★★★ THIS IS ELVIS ★★★: maggio 2016

martedì 31 maggio 2016

Intervista con Sheila Ryan





Intervista con Sheila Ryan 15 Aprile 2006

Sheila Ryan è stata la compagna di Elvis dopo Linda Thompson. Sheila fu sulla copertina di Playboy di Ottobre 1973 e sposò James Caan nel 1976 (da cui divorziò nel 1977)

D. Quando è stata la prima volta che hai incontrato Elvis?
R. La prima volta fu a Las Vegas e Joe Esposito mi portò nel backstage e credo che fosse il secondo spettacolo di quella sera. Lui uscì dallo spogliatoio, fuori del quale c’era una sala d’attesa. Uscì e aveva questo asciugamano intorno al braccio e c’erano, non so, forse 30 persone nella stanza e uscendo la prima cosa che fece, cioè la prima cosa che successe fu che i nostri sguardi si incrociarono. E tutti lo notarono, soprattutto la ragazza che stava frequentando al tempo. Quello che intendo è che, in un attimo, fu qualcosa di magico. Lui stava semplicemente uscendo dalla stanza e boom, sai com’è. Magia! E in quel momento ho capito quello che la maggior parte delle donne provavano, ma risono resa conto che avrei passato tanto tempo con lui.

D. Cosi ti sei sentita immediatamente coinvolta?
R. Immediatamente. Non ci sono stati altri momenti simili. Era destino.

D. E’ vero che ti ha lanciato un chicco?
A. Sì è vero, e non sono ancora sicura del perché l’abbia fatto. Joe Esposito disse che l’ha fatto con lo scopo preciso di avvicinarmi e parlare con me. Io pensai che l’avesse lanciato a Joe perché stava con una donna attraente e fosse un’espressione di gelosia. L’ho pensato ma non ne sono ancora sicura.

D. Quali sono state le prime parole che ti ha detto Elvis?
R. La prima parola di Elvis fu: “mi dispiace” è stata veramente una cosa stupenda. Lui si trovava a 15 piedi da me ed io avevo un atteggiamento d’ indifferenza, dopo quel primo sguardo, perché mi ero resa conto che non esisteva nient’ altro, quella sera. La sua ragazza era li con lui. Io non volevo dare spettacolo, ma nel momento stesso che lui ha lanciato il chicco e mi ha colpito dritto in mezzo agli occhi, è stato qualcosa di meraviglioso.

D. Probabilmente sei stata l’unica donna che si è trovata in quella situazione 
R. Di essere colpita da un chicco, sì

D. Quella notte hai iniziato a parlare con lui?
R. No, quella sera, non parlai con Elvis. E’ successo che si inginocchiò per chiedermi scusa e scusa e scusa. Io mi sentivo a disagio perché sapevo che la sua compagna stava guardando e non c’era ombra di dubbio di quello che stava succedendo tra me e lui. Era una di quelle cose particolari. Poi si alzò e siccome doveva andare, mi ritrovai nella stanza con il resto del gruppo, e prendendo l’occasione al volo, me ne andai. Praticamente subito. Chiesi a Joe Esposito di accompagnarmi e mi fu possibile evitare di parlare con lui quella era.

D. Quando hai rivisto Elvis?
R. Io stavo cambiando il mio appartamento e come già detto, in quel periodo, mi tenevano informata. Venivo aggiornata sulle cose. Perciò, il mio telefono era scollegato da due giorni perché mi stavo trasferendo e venni a sapere che Joe mi stava disperatamente cercando. Così quando l’ho saputo ed ebbi di nuovo il telefono, mentre l’operatore era lì per ripristinare i collegamenti, suonò il telefono. Era Joe. Sai com’è io dissi “ciao Joe” e lui “Dio mio come facevi a sapere che ero io? Dove diavolo eri?” non era arrabbiato ma dispiaciuto che per due giorni non mi aveva trovato e si mise a ridere. Disse “Tu piaci al mio capo e vuole vederti”

D. Per te è stato un bell’appuntamento quello con Elvis

venerdì 27 maggio 2016

Telefonata fra Red West e Elvis




Ancora una volta Loretta Fornezza ci regala una delle sue traduzioni. La telefonata intercorsa fra Red West e Elvis nell'ottobre del 1976 che lo stesso Red West registrò.


