lunedì 5 dicembre 2016

I Don't Care if the Sun Don't Shine




I Don't Care if the Sun Don't Shine
Words & Music: Mack David
Recorded: 1954/09/10, first released on single

martedì 29 novembre 2016

Intervista a Joe Esposito


29/08/2007 
Intervista telefonica di John Mackie, Vancouver Sun, del 29 Agosto 2007, con il braccio destro di Elvis Presley e capo della Memphis Mafia, Joe Esposito.

D. Allora che tipo di persona era il re? 
JE. Era il ragazzo più gentile del mondo. Veramente! Un uomo veramente buono, molto educato. Trattava tutti allo stesso modo, non importa che fosse un milionario o uno della strada, non gli interessava, quello che a lui interessava era la persona. Sua madre l’aveva educato così: trattare tutti allo stesso modo. Ho imparato molto da lui e anche agli altri dico “tratta le persone, come vorresti essere trattato tu. Se vuoi essere trattato come un idiota, allora fai l’idiota” E’ molto importante trattare le persone in modo gentile, prima o poi ti gratifica.

D. Sembra che Elvis sia stato uno di quelli che ha regalato tutto. Ad esempio, ha regalato un’infinità di macchine, vero?
JE. Oh sì, era molto, molto generoso


D. Raccontami una storia che riguardi una macchina
JE: Una volta, eravamo dal concessionario di Memphis per acquistare alcune Cadillacs. Stavamo lì in piedi, quando Elvis, guardando fuori, vide una donna di colore e anziana, che guardava una due porte Coupé de Ville gialla, in vetrina. Elvis la vede ed esce. Le si avvicina e inizia a parlare con lei. 
Dice “Ti piace, vero?
“Oh certo, è una gran bella macchina” 
Ed Elvis “Vorresti avere una di queste?” 
“Non potrei mai permettermi una macchina come questa” 
E lui “Aspetta un attimo”.
Elvis rientra nel negozio, va dal venditore e gli dice “Dammi le chiavi di quella macchina” Il tipo gli dà le chiavi e lui esce e dice
“Ma’am, questa macchina è tua”. 
La donna non riusciva a credere che Elvis le avesse regalato quella macchina. Era quasi spaventata. Non riusciva a crederci. Ed Elvis 
“E’ tua, goditela”
Questo è quello che era Elvis. Amava regalare alle persone quelle cose che sapeva non avrebbero mai potuto permettersi di acquistare.

D. Questo perchè era nato povero e non se l’è mai dimenticato.
JE: No, non se l’è mai dimenticato

D. Hai incontrato Elvis quand’eri nell’esercito vero?
JE: Sì eravamo entrambi soldati. Non so come sia successo, ma le nostre personalità si sono incrociate subito. Io amo la gente, mi piace divertirmi, essere sempre allegro. Suppongo che, quando eravamo assieme, ci sentissimo in sintonia e così siamo diventati amici. Prima di finire il servizio militare mi ha chiesto di lavorare per lui.

D. Cosa significava lavorare per una persona così, lavorare per un amico?
JE. E’ sempre bello lavorare per un amico e lui era una gran persona. Lavorare per Elvis non era un’occupazione dalle 9 alle 17, era sette giorni su 7, per 24 ore al giorno, perché lui chiedeva cose anche nel bel mezzo della notte. Non avevamo un numero di ore limitato, ma ci facevamo il c***o. Però era bello, perché facevamo tutto assieme. Qui sta la differenza.Quando ero con Elvis, stavamo tutti assieme, eravamo una famiglia, una grande famiglia. Facevamo le vacanze assieme, sua figlia è cresciuta con mia figlia. Era come essere una grande famiglia felice. 

D. Ma non era come vivere in una bolla? Visto che Elvis era così famoso, sicuramente non poteva avere una vita normale.
JE. Assolutamente vero. Nessuna superstar riesce a vivere una vita normale, mai. Ma il fatto è che lui amava stare con coloro che conosceva, con le persone di cui aveva fiducia e per questo voleva averci con lui.Va anche ricordato, che Elvis era originario delle zone più povere del Mississippi e poi, quando, si è trasferito a Memphis, comunque si è sempre estraniato dal gruppo. Non indossava jeans con la maglietta arrotolata, o teneva i capelli a spazzola, cose così, lui portava sempre i capelli lunghi, vestiti un po’ strani. Perciò, quand’era ragazzo, non aveva tanti amici. Quando è cresciuto ed è diventato una celebrità, ha raccolto intorno a sé i suoi amici, quelli che conosceva dai tempi della scuola. Queste erano le persone che adorava avere intorno a sé.

D. Quando eri con lui, non stava facendo concerti live, ma films, giusto?
JE: Sì. Quando finì il militare, aveva in corso grossi contratti che prevedevano 3 film all’anno, per case cinematografiche diverse. Le uniche performance live, prima di riprendere nel ’69, furono fatte per beneficenza. Ne fece uno anche a Memphis. Poi nel ’69, tutto è ricominciato e è stato quando il Colonnello ha concluso la trattativa con l’International Hotel. Questa era la cosa che Elvis amava fare di più, esibirsi su un palco, di fronte ad un pubblico. 

D. E’ vero che era frustrato a fare film per così tanto tempo, senza avere la possibilità di fare concerti?
JE. Abbastanza. Inoltre era stufo di fare sempre gli stessi film, sempre più con svariate ambientazioni, con ragazze diverse e vari tipi di cani e animali. Voleva uscire da questa specie di documentari.

D. Com’era Elvis durante i concerti live? 
JE: Nei 17 anni che sono rimasto con lui, non sono mai mancato ad un solo concerto, non me ne sono perso uno. Ero sempre con lui. Era una cosa spettacolare, incredibile. Anche perché non era mai lo stesso concerto, faceva sempre piccole cose divertenti, in modo tale da essere lui il primo a divertirsi. Capitava che facesse delle variazioni nel bel mezzo del concerto, aggiungendo canzoni diverse. Ogni concerto era un concerto diverso. 

D. Come è entrato nel vestito Elvis, com’è nato tutto? I mantelli e tutto il resto.
JE. Elvis diceva: “Sono nello show business e sono qui per fare l’intrattenitore. Se quello che indosso attira la gente, allora per me va bene” Ecco come ragionava! Non come i ragazzi di oggi, che camminano sul palco con un T-shirt e jeans strappati. Questo non è intrattenere. Lui sentiva che tutto faceva parte dello show business e il motivo per cui indossava i jumpsuits era perché quando portava pantaloni o un vestito, facendo le mosse di karate, tipo quella specie di lunghi calci, gli si strappavano i calzoni. Tutte le volte. Molte volte si è trovato a dover uscire dal palco dicendo “Scusate, si sono strappati i calzoni” Un giorno l’addetto al guardaroba disse: “L’unico modo per risolvere il problema è indossare una tuta, così non si strappa dove è stata cucita. Così è arrivato il jumpsuit.

D. Vi divertivate quando gli si strappavano i pantaloni? E lui lo trovava divertente o si arrabbiava?
JE. E’ successo un paio di volte e ormai si era abituato, così diceva “Scusate. Fatemi fare una breve pausa. Salgo e mi cambio i pantaloni” E la gente moriva dal ridere. La band continuava a suonare e lui usciva per cambiarsi. E mentre si cambiava continuava a cantare.

D. Si dice che non aveva molta simpatia per Robert Goulet e, ogni volta che lui era in TV sparava al televisore. E’ vero?
JE. E’ successo una volta, ma non per Robert Goulet, no, no. L’ha fatto per fare scena. Amava sconvolgere le persone. Tutto qui.

D. C’eri quando l’ha fatto?
JE. Certo

D. E ti ha sconvolto?
JE. Sicuro. Una sparo di pistola in casa? Non eravamo in tanti, solo alcuni. “Beh, cosa c’è?” disse Elvis “Volevo solo che tutti vi svegliaste”

D. Chi c’era in TV?
JE. Robert Goulet. Ecco perchè è nata la storia: “Siccome odiava Robert Goulet, ha sparato alla TV”. Ma non aveva niente a che fare con lui, poteva esserci chiunque altro.

