis - 1988

CHARLIE HODGE – dal libro Me ‘N Elvis - 1988



Premessa di Loretta Fornezza

Ho appena finito di leggere il libro di Charlie Hodge.
Il libro è imperniato su racconti di episodi e aneddoti che riguardano il rapporto personale tra Charlie ed Elvis,
Secondo quanto dichiara Charlie, quando lo scrisse nel 1988, desiderava che, , il suo fosse un libro che potesse essere apprezzato da Lisa Marie, in modo particolare, dopo l’emissione sul tanta spazzatura sul mercato (parole sue)
Credo sia per questo motivo che, nel libro, Charlie non fa mai il minimo accenno all’uso dei farmaci e/o a comportamenti sconnessi e/o sconcertanti da parte di Elvis.

Come sapete io non sono capace di fare recensioni.
Tuttavia ho ritenuto non fosse giusto tenere solo per me un certo tipo di informazioni e non condividerle con questo forum, in modo tale che chiunque legga questo documento, possa sentirli libero di farsi un’idea di cosa pensava e di come si sentiva Elvis, negli ultimi mesi della sua vita.

Pertanto mi limito a riportare pari, pari alcune rivelazioni che Charlie Hodge fa, verso la fine del libro.

Dal momento che non riporta date di riferimento (io associo tutto al 1976) e i capitoli non hanno una sequenza cronologica, ho pensato di mettere il titolo del capitolo (perché ha un significato intrinseco) unitamente allo stralcio che ritengo sia un filo conduttore che porta quel tragico 16 agosto 1977.


LA RISATA Ė CAMBIATA

Un giorno era successo qualcosa alla sua risata. Sentivo che era cambiata. C’era una nuova tonalità, forse un po’ triste.
C’erano talmente tante cose nella sua vita che lui stesso non riusciva a capire.
Alle volte era talmente scoraggiato che persino tremava dalla rabbia.
Ma non ha mai ferito nessuno. Elvis non ne sarebbe stato capace.
C’erano delle lunghe notti in cui urlava al telefono, ma non ha mai toccato anima viva.
Faceva minacce che facevano male e poi finiva che si inventava di tutto, pur di poter aiutare la persona che lui stesso aveva ferito. Questo era Elvis.

Una sera, dopo che uno di questi uragani emotivi era ormai passato mi disse: “Charlie, non è mia intenzione ferire nessuno. E’ che in qualche modo devo far uscire questa cosa dal mio corpo, altrimenti divento pazzo”.
C’erano tante notti di solitudine, come questa.
L’unica cosa che potevi fare per lui era sederti vicino a lui ed ascoltarlo. C’erano molti amici che lo circondavano. Gli davamo tutto quello di cui aveva bisogno, ma la cosa più importante e sopra ogni altra cosa, era la necessità che aveva di quel tipo di amore che può arrivare solo da una donna.
Altri amano raccontare cose diverse, ma il vero problema era questo.

Non passò molto tempo che, a Las Vegas, Elvis ricevette una telefonata.
Era qualcuno della sua famiglia che lo chiamava per dirgli che era appena morto suo cugino.
Elvis riagganciò la cornetta e rimase immobile qualche minuto, guardando fuori dalla finestra. Poi mi disse “Charlie, non credo di poter resistere a veder morire un altro membro della mia famiglia. Credo sia meglio che me ne vada prima io“


SONO PIUTTOSTO SFINITO


Gli Stamps Quartet stavano cantando uno di quegli splendidi brani gospel.
Elvis aspettava, senza sorseggiare la sua acqua minerale come faceva di solito.
Si appoggiò al pianoforte di Glenn.
I suoi occhi sembravano privi di forza.
Eravamo a metà della performance di quella sera.
“Charlie” mi disse “Sono piuttosto sfinito”.
Era stanco. Tutto qui!
E questo era quello che pensavamo tutti. Ma aleggiava una sensazione di disagio. Era impossibile immaginare che Elvis morisse.

Dopo la sua morte hanno trovato che aveva già sofferto di tre attacchi cardiaci. Il suo cuore era seriamente danneggiato. Una parte del cuore era persino grande il doppio di quello che avrebbe dovuto essere.
Il suo problema al fegato era grave e deteriorante, lo stesso che, per lungo tempo, aveva avuto sua madre prima di morire.
Elvis prendeva farmaci per un glaucoma.
Tutti sapevamo quanto fosse difficile per il Dr. Nichopoulos contrastare i suoi problemi di pressione sanguigna………….