"Di seguito posto la traduzione premettendo che ho fatto una traduzione quasi letterale, per non alterare alcun significato o dare mie interpretazioni, che avrebbero potuto essere non corrette. Inoltre trattandosi di un dialogo “in diretta” e non di un racconto alle volte potrebbe apparire non scorrevole.” Spero di aver fatto a tutti una cosa gradita, come lo è stato per me. Loretta Fornezza"



” NELL'OTTOBRE 1976 RED WEST RICEVETTE UNA TELEFONATA DA ELVIS, ALL'EPOCA RED RISIEDEVA A LOS ANGELES ED ERA IL PERIODO IN CUI STAVA SCRIVENDO IL LIBRO "ELVIS WHAT HAPPENED?" CON LA COLLABORAZIONE DEL CUGINO SONNY WEST E DAVE HEBLER.  ELVIS ERA GIA' A CONOSCENZA DELLA PROSSIMA USCITA DI QUEL LIBRO...  ECCOVI LA STESURA DELL'INTERA TELEFONATA.


 Sono Red West. State per ascoltare una conversazione telefonica tra Elvis Presley e me, che è stata registrata nell’ottobre 1976, mentre a Los Angeles, scrivevo il libro Elvis-What Happened” insieme a mio cugino Sony West e Dave Hebler.
Non era un segreto che stessimo scrivendo il libro, e conoscendo Elvis come io lo conoscevo, sapevo che ci avrebbe cercato e contattato. Sapevo anche che, dai fans e da altre persone intorno a lui, saremmo stati definiti bugiardi, Giuda, traditori e con qualsiasi altro appellativo.  Sapevo anche che, durante la conversazione avrebbe rivelato sufficienti informazioni che avrebbero avvallato quello che dicevamo nel libro. E’ stato molto di più di quello che mi aspettavo. E molto di più di quello che avrei voluto sentire. Intendo dire, che ho ascoltato un uomo triste e solo, un uomo con il quale ero cresciuto e visto passare dalla vera povertà ad essere il più grande intrattenitore che io abbia visto a questo mondo. Un bambino nel corpo di un uomo che non era in grado di sostenere la celebrità che era diventato. Ho avuto il triste presentimento che non avrei più rivisto il mio migliore amico. E non lo sopportavo……….
ELVIS: Come va?
RED: Mi sono appena svegliato.
ELVIS: Stavo provando una di quelle canzoni frenetiche. Ho comprato due chitarre nuove e stavo cantando come un pazzo, guardando quella meraviglia dei bambini. Sono a casa da solo, Linda è a Los Angeles. Sta cambiando appartamento. Avevamo quell’appartamento, la gente ha capito che dietro c’ero io ed ha raddoppiato l’affitto. Ne ha trovato un altro subito in fondo alla strada. Charlie mi ha detto della conversazione che avete avuto, suppongo di dover dare qualche spiegazione.
RED: Speravo mi chiamassi e mi parlassi
ELVIS: Tu non hai fatto niente che provocasse la decisione di mio padre
RED: No.
ELVIS: Sono stato molto sotto pressione. Tu sai come vanno queste cose. Due cause per 1.300.000 dollari?. Pensavo che si volesse solo utilizzare il mio nome e basta e questo era il contratto che avevo firmato. L’ho fatto perché era una favore al Dr. Nick e Joe. Sto cercando di dire alcune delle cose che hanno portato a tutto questo. Mi sbagliavo sul conto di Hebler, brutta cosa da parte mia, lui era molto sottomesso e servile. Odiava tutti voi ragazzi e tutti gli altri e me n’ero accorto  Ne avevo il sentore e quei ********. cancellato – vedere le linee guida #2 - 2 processi in due anni. Non so se l’hai saputo, ma stavano cercando di farci passare per malati di mente. Sto parlando di alcune persone influenti che cercavano rapporti psichiatrici. Cercavano di dimostrare che eravamo pazzi. Tutto il gruppo.