D. Gli piaceva giocare con le pistole?
JE. Oh sì, adorava le pistole. Adorava le forze dell’ordine, ne era molto coinvolto. Avevamo i distintivi onorari e il porto d’armi rilasciato dallo stato del Tennesse. Facevamo pratica con il tiro al bersaglio e cose simili.

D. C’eri anche tu quando ha incontrato Nixon? 
JE. No, io non c’ero, perché mi trovavo a Los Angeles

D. E’ stata una cosa piuttosto strana, non credi?
JE. Sì. È andato per ottenere un distintivo. Questo è l’unico motivo per cui è andato là. Qualcuno gli aveva detto che non sarebbe mai riuscito a farlo e questa è una cosa che non si doveva dire ad Elvis, cioè che non sarebbe riuscito a fare qualcosa. E’ andato e l’ha avuto.Tutti gli avevano detto “Non riuscirai mai ad averlo. Il Presidente Nixon non lo farà” e lui rispose “Bene, fammi parlare con lui” E quando partì da Washington, aveva il distintivo con sé. 

D. Ha incontrato qualche altro presidente o solo Nixon?
JE. Solo Nixon. Penso abbia incontrato…….. no, non ha mai incontrato LBJ (Lyndon Johnson). Il Colonnello era un suo grande amico, ma probabilmente Nixon è l’unico presidente che ha incontrato. Vero che ha incontrato anche il Presidente Carter, ma prima che diventasse Presidente. Al tempo era solo Governatore.

D. Quando sono andato a Graceland, mi sono stupito nel vedere quanto è piccola. Perché pensi sia rimasto lì, invece si trasferirsi a Los Angeles?
JE. Perché gli piaceva Memphis. Là aveva tutti i suoi amici e preferiva stare lontano da Hollywood. Elvis non si sentiva parte né di Hollywood, né di quel mondo. Lui aveva i suoi amici e amava stare con loro. Poteva fare quello che voleva, senza problemi, come ad esempio andare al cinema. Qualsiasi cosa volesse, in quella città poteva averla ed è per questo che gli piaceva stare a Memphis. 

D. Siete mai andati a vedere degli spettacoli?
JE. Certo, soprattutto a Las Vegas. Prima che riprendesse ad esibirsi, sul palco, andavamo un paio di volte all’anno e rimanevamo per 3 o 4 settimane per poter vedere tutte le star: Sinatra, Dean Martin, Tony Bennett, Sammy Davis, Andy Williams, tutti i tipi di star, Fats Domino, chiunque fosse a Las Vegas. 

D. Molti artisti sono venuti a vedere Elvis, come i Beatles, Led Zeppelin Tom Jones?
JE. Assolutamente. I Beatles sono arrivati per primi. Durante un’intervista dissero: “Cosa vi emoziona per il fatto che siete in America?” “Vogliamo incontrare Elvis Presley”. Questa è stata la prima cosa che hanno detto e l’hanno incontrato nel 1965, quando sono venuti per la seconda volta 

D. Cosa pensava Elvis dei Beatles?
JE. Gli piaceva la loro musica. Ha inciso 3 delle loro canzoni. Pensava che fossero grandi autori di canzoni

D. Com’era Elvis durante le sessions? Qualcuno mi ha dato un bootleg che è incredibile. Si tratta della session originale di Memphis, senza sovraincisioni. Ci sono tutte queste versioni diverse per ogni canzone e ognuna di loro è diversa e grande.
JE. Lo so. Gli piaceva divertirsi. Le session di registrazione di Elvis non erano come quelle di oggi. Nelle session di oggi, ogni musicista è registrato singolarmente e poi il tutto viene sovraimpresso. Tutte quelle che facevamo con Elvis era come un concerto; tutti erano nella stessa stanza, le voci, la band, tutti e tutti registravano insieme. Per questo ci si divertiva molto. A Elvis piaceva prenderci in giro, faceva divertenti commenti e passavamo dei bei momenti, divertendoci. Ecco perché le sue canzoni sono così grandi e si può dire che tutti si divertivano. Amava cantare e registrare.

D. La Memphis Session è stata veramente un momento chiave della carriera di Elvis. Ha registrato canzoni che erano più impegnative di quelle incise nel periodo hollywoodiano, vero?
JE. Sì. Sì

D. E’ stata una decisione ponderata? Cercava canzoni come Suspicious Minds e In The Ghetto?
JE. Gli piacevano quelle canzoni che avevano un significato per lui. Amava testi buoni, grandi orchestrazioni, grandi arrangiamenti. E lui ne ha fatta qualcuna veramente grande: If I Can Dream, In The Ghetto, Don’t Cry Daddy e tante altre. Gli piaceva cantare quelle.
D. Non fu la stessa cosa con quelle dei film vero?
JE. Veramente no. Riascoltandole oggi, ti accorgi che, nei films, ci sono state anche delle belle canzoni, ma ce n’è di orribili, tipo quando canta ad una mucca o cose simili (ride). Quelle sicuramente non lo entusiasmavano molto, ma faceva parte di una scena del film e lui era molto professionale. Elvis diceva “Hey, questo è quello che devo fare!”

D. Sembra che le donne fossero particolarmente attratte da Elvis 
JE. Oh, lo adoravano e lui amava loro, amava le donne. Vicino a lui doveva esserci sempre una donna. 

D. Ho letto un’intervista che hai fatto con Larry King, nella quale dici che Elvis non è mai stato monogamo
JE. No, assolutamente

D. Mai?
JE. Mai successo. E’ triste, una triste situazione. Ecco perché il suo matrimonio non è durato. Tutti sapevano che non era una persona che poteva avere una donna sola.

D. Tu cosa pensavi in quel periodo?
JE. Lui era così e così eravamo anche noi. Ecco perchè dopo 10 anni di matrimonio ho divorziato. La mia affermazione è: “Le nostre mogli erano sposate e noi eravamo singles” E’ terribile, ma era così.


D. Dopo Priscilla, chi è stata la donna a cui Elvis ha tenuto di più?
JE. Teneva molto a Linda Thompson, l’ultima donna che è stata tanto, tanto tempo con lui, praticamente 5 anni. Ha avuto una grande storia con Ann Margret, sono stati molto, molto intimi e hanno continuato ad esserlo fino alla sua morte. Naturalmente Priscilla, Sheila Caan Ryan, Barbara Leigh. E’ stato molto, molto intimo con un sacco di donne e nessuna di loro lo ha odiato veramente per quello che faceva, cioè il fatto che desse appuntamenti e uscisse con altre. Queste donne lo amano ancora.

D. Come consideri ora il Colonnello?
JE. Io credo che il Colonnello fosse l’unica persona che poteva essere il manager di Elvis Presley. Nessuno avrebbe potuto gestirlo meglio di lui. Nessuno, che fossero tanti managers assieme, o uno solo. Sono diventati famosi, una star e improvvisamente hanno gestito tutti gli altri, Tante grandi star hanno chiesto al Colonnello di diventare il loro manager, ma lui rispondeva “No, io tengo solo Elvis!”

D. Però il Colonnello è stato criticato per aver gestito male Elvis. Non pensi sia così?
JE. Il colonnello ha fatto i suoi errori, su questo non c’è dubbio. Tutti facciamo errori, nessuno di noi è perfetto. In ogni caso, nessuno avrebbe potuto fare quello che lui ha fatto per Elvis Presley. Mi dispiace, nessuno, nemmeno i più grandi managers del mondo.Quello che si deve capire è che il Colonnello gli ha dedicato la sua vita. Non si occupava di nessun altro. Passava 24 ore al giorno pensando a qualcosa da fare per Elvis. Gli venivano quelle gradi idee che nessun altro aveva. Certo ha fatto degli errori, e questo tutti lo sanno, ma ti posso assicurare che nessuno avrebbe potuto essere migliore del Col. Parker. Erano una squadra. Sono diventati una squadra, insieme erano qualcosa di incredibile. Avevano anche discussioni, esattamente come marito e moglie.

D. Il fatto è che Elvis era una persona molto leale e non avrebbe mai lasciato il colonnello
JE. Potevano non essere d’accordo, farsi la guerra, ma non lo immaginavo mollare Parker e andare con un altro manager. Mai.