Riassumo: Qualcuno suggerì ad Elvis di cambiare la scaletta, perché la gente era stanca di sentire sempre le stesse vecchie canzoni, altri dicevano che non si cambia una scaletta che funziona. Così Elvis propose al Colonnello di far preparare al botteghino una scatola, dove il pubblico avrebbe messo un foglietto, su cui avrebbero indicato quale canzone volevano ascoltare.

"Ogni suggerimento indicato in quei foglietti, riportava le normali canzoni che Elvis già faceva nei suoi shows.
Elvis si trovò in difficoltà solo con 2 delle centinaia che avevamo arrangiato e inserito nel nostro book. Di tutte le altre, si ricordava perfettamente le parole. Le due che lo misero in difficoltà erano “Just Can’t Help Believing” e il primo verso di “My Way” .
I fans si divertirono molto a vederlo mentre le cantava, ma alcune persone hanno voluto raccontare che questo dimostrava che Elvis non si ricordava più le parole di tutte le canzoni del suo repertorio.
Ci sono alcune persone che vedono sbagliata ogni cosa e ogni cosa distorta. Sembra che abbiano sempre pronta un’ascia da lanciare.


LA SOLITUDINE AVANZA

Una sera stavamo registrando un nuovo album a Graceland. Felton Jarvis era arrivato da Nashville. Eravamo seduti io e lui sugli scalini e ascoltavamo una canzone che Elvis aveva registrato.
Gli altri ragazzi erano nel soggiorno e giocavano a carte.
“Sai Felton” dissi “ricordo i tempi in cui ognuno di loro stava qui, per incoraggiare Elvis e sostenerlo e gioiva di ogni cosa che faceva. Ora qui c’è solo Elvis che lavora con le voci, con me e con te seduti qui, da qualche parte”.
Felton si guardò intorno “Non è più com’era una volta”
Elvis arrivò stanco. “Ci sentiamo dopo, ragazzi” disse, tornano al piano di sopra.

Poco dopo, entrai nella sua camera per dargli la buonanotte. Sembrava giù.
“E’ tutto ok, Elvis?” dissi
Fece roteare il bicchiere d’acqua che aveva sul comodino e disse “Hanno iniziato a trattarmi come un grosso pezzo di carne. Cercano di tenermi calmo. Quando è il momento di andare on the road, allora arrivano tutti da Nashville, da qui e da là, mi prendono e mi portano sul palco. Quando il tour è finito, mi riconsegnano a casa a Graceland e tornano di nuovo per i fatti loro. Fino alla prossima volta”
Mi sedetti sul bordo del letto. Elvis non guardava verso di me.
“Elvis, le cose andranno meglio” dissi “Ci sono delle fasi”
Rimase silenzioso a lungo, mentre io aspettavo. Poi iniziò a piegare le dita e strofinarle.
“Qualcosa non va?” dissi
Lui scosse le spalle e contrasse il viso “Non so. Sento il mio corpo che fa male dappertutto. Stasera, mi fa molto male sopra le spalle e le mani”
Negli ultimi mesi, Elvis aveva chiesto a molte persone di massaggiargli la schiena e le braccia, usando una lozione bianca che teneva nel suo bagno.
“Non so cosa sia” disse.

Un giorno, pochi mesi dopo la sua morte, mi divenne chiaro il mistero di quei dolori.
Vivevo ancora a Graceland e andai a trovare il padre di Elvis, Vernon, che si era ammalato.
Qualcuno bussò alla porta e quando aprii entrò il Dr. Nichopoulos.
Il Dr. Nick chiese a Vernon come stava e se poteva fare qualcosa per lui. Poi ci scioccò entrambi.
Ci disse che quello che era venuto a dirci, era strettamente confidenziale raccontò che, durante l’autopsia, avevano scoperto che Elvis aveva un cancro alle ossa che ormai si era diffuso su tutto il corpo!!






Traduzione di Loretta Fornezza

sabato 2 luglio 2016

When I'm Over You



When I'm Over You
Words & Music: Shirl Milete
Recorded: 1970/06/07, first released on “Love Letters from Elvis”