RED: Non riuscivo a crederlo. Tu avevi lasciato la città. Tuo padre ci ha chiamato e ci ha spiegato la necessità di tagliare le spese e darci una settimana di stipendio. Ai facchini cinesi, ne danno due ELVIS: Non sapevo niente di tutto di tutto questo. Cosa di una settimana.
RED: La questione è superata. All’inizio mi sono sentito ferito.
Elvis: ****
Red: In ogni caso, dove eravamo……..
Elvis: Senti, la mia voce è così giù: ho la voce come J.D. Sumner, da tenore. Abbiamo cantato così tanto. Ho una nuova chitarra Martin, le mie dannate dita sono piene di vesciche.
Red: Yeah, avevo anch’io questo problema, quando mi sedevo e iniziavo a scrivere le canzoni, le prime 3 dita, diventavano cosi grosse, alla fine, avevo le vesciche sulla punta. Ma uh, oh m...a, spero di essermi tolto dall’impiccio, mi sono svegliato
Elvis: Io, io ah, sai, non sono io che non ci sto lavorando su, ma un ……
Red: Ma come ti ho detto, sto preparando uno show che sta venendo piuttosto bene, ho ottenuto una parte e partirà nelle prossime 3 o 4 settimane, e credo che potrà rilanciarmi.
Elvis: Sai com’è quella cosa che è successa, è stata la combinazione di un sacco di cose che si stavano montando. Non era necessariamente da intendere in senso personale, Sai è stato come una miccia che si è diffusa, proprio perché c’era un sacco di cose già ammucchiate e gravavano sulla mia persona. (Red: ah sì) e probabilmente io ho perso di vista un paio di cose. In modo particolare te, la tua famiglia ed ogni cosa.
Red: Già, è stata dura Elvis
Elvis: Io voglio bene a Pat (la moglie di Red) E….. hai una bella famiglia …
Red: Ho avuto a disposizione un sacco di tempo per pensarci. Intendo, posso sedermi qui e gli altri dicono “oh, i vecchi tempi”, e tutta quella m...a, ma, nella mia mente, ci ho messo una croce. E tutto quello che ho fatto è stato cercare di …. Può darsi, talvolta, anche iper proteggendo senz’altro, e questa è la sacrosanta verità.
Elvis: Si, lo so
Red. Ah sì, c’ero, io c’ero, e se come dici lo sai, sai che avevi problemi.
Elvis: sai cos’ c’è di giusto? E’ come quel vecchio uomo che dice “Calma Hand Luke” incapacità di comunicare.
Red: Sì, questa è la sacrosanta verità. Sicuramente nell’ultimo anno non abbiamo comunicato tra noi. Elvis: Come ti ho detto è stata una serie di cose…. Se potessi te le direi una per una, ti potrei spiegare le ragioni di queste divergenze …. Mancanza di comunicazione…. Mio padre era malato …. Quasi morto. La mia famiglia è sulla bocca di tutti, per tutta la superficie degli Stati Uniti. E sarebbe tutto da…cancellato – vedere linee guida #2 - Avvocati e cause legali.. di un pugno di terra ne hanno fatto una montagna.
Red: Si lo so, ci sono stati alcuni momenti duri, in questo senso, arrivava una causa legale e qualcun altro traeva spunto per aggrapparvisi, come funghi e poi, tutti, compreso suo cugino erano dietro il nostro sedere
Elvis: Già, è questo che intendo, sai, qualcuno se né andato con questa cosa, e pensa che loro faranno….. Quello che cercano di fare è definire un quadro di malattia mentale e violenza. Del tipo condannarmi per aver sparato ad una lampada.
Red: Che diavolo è questa cosa? 
Elvis: Quella storia dell’Hilton Hotel, con la pistola sui 22 bersagli.
Red: Ah sì…. Oh, si, eravamo conosciuti come il mucchio di selvaggi.
Elvis: questo è sicuro…. Ma i bei vecchi tempi , sono ancora una realtà.
Red. Si, sono un fatto definitivo, e lo saranno sempre. Ormai, quello che è fatto è fatto. Abbiamo avuto un sacco di bei giorni, per un periodo. Ma come hai detto,