D. Tu eri il road manager, cosa vuol dire?
JE. Io ero il road manager quando abbiamo iniziato a fare i concerti nelle varie città. Prima ero il suo braccio destro e prima ancora mi definivano il capo squadra, cioè ero responsabile degli altri ragazzi.

D. Nella Memphis Mafia eri l’unico a non essere del sud?
JE. Sì, ero l’unico del nord, l’unico Yankee. C’erano Sonny West, Gene Smith (il cugino di elvis) Charlie Hodge, Red West. Ce n’erano altri che andavano e venivano. George Klein, un suo vecchio compagno di scuola.

D. Sono stati scritti molti libri su Elvis. Credo che anche tu ne abbia scritti un paio. Naturalmente il più famoso è quello di Albert Goldman. Cosa pensi di tutto quel materiale così negativo?

JE. La sola ragione per cui ha scritto quel libro è perché ciò che è negativo vende. Le persone vogliono conoscere le cose brutte degli altri, non vogliono ascoltare quelle belle. Albert Goldman amava Elvis Presley, che ci si creda o no. Quando Elvis si esibì a New York e Goldman fece la recensione, sembrava che sul palco ci fosse Dio. Adorava Elvis! Ha scritto la recensione più incredibilmente bella che fosse mai stata scritta fino ad allora. Poi improvvisamente Elvis muore e lui scrive il peggior libro che sia mai stato scritto su Elvis. Ha senso? No. E’ stato fatto per soldi, questo è l’unico vero motivo.

D. Cosa mi dici del libro Elvis: What Happened? Cosa hai pensato?
JE. Per Elvis, quando era vivo, è stato qualcosa di devastante. Secondo me l’ha portato verso la fine. L’ultimo anno della sua vita, l’unica cosa di cui parlava era il libro. Lo feriva enormemente il fatto che quelli che si definivano amici, stessero facendo una cosa del genere. L’ultimo anno della sua vita è stato orribile e io ne attribuisco l’80% della responsabilità a quel libro.

D. Perché Elvis si è introdotto nelle pillole che poi l’hanno ucciso?
JE. Sai, si diventa dipendenti dai farmaci. Elvis ne era dipendente, non si discute. Lui non faceva niente a piccole dosi, lui faceva le cose in grande. Una macchina, 10 macchine. Non una pillola, ma quattro. Questo succede in modo particolare con gli antidolorifici, ne diventi dipendente e non riesci ad uscirne. Noi pensavamo che un giorno si sarebbe svegliato dicendo. “Ma cosa sto facendo a me stesso?” e avremmo combattuto insieme. Perché se lui si fosse messo intesta di farlo, l’avrebbe fatto. Ma non l’ha fatto, non l’ha fatto e, ad un uomo di 42 anni, tu non puoi far fare quello che lui non vuole fare.

D. Sfortunatamente tu sei stato uno di quelli che l’hanno trovato, giusto?
JE. E’ stata Ginger Alden, la sua fidanzata a trovarlo e ci ha chiamato. Io ero al piano di sotto, Al Strada, il ragazzo che organizzava il suo guardaroba, era di sotto. Al è salito al piano superiore e mi ha chiamato immediatamente. Sono salito di corsa ed Elvis era riverso sul pavimento del bagno. Gli ho dato un’occhiata veloce e l’ho girato e mi sono reso conto che era morto. Ho chiamato l’ambulanza. Quando è arrivata sono saltato sull’ambulanza e Charlie Hodge ed io l’abbiamo accompagnato all’ospedale, insieme al Dr. Nick. 30 minuti dopo il nostro arrivo, ci hanno detto che era morto.

D. Allora il Dr. Nick era a casa di Elvis?
JE. No, no. Ho chiamato il Dr. Nick dopo aver chiamato l’ambulanza, per raccontargli cosa è successo e lui è arrivato. Quella fottuta ambulanza ci ha messo 20 minuti ad arrivare, il che è stata una cosa ridicola. Noi l’abbiamo caricato sull’ambulanza e il Dr. Nick è venuto dietro con la sua macchina.

D. Perché, secondo te, la leggenda Elvis sembra essere sempre così forte anche dopo 30 anni?
JE. Per la sua musica e se nei films o in uno special televisivo, guardi dentro i suoi occhi, c’è qualcosa di lui che non puoi evitare, ti piace. E poi la sua voce, guardiamo in faccia la realtà, aveva la voce più bella del mondo che batte qualsiasi cantante al mondo. Poteva cantare qualsiasi cosa e cantava con il cuore. Questo la gente lo sente, quando ascolta la sua musica. Lui non cantava per cantare, quando cantava tutto partiva dal cuore. È questo ciò che cattura la gente, i giovani di oggi lo amano. E’ morto 30 anni fa e loro hanno solo 10, 15 anni. Non conosco nessuna altro artista che riesca a fare questo alle persone.

D. Com’è successo che non ha mai fatto concerti fuori dagli US? Perché mi sembra che il suo unico show fuori dagli US, sia stato a Vancouver, giusto?
JE. Infatti Elvis, poi, non ha più fatto concerti fuori. Dopo aver cantato in Canada, disse al Colonnello che non si sarebbe più esibito fuori, perché il suono era pessimo e la gente non riusciva ad sentirlo bene. Era una cosa che odiava ed è per questo motivo che non è più uscito. Mentre in Europa, non c’erano stadi coperti. C’erano solo stadi aperti, ma nessuno coperto. Credo che il più grande in Inghilterra avesse 4.000 posti. La nostra idea era che, quando avessero finito di costruire il Wembley Stadium, che credo contenesse 10.000 persone, ci saremmo andati, fermandoci 30 giorni,. L’hanno aperto nel 1976, o giù di lì. Il programma era di andarci nel 1978, fermandoci a Londra per 30 giorni e fare tutti i concerti là. In modo tale che tutti i fans d‘Europa potessero venire, visto che non è così lontana da altre città Europee. Ma non è mai successo.

D. Ma perché non è tornato a Vancouver o Toronto?
JE. Perché, quella volta, non c’era uno stadio coperto, che fosse abbastanza grande

D. C’era e aveva anche 15.000 posti a sedere.
JE. Davvero? Però lui ci teneva di più ad andare in Europa e molto anche.

D. Non ha mai parlato di fare uno show a Vancouver?
JE. A dire il vero no

D. Tu sei mai stato a Vancouver?
JE. Molte volte. Mi piace Vancouver. Grande città, Amo tutta la British Columbia

D. Quanti anni hai Joe?
JE. Avrò 70 anni a Gennaio

D. Allora perché non vai in pensione?
JE. Non so cosa significhi andare in pensione. Non riesco a fermarmi, vado sempre avanti. Se dovessi ritirami e stare seduto sul divano, probabilmente morirei.


Traduzione di Loretta Fornezza


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Quella che segue è solo una parte di un’intervista rilasciata da Joe Esposito CNN LARRY KING LIVE del 6 Agosto 2002, dove ha partecipato per promuovere il DVD di cui è autore “His Best Friend Remembers” uscito in occasione del 25° anniversario della morte di Elvis. 

Ho preferito tralasciare tutto ciò che è già stato detto e ridetto e che si può leggere in altre interviste a Joe Esposito, e non solo, concentrando la trascrizione di quello che ritengo possa essere più importante e significativo, per evidenziare aspetti che, in qualche modo, secondo me, vanno in contrasto con tutta la porcheria che è sempre circolata, a discapito di Elvis Presley e che evidenziano anche delle “variazioni sul tema”, su quanto dichiarato precedentemente dallo stesso Joe Esposito. 


Loretta Fornezza

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LARRY KING. Dimmi qualcosa su come è iniziata la storia dei farmaci

JOE ESPOSITO. Sai, nel business, tutti ci facciamo coinvolgere da certe cose. Noi lavoravamo duro, facendo films, e quindi….. Elvis soffriva, più di tutto, di insonnia. Non riusciva a dormire. Quello che intendo è che avendo grossissimi problemi di insonnia, prima di andare a letto, ha iniziato a prendere pillole per dormire. E così prendeva……..