domenica 22 maggio 2016

The Last Farewell

Fine XVIII Sec. – Guerra d’Indipendenza Americana. 
La flotta di Lord Nelson si trovava nei Carabi dove rimase
in manutenzione per parecchie settimane.
Questa è la storia di un membro dell’equipaggio che si innamorò di una ragazza del posto e a cui dedicò questa canzone prima di lasciare l’isola per tornare a combattere, certo che non avrebbe avuto nessuna possibilità di sopravvivere.
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The Last Farewell
Words & Music: Roger Whittaker/R.A. Webster
Recorded: 1976/02/02, first released on “From Elvis Presley Boulevard”
Traduzione di Vali/g52


sabato 21 maggio 2016

She Wears My Ring



She Wears My Ring
Words & Music: Boudleaux/Felice Bryant 
Recorded: 1973/12/16, first released on “Good Times”

lunedì 16 maggio 2016

INTERVISTA A RED WEST



INTERVISTA A RED WEST





La prima intervista a Red West da quando è uscito il controverso libro
“Elvis What Happened?”


L’incontro si è tenuto, presso la convention di un fan club Inglese, nel 3 Novembre 1999. La prima parte è una conversazione tra Todd e Red, la seconda parte consiste in una serie di domande a Red.


Uno dei più grandi desideri di Elvis era fare un tour Europeo e venire in Inghilterra. Principalmente quando eravamo in Germania, Bill Haley apparve in un auditorium a Francoforte e ci andammo anche noi, stando nel backstage. Bill Haley cantava Rock Around The Clock, Elvis comparì appena da dietro la tenda e tutto l’auditorium lasciò la sala e ci raggiunse dalla porta laterale. Quella fu l’unica volta che apparve in Europa, ma avrebbe sempre voluto farlo. Molti suoi fans inglesi vennero a Las Vegas. Lui avrebbe voluto parlare con loro e questa fu una delle cose che …… il più grande errore che lui abbia mai fatto, è stato non venire qui, in modo tale che voi poteste vederlo e lui avrebbe visto quanto voi l’amavate.


D. Abbiamo molte domande da fare a Red che gli faremo tra una pietanza e l’altra.

Ma andiamo indietro ai primi anni. Si dice che tu salvasti Elvis dall’essere picchiato alla Humes Highschool, quando un gruppo di ragazzi voleva tagliargli i capelli. E’ vera questa storia e se sì, com’è successo?


RW. E’ vera, anche se un po’ diversa. Elvis aveva un lungo ciuffo, basette lunghe e vestiva con abiti appariscenti e naturalmente era un target per tutti i bulli. Un giorno alcuni ragazzi alla Humes High School stavano per tagliargli i capelli, per farsi vedere grandi o sentirsi grandi. Fortunatamente entrai nel bagno e intervenni, fermandoli. Suppongo che la cosa lo abbia colpito, perché un paio d’ anni più tardi, dopo l’uscita del primo disco di Elvis, lui venne da me e mi chiese se mi sarebbe piaciuto andare con lui, credo fosse a Grenada, Mississippi. Io accettai e, da quella volta, rimasi con lui sempre, fatto salvo per due anni, quando entrai nei marines.

Io ed Elvis eravamo grandi amici. Poi successe qualcosa che…… Voglio parlare dei periodi felici e di questo nostro modo di stare insieme, perché questi superano i momenti brutti. Abbiamo vissuto bei momenti, momenti di grande divertimento e, secondo me, non ci sarà mai nessuno che potrà eguagliare Elvis. Lui è stato un mio buon amico e io lo ricorderò sempre così.


D. Deve essere difficile vivere all’ombra di qualcuno che è così amato, così adorato e venerato. C’è mai stato un momento in cui hai pensato “Vorrei essere io” oppure eri felice di stare all’ombra?


RW. Per niente al mondo avrei voluto essere al suo posto. Sono sciocchezze. Chiunque avrebbe voluto avere quello che lui aveva, l’adorazione e i soldi. Quello che intendo è che, nella vita, immagino tutti vorrebbero raggiungere un traguardo come questo, cioè avere quello che lui aveva e dire “No, non mi cambierei con lui” è una cosa difficile da capire. Lui aveva tutto questo, però non aveva la privacy che avrebbe dovuto avere, questa è la cosa più importante che è successa ad Elvis. Era prigioniero della sua carriera.


D. Essere come un prigioniero è una sorta contrapposizione a ciò che avrebbe fatto? Pensi che fosse troppo spaventato o fosse così radicato in lui, il fatto che doveva essere protetto e protettivo, da non potersi addentrare di più nella folla?


RW. No, cercò di farlo. Persino a Las Vegas, dove gente come Frank Sinatra, Sammy Davis, molti altri divi erano in grado di uscire e unirsi agli altri. Potevano scendere e se volevano anche giocare o fare altro. La gente non li assaliva granché. Ma quando Elvis cercò di farlo, una volta, tutto il casinò ….. tutti smisero di giocare e lo circondarono solo per guardarlo e vedere cosa stava facendo. Perciò Elvis non poteva uscire e fare quello che la maggior parte delle persone faceva e se doveva fare qualcosa, poteva avvenire solo di notte. Così affittava i cinema di notte, in quanto non avrebbe potuto andare al cinema in modo normale, perché ci sarebbero state folle di fans, che lo avrebbero seguito e sarebbero rimasti al cinema fino alla fine. Questa era una costante. Noi cercavamo sempre di trovare modi diversi per arrivare sul posto desiderato. Lui non voleva ferire i sentimenti di nessuno, l’unica cosa che desiderava era avere un po’ di più privacy.

D. Lavorando nell’ambiente, dove tu, ovviamente, eri ritenuto essere “il grande protettore”, tu, personalmente, ti sei mai trovato in situazioni in cui non avresti voluto esserci?

RW. Anche se voi non l’avete mai saputo, abbiamo sempre avuto i nostri problemi, anche nei primissimi anni. Poi le cose sono diventate un problema reale, perché l’affare ha preso dimensioni più grandi. Sai cosa è successo a John Lennon. Bene, questo avrebbe potuto succedere ad Elvis, molto prima. Infatti le minacce esistevano. Cercammo di tenerle segrete. Negli anni successivi, tutte le minacce che arrivavano, erano prese seriamente. Tutti eravamo con i nervi a fior di pelle. Infatti, una sera a Las Vegas, prima che Elvis salisse sul palco, ne ricevemmo una, e persino l’organizzazione gli disse di non esibirsi quella sera, perché sembrava fondata, ma lui rispose “Non intendo sospendere lo spettacolo, perché qualche tal dei tali mi ha fatto delle minacce”. Le luci sul palco erano ancora spente e il sipario ancora giù, mio cugino Sonny e io gli stavamo vicino e provai uno strano sentimento che non avevo mai provato, perché quando finì l’ultima canzone, si mise in una posizione di karate, abbassandosi moltissimo, in modo tale da diventare un bersaglio piccolissimo. Sonny ed io ci precipitammo fuori e ci mettemmo davanti a lui, aspettando che accadesse quello che sarebbe dovuto accadere. E’ un sentimento strano, ma questo è quello abbiamo fatto verso la fine. Sono successe un sacco di cose, che la gente non conosce.