LK. Mi è anche stato detto che non andava a dormire fino a tardissima ora
JOE. Sì tardissimo, questo intendevo, molto tardi

LK. Anche alle 6 del mattino vero?
JE. Oh sì, un sacco di volte. Per cui era obbligato a dormire, in modo tale da essere pronto per fare uno spettacolo, il giorno successivo. Per questo iniziò a prendere pillole. Quando si svegliava, si sentiva tutto intontito. Allora qualcuno gli disse: “Hey, prendi questa e ti sveglierà. Così iniziò a prendere anche qualcosa per svegliarsi. Ma lo facevamo tutti.

LK Era dipendente da anfetamine e tranquillanti ed eccitanti.
JE Tutto il giorno e così ne hai sempre più bisogno

LK. Prendeva anche cose più pesanti? Prendeva cocaina?
JE. No, che sappia io non ha mai provato la cocaina, almeno non davanti a me

Lk Eroina?
JE No, mai

LK. Probabilmente marijuana
JE. Marijuana, ne abbiamo presa un poca. Sì, tutti ne abbiamo provata un po’, ma avrei preferito si fosse affezionato più a questa che ad altre cose.

LK. Aveva diversi medici che gli prescrivevano farmaci?
JE. Questa è una cosa che succede quando sei una grande star, puoi ottenere quello che vuoi. Non era possibile dire di no ad Elvis.

LK. Perciò lui aveva un medico a Memphis e uno a Vegas e….
JE. Anche a Vegas,, ma se un medico non voleva dargli qualcosa, lui andava da qualcun altro.

LK. Ed era in grado di esibirsi nonostante prendesse farmaci?
JE. Sì

LK. I suoi erano tutti farmaci prescritti. Non ha mai preso droghe illegali?
JE. No, non che sappia io.

LK E per quanto riguarda l’aumento di peso?
JE. L’aumento di peso! Elvis era un divoratore di cibo poco sano. Era una di quelle persone che quando diventava depresso, mangiava. Iniziava a mangiare certe cose e contemporaneamente mangiava hamburgers. Per un lungo periodo, ha mangiato hamburger ogni sera. Inoltre era molto goloso di cibo fritto e cibo del sud, che fa molto ingrassare. Questo era il problema, e così ha iniziato a prendere peso.

LG. E’ diventato molto depresso?
JE. Sì, verso gli ultimi due anni della sua vita. Questo è uno dei motivi per cui ho fatto uscire questo dvd, perchè voglio raccontare la storia. Il fatto è che la gente non capisce che quando sei una grande star e ti avvicini ai 40 anni…….deve sapere che quella volta a 40 anni eri vecchio. Su un giornale, c’era una foto, non ricordo quale fosse, ma credo “Life” o “Look” che diceva “Grasso e di 40 anni, Buon Compleanno grasso di 40 anni” E’ una cosa orribile da dire su chiunque. Parlavano di lui. Poco a poco, cosa fai? Se sei depresso, cerchi di fare qualcosa per farti sentire meglio, come colui che beve, deve bere e lui prendeva pillole.

LK Questo succedeva prima dello Zoloft
JE Sì. Prima nessuno poteva prenderlo, non c’erano soluzioni come andare in una clinica per disintossicazione.

LK. Non esistevano antidepressivi, in altre parole, non c’erano i Betty Ford
JE No nessun Betty Ford. Finivi col prendere cose come queste e ti distruggevano. Oggi è fantastico.

LK. Noi, in quanto pubblico, non sapevamo queste cose?
JE. No

LK. Pare che il Dr. Nichopoulos, suo medico personale, sia stato inquisito per aver dato troppi farmaci, vero?
JE. Giusto

LK. E ha perso la sua licenza di esercitare.
JE. Sì, gli è stata tolta per un periodo

LK. Ma era difficile trattare con Elvis
JE. Sì difficile e io, su alcuni aspetti, ho dovuto difendere il Dr. Nick, perché quando eravamo in viaggio, tutti noi prendevamo le stesse pillole. Tutti lo facevamo.

LK. Ah quindi tutti prendevate pillole?
JE Sì, io, sono stato dipendente dalle pillole per dormire per un lungo periodo. Prendevamo pillole per dormire perché facevamo tutto assieme. Quando stavi con Elvis, eri con lui 24 ore al giorno e facevamo tutto assieme, vacanze, viaggi, tutto. Così anche noi eravamo entrati in questa routine.

LK Ha mai cercato di ovviare al problema dei farmaci?
JE. Sai qual’era la cosa bella di lui? So che se si fosse messo in testa di farlo, l’avrebbe saputo fare. C’erano periodi che sospendeva ogni cosa e non prendeva niente per un bel po’ di tempo.

LK. Quindi sapeva fermarsi?
JE. Se lo voleva lo faceva. Sai noi siamo stati criticati da moltissima gente che ci diceva: perché voi ragazzi non fate niente? Noi non potevamo fare assolutamente niente, se non era lui a volerlo.

LK Dove andava in vacanza?
JE. Hawai. Adorava le Hawaii. Siamo andati un paio di volte ad Aspen, ma lui preferiva le Hawaii. Quando eravamo là si rilassava. Infatti la sua ultima vacanza, di cui parlo nel DVD, si era ripulito. Stavamo in spiaggia e giocare a football. Era un po’ soprappeso, ma stava benone

LK. Al momento della sua morte, non aveva nessuna canzone in classifica, vero?
JE. Sai che non lo so. Questa è una buona domanda. Non ho mai controllato

LK. Però lui lavorava sempre….
JE. Sì sempre

LK. Quando è morto stava leggendo?
JE. Sì stava leggendo

LK. Ti ricordi il libro?
JE. Credo che fosse “The Shroud of Turin” (La Sindone di Torino) o qualcosa di simile

LG. Sì “The Shroud of Turin”
JE. Questo è quello che aveva in mano

LK. Tratta del corpo di Cristo
JE. Giusto. C’è chi ha raccontato che Elvis stava leggendo un libro porno e non è assolutamente vero. In ogni caso, l’ho girato, l’ho toccato e ho capito che era morto. L’ho capito subito. Ho preso subito il telefono. C’era un telefono alla destra del bagno e ho chiamato l’ambulanza. Quando è arrivata l’ambulanza, sono salito nell’ambulanza con lui. Con me è venuto Charlie Hodge ed è arrivato anche il Dr. Nick. Siamo andati all’ospedale e l’hanno portato in sala di rianimazione. Noi siamo andati con lui.

LK. Ma sapevate che era morto?
JE. Io lo sapevo, ma speravo che non fosse così.

LK. Freddo
JE. Sì era freddo

LK Quale è stata la tua prima reazione? Aveva solo 42 anni
JE. Per un periodo, non riuscivo ad accettare che fosse morto. Avevo un blocco mentale. Era dura. Lui era ……. Eravamo molto, molto amici e abbiamo passato tanto tempo insieme e io lo considero il mio migliore amico. Quando perdi qualcuno così caro, con sui hai vissuto molto tempo e le nostre vite sono state unite, io ho pensato che la mia vita fosse finita in quel momento.

LK. Come ha reagito la sua ragazza?
JE. Ginger era sconvolta e Lisa Marie era a Graceland… fortunatamente….

LK Quanti anni aveva?
JE. 9 anni

LK E lei chiamò Linda vero?
JE. Corretto e poi io ho chiamato Priscilla per informarla

LK Come ha reagito?
JE. E’ impazzita. Ha lasciato il telefono. Era sconvolta

LK. Lo amava ancora?
JE. Naturale. Ma poi è tornata al telefono ed era preoccupata per Lisa Marie. Mi chiese “Come sta Lisa Marie ed io “Non preoccuparti Lisa Marie sta bene. Poi ho chiamato il Colonnello Parker ed ho informato anche lui.

LK. Qual è stata la causa della morte? Qual è stata la conclusione finale?
JE. Il cuore si è fermato. Tutto qui. Si è fermato

LK. Niente dolore?
JE. Nessun dolore, semplicemente si è fermato

LK. Collegamenti con le droghe?
JE. Hanno detto che era collegato alle droghe, ma io penso che fosse più collegato ai suoi problemi di salute. Non mangiava in modo sano.