D. Eravate spaventati? Ed Elvis?


RW. Sì, ma lui fece comunque il suo show. Disse: “Non intendo essere dominato da qualche idiota”, così noi guardavamo ogni movimento, ogni cosa che si muoveva tra il pubblico e alle volte, può essere, che abbiamo reagito in modo eccessivo, ma se l’ho fatto è stato quando non ho fatto in tempo ad essere presente sul posto.

D. Eri sempre su di giri? Eri sempre sul chi va là, aspettando il peggio?

RW. Sempre, sempre. Soprattutto dopo queste cose. Avevamo visto cos’era successo a coloro che non erano preparati, perché non pensavano che certe cose potevano succedere. Così noi eravamo sempre pronti ad ogni evenienza.

D. Torniamo ai primi anni. Quando è stata la prima volta che parlasti ad Elvis del suo contratto con il Colonnello Parker? Eri cosciente di quello che stava succedendo?

RW. Non proprio. Non avevo niente a che fare con queste cose. Io mi divertivo e vedevo che il Colonnello aveva molta più influenza ed esperienza nel campo, che tutti coloro che avevano seguito Elvis, in precedenza. Le cose iniziarono subito dopo essere andato con la RCA. Fece lo show di Jackie Gleason con Tommy e Jimmy Dorsey, rendendolo visibile al mondo e non solo nei dintorni. Mi resi conto che stava succedendo qualcosa di grande, ma non immaginavo quanto lo fosse, fino a che non lo divenne.

D. Nei primi anni, Elvis si integrava con le altre stars oppure tendeva a stare in disparte?

RW. Non quando faceva i tours con i Brown, Hank Snow e quando fece il Louisiana Hayride, Johnny Horton, George Jones …. Qui c’è una storia divertente, prima che mi dimentichi! Elvis aveva 3 dischi alla Hit. Era al Lousiana Hayride e George Jones uscì prima di lui. George Jones, che probabilmente era stato istigato da Johnny Horton e il resto dei veterani, fece tutte 3 le hits di Elvis. Noi, dal backstage, guardavamo tutto e George quando uscì disse: “Mi dispiace, da tanto tempo non ero nella hit” e se ne andò. Elvis uscì sul palco e cantò 3 canzoni gospel, tornò e disse “Andiamocene da questo maledetto posto” Fu divertente! Non in quel momento, ma più tardi ci ridevamo su.

D. Naturalmente, Elvis lavorava con queste persone, ma socializzava con loro?


RW. Certo. A casa avevamo una foto dei The Browns, che erano un gruppo country, fratelli e sorelle. Avevano una hit che si chiamava “Little Jimmy Brown” ed in casa, avevamo una foto ricordo del matrimonio dei loro genitori e al tavolo c’erano anche Hank Snow, Junior, Floyd Cramer, che formavano un altro gruppo musicale.

Più avanti fu diverso, ma quando era all’inizio amava appendere al muro foto di ragazzi come Jimmy Horton. Dopo lo show, uscivamo a cena, ma più avanti nel tempo, preferiva rimanere a casa sua.


D. C’è stato un momento, in cui ti sei reso conto che Elvis aveva preso coscienza che non avrebbe più potuto uscire, non avrebbe più potuto andare in un locale a mangiare un hamburger, o in un negozio, e fare qualsiasi cosa che è normale per ogni individuo? Questa presa di coscienza arrivò tutta in una volta oppure fu graduale, mano a mano che arrivavano le situazioni?


RW. Ritengo sia stato graduale. Divenne più evidente, quando iniziò a fare cinema, perché diventò ancora più visibile e le persone facevano di tutto per avvicinarlo. Davvero, cominciò che non poteva nemmeno uscire dalla sua area che subito doveva tornare indietro e saltare il recinto. Quando, dopo Love Me Tender, i film divennero tanti, gli diventò sempre più difficile fare vita pubblica.

D. Ritieni che saresti entrato nel mondo del cinema, se non fosse stato perché conoscevi Elvis Presley, e vicino ad Elvis, oppure era quella la strada che volevi prendere nella tua vita?

domenica 15 maggio 2016

He Knows Just What I Need



He Knows Just What I Need
Words & Music: Mosie Lister
Recorded: 1960/10/30, first released on “His Hand in Mine”

giovedì 12 maggio 2016

TCB OATH

Nessuno può dimenticare il giorno in cui Elvis ha consegnato ai suoi scagnozzi il codice etico del vivere. Ad ogni membro della " Memphis Mafia " è stato dato un braccialetto d'oro di 14k ed è stato richiesto di attenersi alle istruzioni ivi previste . Il logo TCB è basato sull'eroe dei fumetti Capitan Marvel Jr



TCB oath:

 " More selfrespect, 
more respect for fellow men, 
respect for fellow students + instructors. 
Respect for all styles and techniques. 
Body conditioning, 
mental conditioning, 
meditation for calming & stilling of the mind and the body.
Sharpen your skills, 
increasing mental awarness, 
for all those who might choose a new outlook and personal philosophy, 
freedom from constipation. 
TCB techinque - all techiques into one - applying all techiques into one. 

Elvis 8th". 


"Più rispetto per se stessi, 
più rispetto per gli altri, 
rispetto per i colleghi di disciplina e ai maestri. 
Rispetto per tutti gli stili e tecniche. 
Condizionamento del corpo, 
condizionamento mentale, 
meditazione per calmare corpo e anima. 
Migliorare la propria abilità, 
aumentare la coscienza mentale, 
cercare nuove frontiere, 
una filosofia personale e la liberazione dello spirito. 
Tecniche TCB - tutte le tecniche una - Applicazione di tutte le tecniche in una.
Elvis 8 (Riferito al suo numero personale)

https://wfmu.org/spazz/tcb.html


domenica 8 maggio 2016

mercoledì 4 maggio 2016

Intervista a Steve Binder




Steve Binder Racconta Il Comeback ‘68

D. Raccontaci come mai sei stato contattato per fare lo special del ’68 con Elvis

SB. Credo di essere stato interpellato io, perché nel ’68 ero molto genuino e avevo una grande passione ed entusiasmo per la televisione e tutto ciò che era spettacolo. A New York, avevo diretto uno spettacolo che si chiamava “Hullabaloo” e da quel momento ho deciso che avrei fatto parte dello show business. 
Per fare “Hullabaloo” mi sono ritrovato a formare un grande squadra e creare uno special per Lesile Uggams. Poi ne ho fatto uno per Petula Clark con Harry Belafonte e questo ha fatto scalpore nel mondo, perché era la prima volta che per una prima serata in televisione venivamo materialmente messi insieme un nero e una bianca. La cosa aveva creato la furia delle persone bigotte e dei promotori pubblicitari della Chrysler Motors, che volevano fossero tolti dallo showm Inoltre anche sui giornali era un argomento molto discusso e controverso. 
Poi mi capitò di ricevere una telefonata da un signore, che credo fosse Bob Finkel. Di lui avevo solo sentito parlare per tutti gli show che aveva prodotto e diretto.
Praticamente lui mi chiamò e disse “Ascolta, abbiamo ottenuto questo affare con Elvis Presley per la NBC”, ma il significato era “Abbiamo ottenuto questa cosa, ma non sappiamo come portare avanti lo spettacolo. Pensiamo che, data la tua giovane età, forse tu sarai in grado di relazionarti con Elvis. Se la cosa ti interessa, vorremmo fissare un incontro e vedere se lo spettacolo si può fare”. Dopo lo spettacolo di Petula Clark con Harry Belafonte avevo pensato che non avrei più lavorato in questa città. Almeno 100 persone mi avevano detto che avevo superato il limite e sapevo che quando capita, non c’è più un posto nel settore. Invece poi è arrivata la cosa più fortunata della mia vita.