LK. Oscillazioni di peso
JE. Oscillazioni di peso, aveva il cuore ingrandito, soffriva di pressione alta. La gente non si è mai resa conto di questo. Inoltre non c’era solo questo. Se osservi sua famiglia, da parte di sua madre, tutti sono morti giovani. Sono stati tutti dipendenti da qualcosa. Una coppia di cugini è morta di overdose e sua madre beveva molto. Perciò il gene da parte di madre non era cattivo.

LK. Si curava per la pressione alta?
JE. Oh sì, prendeva farmaci per questo, poi per il glaucoma che aveva ad un occhio.

LK. Aveva anche quello?
JE. Sì ad un occhio. Poi aveva alcuni problemi all’intestino

LK. Non abbiamo mai saputo di queste cose.
JE. Nessuno ne parlava. Ecco perché prendeva tanti farmaci. Ma tutti questi farmaci non lo aiutavano, perché Elvis era il tipo che riteneva che 2 pillole fossero meglio di una. Ma non funziona così.


LK. Che cosa ne pensi di tutte le storie su Elvis e sulla sua morte? Continuando ad esistere.
JE. Intendi il fatto che sia ancora vivo?. Questo mi fa arrabbiare molto. E’ talmente stupido. L’uomo se n’è andato. Non avrebbe mai abbandonato la sua vita, perché voleva cantare.

LK. Dicono che non era lui al funerale
JE. Lo so. Non riesco a credere che dicano una cosa simile e cioè che non fosse lui quello nella bara. Questo ferisce molti fans che credono che sia ancora vivo. Non va bene, perché dà loro speranza che sia vivo. Ricevo lettere in continuazione in cui dicono: “Per favore dì ad Elvis, perché so che è vivo, digli che lo salutiamo e lo amiamo” Questo è triste. C’è gente che vuole fare i soldi su questo argomento. Questo è.

LK. Cosa hai fatto al funerale?
JE. Io ero uno di quelli che ha portato la bara. Devo dare onore a tutti i ragazzi che hanno lavorato per la sicurezza di Elvis e tutti coloro che gli erano attorno. Per organizzare il funerale, abbiamo tutti fatto un grande lavoro, perché è stato un evento enorme.

LK. Quanti giorni dopo la morte?
JE. 3 giorni. Eravamo seduti tutti assieme e abbiamo detto: “Questa è l’ultima performance di Elvis. Facciamo in modo che sia bella” Così tutti abbiamo lavorato molto. E’ fantastico quanto sia stata dolce e calma, nonostante tutta quella gente.

LK. Il suo corpo è stato esposto vero?
JE. Sì. L’ha voluto suo padre per essere sicuro che tutti potessero salutare Elvis. Sono venuti migliaia di fans.




Traduzione di Loretta Fornezza

lunedì 28 novembre 2016

370 Washington Street



06-11-1948 - Elvis e la sua famiglia si trasferirono in una pensione a 370 Washington Street. Questa è stata la prima casa della famiglia a Memphis. Oggi questo indirizzo non è altro che un lotto vuoto con erbacce e una rete metallica

sabato 26 novembre 2016

This Is Our Dance



This Is Our Dance
Words & Music: Les Reed/Geoff Stephens
Recorded: 1970/06/06, first released on “Love Letters from Elvis”

lunedì 21 novembre 2016

Release Me (On Tour)



Release Me
Words & Music: Miller/Stevenson (Dub Williams)
Recorded: 1970/02/18, first released on “On Stage”
ON TOUR - Greensboro Coliseum (Greensboro 1972/04/14)

domenica 13 novembre 2016

Could I Fall in Love




Could I Fall in Love 
Words & Music: Randy Starr
Recorded: 1966/06/28, first released on “Double Trouble”

domenica 6 novembre 2016

Paralyzed



Paralyzed
Words & Music: Otis Blackwell/Elvis Presley
Recorded: 1956/09/02, first released on “Elvis”


giovedì 3 novembre 2016

Intervista a Donnie Sumner (2007)



INTRODUZIONE 
Donnie Sumner, è cresciuto come figlio di un ministro della chiesa e sin dall’infanzia il suo modo preferito di intrattenere la gente è stata la Musica Gospel. Donnie è il nipote di J.D. Sumner, acclamato come il più grande basso del mondo. Sia Donnie che J.D. sono stati molto vicini ad Elvis Presley sia sul palco che durante le registrazioni in studio. 
La carriera professionale di Donnie comincia agli inizi degli anni 60. Nel 1965 diventa la voce leader e l’arrangiatore per il gruppo di J.D. Sumner e gli STAMPS QUARTET, e rimane con loro per quasi 8 anni. Negli ultimi 3 anni di collaborazione con gli STAMPS, lavora anche con Elvis Presley, e abbiamo avuto modo di vederlo durante il concerto via Satellite “ALOHA FROM HAWAII”. Donnie ha avuto anche il privilegio di apparire nel documentario “ELVIS ON TOUR” in cui lo si vede cantare la canzone "THE LIGHTHOUSE".
Nel 1972 Donnie si stacca dagli Stamps Quartet e crea un suo gruppo, che diventerà famoso con il nome VOICE INC. Per un anno coprirà l’incarico di membro residente del famoso GRAND OLE OPRY di Nashville. 
Essendo già a conoscenza delle capacità musicali di Donnie e della sua presenza scenica, agli inizi del 1973 Elvis Presley gli chiede di tornare con lui e diventare parte del suo entourage e della famiglia. Pertanto per i successivi 3 anni è ospite fisso, compagno, arrangiatore e musicista del suo amico Elvis. Durante questo periodo, Donnie è responsabile di tutti gli arrangiamenti vocali di Elvis e regolarmente, ogni volta che Elvis lo richiede, canterà inni gospel con Elvis, nelle sue session private fatte nel salotto della casa di Elvis, principalmente di notte. E’ in queste occasioni di incontro che Elvis decide di incidere 2 canzoni scritte da Donnie "MR. SONGMAN" e "I MISS YOU".
VOICE INC., il gruppo di Donnie, era quello che apriva gli spettacoli di Elvis Presley e faceva anche da back-up vocals dei suoi concerti. Alla fine del 1976, 11 mesi prima della morte di Elvis, trovandosi in una crisi emozionale e legata alla droghe, con successiva rinascita spirituale, lascia Elvis e diventa molto attivo nel cammino di fede con Gesù Cristo. 
Ritiratosi definitivamente dallo show business per i successivi 3 anni, Donnie si è dedicato alla fondazione di una società musicale a Nashville, TN, denominata SPIRIT AND ASSOCIATES, dedicando il suo stile di vita alla disciplina e alla crescita in “grazia e conoscenza” per il ritrovamento del Signore. 


INTERVISTA A DONNIE SUMNER

Quella che segue è una conversazione telefonica, del 15 maggio 2007, con Donnie Sumner

D. Mi racconti qualcosa di te? Dove sei nato e cresciuto?

DS. Sono nato a Lake Wood Florida, nel 1942. E’ successo tanto tempo fa. Quando sono nato io, mio padre era un raccoglitore di frutta e poi è diventato ministro della chiesa. Sto parlando del mio padre adottivo, perché il mio padre biologico, era anche lui un raccoglitore, ma, quando io avevo solo 10 mesi, rimase ucciso nella rissa di un bar,. Sono stato adottato e sono cresciuto in Florida e poi verso i 10 anni mi sono spostato nel Maryland. Il mio padre adottivo era un predicatore e ha parlato in tutto il Maryland. Poi mi sono sposato e mi sono trasferito a Nashville e lì mi sono fermato.

D. Cos’era J.D. Sumner per te?

DS: J.D. era il mio 2° cugino biologico. Quando mia madre ha dato in adozione 4 di noi figli, la mia nonna materna adottò mia sorella che aveva 7 anni e mio nonno paterno adottò il mio fratellino di 4 anni. Così una mattina mi sono svegliato e mio fratello era diventato mio prozio, mia sorella era mia prozia, le mie altre sorelle erano diventate mie 3° cugine e l’altro mio cugino era diventato mio padre (ride)

D. Insomma, in una notte è cambiata l’intera famiglia. J.D. aveva parecchio talento.

DS. E’ vero. Da che mi ricordo, lui è sempre stato il mio eroe. Da quando avevo 8 anni, sul palco, era solito presentarmi come il fratello di sua sorella, così tutti pensavano lui fosse mio padre.

D. Penso che per te fosse anche un padre.

DS. Giusto e io mi sentivo onorato di essere suo figlio

D. Ho letto su un sito che J.D. era l’Elvis di Elvis 

DS. Da giovane Elvis idolatrava J.D. e allo stesso modo J.D. idolatrava Elvis (ride).

J.D. era solito lasciarlo entrare gratis ai concerti, perchè Elvis non aveva soldi. J.D. diceva sempre che se avesse saputo che per Elvis le cose sarebbero andate come sono andate, invece di lascialo entrare gratis, si sarebbe fatto pagare una cena. (ride)

D. Adesso canti per conto tuo, giusto? 

DS. Sì. Ho lasciato gli Stamps dopo essere stato ossessionato da mia moglie e ho creato un gruppo che si chiama The Tennessee Rangers che, per un periodo, ha fatto parte del Grand Ole Opry. Poi sono andato con Elvis, come suo ospite e dopo il party ci ha assunto per lavorare e vivere con lui. La sera, a lui piaceva cantare il gospel con noi. Ci diede il nome Voice, così eravamo back singers dei suoi shows e ogni notte, dopo lo spettacolo, cantavamo per lui.

D. Com’è arrivato il nome Voice?

DS. Stavamo seduti nella casa di Elvis a Los Angeles ed è arrivato Larry Geller con un libro titolato “The Voice”. Aveva una bella copertina. Visto che eravamo seduti Elvis prese il libro, guardò verso Larry e poi verso di noi, dicendo “Voi non siete più i Tennessee Ranger, adesso il vostro nome è Voice. Prendemmo il libro di Larry Geller e aveva un logo che era simile a quello che usavamo noi per tutti i nostri affari commerciali.

D. Puoi raccontarmi com’è nata Mr. Songman?

DS. Io scrissi Mr. Songman proprio qui a Nashville, nel periodo in cui Elvis ci aveva lasciati a casa per un po’. Passavo la maggior parte del mio tempo con Elvis. Quell’anno ero rimasto per conto mio forse 12 notti in tutto e quella sera ero a casa da solo. Stavo passando un periodo difficile nel mio matrimonio. Ero ad una festa penosa, come unico ospite e ascoltavo il jukebox. Pensavo a tutte le canzoni tristi che c’erano nel jukebox e tutto il materiale che mi toccava da vicino. Così scrissi una poesia dedicata al jukebox. Ecco come è nata Mr. Songman. 

D. Ci vuoi raccontare com’è stato il tuo primo incontro con Elvis?

DS. La prima volta che ho incontrato Elvis è stato quando ha fatto il suo primo disco gospel e io facevo parte degli Stamps. Io avevo scritto qualche pezzo di quello che veniva chiamato Gospel contemporaneo e J.D. disse che ne avrebbe cantata qualcuna per Elvis. J.D. chiamò Graceland e così gliene cantai alcune, nella speranza che Elvis le avrebbe incise. Ma, quella volta, lui scelse canzoni standard e non canzoni contemporanee. Aveva scelto brani che stavano facendo gli Imperials. Le mie erano canzoni un po’ troppo avanti per quel periodo, anche se adesso sono diventate vecchie (ride)

D, Sei stato a Graceland?

DS. Ho vissuto a Graceland. Veramente la sola persona che viveva veramente a Graceland era Charlie Hodge. Gli altri stavano in quella che noi chiamavamo la Graceland Howard Johnson’s, la vecchia ala sul retro.

D. Che cosa hai pensato di Graceland la prima volta che l’hai vista? 

DS. La prima volta, mi sono sentito come quella ragazzina di colore del film Gone With The Wind……. Quanto siamo ricchi adesso! Rispetto a com’è adesso, in quel periodo Graceland era molto più piccola.
Quando c’era Priscilla, prima che Elvis la ristrutturasse, era molto carina. Quella che oggi è diventata la Jungle Room una volta aveva il tocco femminile ed era un rifugio di lusso. Poi un giorno Elvis andò in un negozio, vide una sedia zebrata e una maculata, una arancione e una verde e gli piacquero talmente tanto che le comprò tutte, per metterle in quella stanza (ride). Non era molto coordinato, ma era la stanza dove, di sera, tutti bazzicavamo. 

D. Di chi fu la decisione di registrare a casa di Elvis?

DS. Nella salotto della casa di Palm Springs, abbiamo registrato Are You Sincere. Il Col. Parker aveva chiamato Elvis, dicendogli che la RCA voleva un disco entro 4 giorni, stava per rompersi il contratto. Elvis rispose: io non vengo là. Se vogliono un disco possono venire loro qui e farlo. Il giorno successivo venne inviato un camion a casa sua, caricato di tonnellate di attrezzature di registrazione. Chiesi ad Elvis cosa avremmo dovuto fare e Felton Jarvis disse che avremmo fatto un disco. Con quali musicisti? Lui rispose: Non ne abbiamo. Chiamò James Burton che arrivò il giorno stesso. James suonava la chitarra, io il piano e Jim Baley del mio gruppo suonava il basso. Elvis disse; cosa dobbiamo registrare? Felton rispose: Io non ho niente, così chiesero a me. Io dissi: ho qualche canzone country ma non sono granché. Elvis mi chiese di fargliele sentire, così cantai Mr. Songman e I Miss You. Elvis disse: proviamo a farle. Così abbiamo fatto tutta la registrazione nel suo salotto, con 3 musicisti solamente. La RCA si riportò tutto a Los Angeles e aggiunge quello che mancava.

D. Anche queste canzoni sono molto tristi. Le ho ascoltate e mi hanno reso malinconico.

DS. Sai qual’è la differenza tra il country e il gospel? 

D. Non lo so

DS. Nella musica country perdi la casa, la macchina, il cane e tua moglie. Nella musica gospel tornano tutti a casa (ride)
D. Come hai saputo che era morto?

DS. Quando ho sentito la notizia, ero in Florida. Non riuscivo a crederci, anche perché molte volte, Elvis aveva detto che sarebbe scomparso per un anno o due.

D. Davvero diceva questo?

DS. Ne parlava in continuazione e quel giorno, a coloro che stavano con me, io dissi: finalmente l’ha fatto. Loro dissero: No è morto! E io: non è morto, è alle Hawaii o in qualche altro posto. Più tardi mi chiamò J.D. e mi disse che mi voleva per cantare al suo funerale.

“Ma Elvis è davvero morto J.D.? “
“Sì è morto.”
“Sei sicuro? “
E J.D. mi rispose: “Sì, è morto, sono appena uscito dalla sala del funerale. Pensavo fosse uno scherzo e invece se n’è davvero andato.”

A quel punto dovevo prendere subito un volo per Memphis, non avevo abbastanza tempo per andare in macchina, ma non c’erano posti nei voli dalla Florida che fosse con aerei di linea o privati. Tutti andavano a Memphis e così io ho perso il funerale. 

D. Così non hai potuto fargli il tuo omaggio? In seguito, sei riuscito a farglielo?

DS. Penso di averglielo fatto quando lo lasciai, 11 mesi prima che morisse. Gli dissi: Nessuno mi ha mai trattato meglio di te, nessuno con me è stato gentile quanto te e nessuno mi è mai stato tanto amico quanto te. Fino a quando vivrò lui sarà amico mio e se fossi morto prima di lui, avrei vigilato su di lui.

D. Hai mai parlato di religione, con Elvis? Ho l’impressione che, leggendo tanti libri diversi, fosse alla continua ricerca di qualcosa.