D. Raccontaci del tuo primo incontro con Elvis

SB: A dire la verità, io non ero un fan della musica di Elvis Presley. Lui mi divertiva, ma io ero più appassionato dei Beach Boys e soprattutto di Jimmy Webb e del suo McArthur Park e così via. Il mio collega era molto prolifico e un affermato produttore di dischi e così abbiamo unito le nostre forze per lo spettacolo di Petula Clark. 
Bones Howe operava autonomamente e aveva seguito la 5th Dimensions, gli Associations, Laura Nyro, ecc. Poi insieme siamo diventati una società. Quando Bones venne a sapere della chiamata disse “Devi incontrarlo, perché insieme sarete grandi! Ho diretto Elvis e sono sicuro che vi piacerete” Così accettai un incontro nel nostro ufficio al Sunset Boulevard vicino alla Tower Records, riproponendomi che avremmo solo chiacchierato. Elvis arrivò all’appuntamento con tutta la gang, occupando il garage con tutte le loro Lincoln Continental. A quel tempo nell’edificio, eravamo gli unici ad avere un ufficio e così nessuno poteva venire a sapere che Elvis sarebbe venuto.
Salì al piano di sopra con il Colonnello Parker, Joe Esposito e qualcuno del suo entourage. Entrammo in ufficio, lasciando tutti fuori. 
La sceneggiatura dello special era stata scritta da me, il Colonello, Bones, Allen Blye e Chris Beard. 
Quando Elvis arrivò mi disse “Ciao Steve” ed io “Ciao Elvis”.
Pensa che Bob Finkel mi ha detto che non aveva mai chiamato Elvis per nome. 
Abbiamo parlato della vita e altre cose, ma non molto dello special. Mi raccontò che si stava prendendo una vacanza di una settimana alle Hawaii e così via . 
Mi ricordo di avergli chiesto “Se ti dessi il “Mc Arthur Park” da incidere, lo faresti?” 
E lui “Assolutamente sì”. 
Da lì capii che Elvis non era un ragazzo che viveva sul passato, ma si era evoluto e voleva inserirsi nel reale mondo contemporaneo. Io preferisco essere schietto e ricordo di avergli detto che, a mio avviso, erano anni non aveva un successo. Gli dissi anche che non era merito dei film se lui era una grande star, ma solo del Colonnello Parker e della sua macchina pubblicitaria. 
La televisione, invece, era una strada dove già il giorno dopo, uno diventa la più grande star del mondo, ma anche il contrario e cioè che si può fare uno show televisivo e immediatamente ritrovarsi con il sedere per terra, vedere la fine della propria carriera e poi vivere di ricordi. Credo abbia apprezzato la mia onestà e così abbiamo continuato.
Poi Elvis disse che era in partenza per le Hawaii e io risposi che noi intanto avremmo iniziato a lavorare sullo spettacolo e quando sarebbe tornato avremmo potuto parlare insieme. Lui è partito, noi abbiamo messo insieme lo show e quando è tornato, Elvis ha ascoltato quello che avevamo da dirgli 



D. Hai nominato “MacArthur Park”. Mi sembra che Elvis abbia cantato uno o due righe di questa canzone?

SB: Sì. Credo che sia stato un fatto inconscio. Penso che, mentre facevamo lo show, nei momenti in cui era particolarmente era nervoso, gli tornassero alla mente quelle conversazioni preliminari che avevamo fatto e che da subito gli erano rimaste impresse. Credo abbia cantato “MacArthur Park” durante la parte improvvisata.

D. E’ vero che il Colonnello aveva sempre voluto fare lo spettacolo in un modo ben diverso?