DS. Io non parlerò mai in modo negativo di un amico, quindi non prendere le mie parole come giudizi negativi su di lui. Mi limito a raccontare i fatti. Elvis non era molto organizzato con i libri. Intendo dire era intelligente, sapeva leggere e scrivere. Era un grande lettore ma io ero uno specialista sul tipo di letture. Lui non leggeva nulla di scienza o storia, leggeva libri religiosi. La maggior parte dei libri sulla religione che lui leggeva erano piuttosto anticonformisti. Sono sicuro che hai sentito la storia che diceva di non voler essere lasciato fuori dal Paradiso, per un dettaglio tecnico. Era molto forte nelle religioni orientali, come quelli sulla meditazione, ma non aveva il concetto di fede cristiana profonda. Tutti pensano che Elvis era un grande frequentatore di chiesa e che i suoi genitori erano molto religiosi, ma la verità è che non appena Elvis divenne abbastanza grande per camminare da solo e fino al giorno della sua morte, non è mai andato in chiesa, a meno che non cantassero gospel. Questo succedeva quando un gruppo di colore si trovava nel Mississippi oppure quando un gruppo di cantanti gospel bianchi, andava a Memphis. Pertanto la sua affiliazione con la chiesa è avvenuta grazie ai quartetti gospel. In verità Elvis non aveva molta conoscenza e preparazione sul cristianesimo Nei suoi ultimi anni si legò ad una coppia Maude Aimee e Rex Hombard.
 Rex Hombard e Maude Aimee 

E se c’è qualcuno che veramente può aver avuto una grande influenza spirituale su Elvis, quello è stato Rex Hombard. 

D. Che cosa pensi della sempre più grande popolarità di Elvis Presley?

DS. Non riesco a rapportare il fenomeno Elvis Presley a nessun altro artista. Tutti lo collegano a Priscilla e questo è il punto. Quello che voglio dire è che non so da cosa dipenda, ma ho una mia opinione personale. Se non condividi la mia fede cristiana, non poi essere d’accordo con me.




Io credo che Elvis sia stato consacrato. In altre parole, penso che sia stato creato da Dio per essere un cantore per cantare le lodi. Da qualche parte il potere del buio ha avuto il sopravvento e più o meno ha prostituito quel dono in un’altra forma di musica. La Bibbia dice che il dono viene dato senza che sia stato richiesto e questo significa che una volta che Dio te l’ha dato non gli interessa togliertelo. Se Elvis fosse rimasto un camionista, sarebbe stato il più grande del mondo, se fosse stato un escavatorista, i suoi scavi sarebbero stati i più larghi e i più profondi, grazie a quello che Dio ha creato in lui. Perciò, nel caso in cui tu fossi stato cieco e lui camminava nella stanza, avresti capito che lui era là.

D. Mr. Sumner cosa fai adesso?

DS. Da 25 anni sono un Ministro consacrato. Presto servizio come Pastore ed Evangelista. Nel 2000 mi sono diplomato in un seminario batista del sud e sono stato consacrato durante una convention batista del sud


D. Grazie infinite Mr. Sumner

DS. E’ stato un piacere

Traduzione di Loretta Fornezza

lunedì 31 ottobre 2016

Do Not Disturb



Do Not Disturb
Words & Music: Giant/ Baum/Kaye
Recorded: 1964/06/11, first released on “Girl Happy”

sabato 22 ottobre 2016

Milkcow Blues Boogie



Milkcow Blues Boogie
Words & Music: Kokomo Arnold
Recorded: 1954/12/10, first released on single
Traduzione di Vali/g52

lunedì 17 ottobre 2016

Intervista con Myrna Smith (2005)

Intervista con Myrna Smith – 21 Ottobre 2005


Myrna Smith è una delle Sweet Inspirations originali, il gruppo che ha cantato con Elvis dal 1969 fino alla fine. Le Sweet Inspirations, già per loro conto, ebbero successo con il R&B, gospel e registrazioni pop, di cui il loro primo e il più notevole successo è Sweet Inspirations Un singolo che, alla fine degli anni 60, ha dato il nome al gruppo, e per il quale si sono aggiudicate una nomination al Grammy. E’ stata questa la canzone che ha catturato l’attenzione di Elvis Presley, che le ingaggiò per fare le backing vocals ed essere anche un elemento di apertura nei suoi concerti da primato di Las Vegas 1969, quello che fu il suo ritorno ufficiale ai concerti live, dopo il suo trionfante ’68 TV special e la fine dei suoi obblighi contrattuali con Hollywood. Non fu necessaria alcuna audizione. Le Sweet Inspirations lo incontrarono al loro arrivo per le prime prove del ’69. Le “Sweet” lavorarono con Elvis a Vegas, durante i suoi tours e per tutte le sue incisioni, dal 1969 al 1977.

Myrna è stata con Elvis anche durante il 1976, periodo di registrazioni a Graceland, sia per le sessioni di febbraio che per quelle di ottobre/novembre dello stesso anno.

Le Sweet Inspiration inizialmente comprendevano: Ciccy Houston (madre della superstar Whitney) Sylvia Shernwell, Myrna Smith ed Estelle Brown.

D. Come avete incominciato a cantare per gli spettacoli di Elvis Presley?
R. Nel 1967, avevamo registrato una canzone a Muscle Shoals. Facevamo una sessione là, perché l’Atlantic ì lì che ci aveva mandato a registrare. La sessione era andata bene ma non c’erano canzoni che riuscissero a distinguersi veramente. Così un paio di ragazzi lasciarono la sessione e andarono in un’altra stanza. Circa 40 minuti più tardi tornarono con una canzone che poi chiamammo “Sweet Inspiration” E fu inserita nell’album e divenne il nostro più grande successo. Elvis aveva ascoltato questa canzone e gli era piaciuta. Quindi disse alla sua gente di contattarci. Non avemmo un’audizione. Lui sapeva già che eravamo ciò che cercava, in quanto voleva cantare soul, R&B, e gospel, con un gruppo di voci femminili e uno di voci maschili. Aveva pianificato tutto. E così l’abbiamo fatto senza un’audizione. Gli era piaciuto il nostro disco. Gli era piaciuto così tanto che lo utilizzò per Suspicious Mind.

Q. Dove avete incontrato Elvis?

domenica 16 ottobre 2016

If You Don't Come Back


If You Don't Come Back
Words & Music: Jerry Leiber/Mike Stoller
Recorded: 1973/07/21, first released on “Raised on Rock”
Traduzione di Vali/g52


sabato 8 ottobre 2016

Raised On Rock



Raised on Rock
Words & Music: Mark James 
Recorded: 1973/07/23, first released on single

domenica 2 ottobre 2016

Joshua Fit The Battle



Joshua Fit The Battle
Words & Music: Arranged and adapted by Elvis Presley
Recorded: 1960/10/30, first released on “His Hand in Mine”

giovedì 29 settembre 2016

Larry Geller - If I Can dream

Recensione If I can Dream by Larry Geller
di Loretta Fornezza


Ho riflettuto attentamente prima di decidere di scrivere e inserire questo articolo, data la delicatezza degli argomenti trattati riguardo la figura di Elvis Presley. 
Lungi da me cadere nel gossip di più basso livello, visto che negli ultimi 30 anni su Elvis ce n’è’ stato già abbastanza! Con questo scritto ho voluto solo cercare di documentare i fans su alcuni passaggi della sua vita, e di mostrare lati della sua interiorità poco conosciuti. La fonte da cui ho tradotto letteralmente questi scritti è il libro”If I can dream” Di Larry Geller.

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Ho appena finito di leggere il libro di Larry Geller, If I can Dream, e l’ho trovato uno dei libri più interessanti tra quelli scritti su Elvis. Purtroppo non è stato tradotto in italiano, quindi ho pensato di farvene una recensione perché credo che pochi di voi riescano a leggere un intero libro in lingua originale.
Larry, come sapete, era il parrucchiere di Elvis, ma era anche molto di più: era uno dei suoi migliori amici, il suo consigliere spirituale, uno dei pochi (per non dire l’unico) a cui Elvis ha aperto il suo cuore e con cui discuteva di ricerca spirituale, di Dio, del perché era stato scelto per essere Elvis Presley.


Il libro comincia con una breve biografia di Larry, poi racconta tutti gli anni di rapporto tra lui ed Elvis, a cominciare dal loro primo incontro, avvenuto quando Larry era solo un fan, nel 1957 a Los Angeles, in cui gli strinse la mano nel parcheggio del Pan Pacific Auditorium, per passare poi al 30 aprile 1964, quando Alan Fortas lo chiamò al negozio dove lavorava per fissargli un appuntamento con Elvis. Subito nasce un feeling particolare tra i due, tanto che Elvis gli confida: “Larry, ti giuro su Dio, nessuno sa quanto mi sento solo. E quanto vuoto davvero mi sento.”
Dopo quel primo incontro Larry accetta l’offerta di lavorare esclusivamente per Elvis, ed inizia la grande storia della loro amicizia.
Il libro, nella seconda parte, riporta brani del diario di Larry, iniziato a scrivere nel 1976 , in seguito al desiderio espresso da Elvis di scrivere un libro e, dato che lui non aveva tempo di prendere appunti a causa dei numerosi impegni, aveva incaricato Larry. A volte Larry scriveva note, appunti, impressioni. Altre volte registrava le loro conversazioni.
L’idea di scrivere questo libro è maturata nel 1985 perché, cito Larry “quello che era stato scritto su Elvis fino a quel momento riguardo al suo impegno sul lato spirituale mancava della stessa mancanza di comprensione e tolleranza di cui Elvis aveva sofferto nel corso della sua vita ....la mia delusione stava nel fatto che i critici, anziché ammettere che non capivano questo suo coinvolgimento, attaccavano il soggetto mostrando Elvis come uno stupido per averlo seguito .”
Una volta Elvis disse : “Una volta che me ne sarò andato, il mondo comincerà a cambiare”. Chiaramente Elvis non voleva dire che la sua morte avrebbe marcato l’inizio dell’apocalisse , ma che dopo la sua morte (e a quel tempo aveva più o meno accettato di non avere molto da vivere) ci sarebbero stati cambiamenti nel mondo , cambiamenti della gente verso le cose che Elvis sentiva così profondamente.”
Il primo libro che Larry dà ad Elvis è

domenica 25 settembre 2016

Down in the Alley






Down in the Alley
Words & Music: Jesse Stone and the Clovers
Recorded: 1966/05/25, first released on “Spinout”

lunedì 19 settembre 2016

What now, What next, Where to




What now, What next, Where to
Words & Music: Don Robertson/Hal Blair
Recorded: 1963/05/26, first released on "Double Trouble

Marthy Lacker risponde ai fans


Premessa di Loretta Fornezza: 
Su questo sito www.elvis-express.com c'è una sezione dove Marthy Lacker risponde alle domande dei fans. 
Ho pensato di tradurre le domande/risposte più significative, perchè potrebbero essere anche le nostre domande. Si parla di musica, di vita privata, di pillole, di impersonators, insomma di tutto un po'.
Di seguito quindi le domande a Marthy Lacker e le sue risposte.
Spero di aver fatto un buon lavoro e soprattutto interessante  
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James Freed chiede:
Sono sicuro che ti è già stato chiesto, ma anche io vorrei una risposta da te. 
Nella scena del taglio di capelli in Jailhouse Rock, come hanno potuto far sembrare che Elvis si fosse veramente tagliato i capelli?
Inoltre, Elvis ha detto che, tra i film che ha fatto, King Creole era il suo preferito ……….. negli anni ’70 ha mai parlato di fare un remake del film oppure tu pensi che ci poteva essere un sequel di questo film?
Vorrei anche chiederti che cosa pensi del film “Elvis meets Nixon” e di Rick Peters che ha interpretato Elvis

Marthy risponde: 
Per quanto riguarda la scena Jailhouse Rock gli avevano fatto una parrucca e tagliavano quella. Elvis non ha mai parlato di fare un remake o un sequel di King Creole

Invece il film “Elvis meets Nixon” è terribile e hanno reso Elvis un pagliaccio. 
Il ragazzo che interpreta Elvis è un idiota. Le persone che hanno fatto il film hanno voluto ridicolizzare Elvis. 
Io ho un buon senso dell’umorismo, ma questo film non mi ha divertito
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Andrew Lovett chiede:
Cosa ne pensi della scelta della EPE sull’impersonator Shawn Klush che, sia in pubblico, che in tv si comporta come se fosse Evis ?

Marthy risponde: :
Tanto per cominciare, tutti conoscono la mia opinione sugli impersonators: LI DETESTO!
Mi fa ridere la scusa che danno, dicendo che lo fanno per fare un tributo ad Elvis.
Quello che fanno è una misera imitazione, perché loro vorrebbero essere una star e si immaginano di indossare gli abiti di una super super star come era Elvis, perché questo offre loro un pubblico. Sfortunatamente, ci sono molti fans che si radunano per vedere questi pagliacci. 

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Clive Gilmore chiede:
Vorrei conoscere la tua reazione in merito alla stella sulla Walk Of Fame di Las Vegas e al fatto che Priscilla, Lisa Marie e la EPE non vogliono avere niente a che fare con questa cosa e se è vero che la realizzazione di questa stella dipende una raccolta di soldi, da parte dei fans .
Inoltre ti chiedo: come pensi reagirebbe Elvis se sapesse che sono i fans a dover pagare la stella? Quale pensi sia la ragione per cui Cilla, Lisa e la EPE non vogliono sostenere e appoggiare questo tributo al Re di Las Vegas?

Marthy risponde:

domenica 11 settembre 2016

So Glad You're Mine



So Glad You're Mine
Words & Music: Arthur Crudup
Recorded: 1956/01/30, first released on “Elvis”

lunedì 5 settembre 2016

Tupelo - Tornado del 1936

DAL LIBRO “ ELVIS AND GLADYS” di Eliane Dundy
(Traduzione di Loretta Fornezza)
Il 5 aprile 1936, quando Elvis aveva un anno, un tornado si abbatté  su Tupelo alle 21.04 di una domenica sera causando danni disastrosi.
Da quel giorno, tuttora gli abitanti di Tupelo  hanno un modo di dividere il tempo e gli eventi in due parti B.T. e A.T.: Before the Tornado and After the Tordano (prima e dopo il Tornado).
Il tornado uccise 235 persone a Tupelo, ferendone 350 e azzerando 45 blocchi della città “Sembrava come ci fosse un grappolo di carri merci che correvano assieme” racconta Magnolia Clanton. “Colpiva e sentivi la gente che urlava sulle strade e non sapevi dove stavi andando o che direzione avresti preso, da quanto ti sembrava di impazzire”
La spirale nera gigante tingeva di rosso fuoco il suo percorso sopra Tupelo e verso il sud ovest. La serata era afosa, il vento soffiava senza sosta. I lampi iniziarono ad abbagliare. Le funzioni religiose serali erano finite. La maggior parte delle persone era a casa propria.
Il tornado durò solo pochi minuti: dalle 21.04 alle 21.09 – ora in cui furono uccise intere famiglie. Distrusse quello che era la zona di insediamento dei neri a Tank Hill, scagliandone i corpi nel Gum Pond (grande stagno a Tupelo-)


Scoppiarono incendi e ci fu una stima di 900 case andate in frantumi. Le galline erano state private dalle loro piume e le mucche dalle loro corna.
Il palazzo di giustizia, le chiese e i cinema furono trasformati in ospedali. Roosvelt mandò aiuti nazionali e la Croce Rossa posizionò  le sue ambulanze alle stazioni.
Dove si trovava Elvis in quel terribile momento?
Fortunatamente sappiamo esattamente dove fosse e lui fu fortunato a trovarsi lì, visto che se la sarebbe cavata per un pelo.
Quella sera, Catherine Hall aveva portato la sorella di Vernon, Gladys Presley, con sé alla funzione serale alla Baptist Church. Improvvisamente sul fondo della chiesa apparve il padre della piccola Gladis, J.D. e gridò loro di correre fuori. Salirono di corsa nello scuola bus, insieme a Gladys, Vernon, Elvis, Minnie Mae e gli altri suoi figli.  Lo zio Noah, in macchina, li portò a casa sua visto che era più solida e più grande e potevano stare tutti assieme.  Gli uomini si misero in fila contro la parete sud della casa “abbracciando” le assi per contrastare quanto di peggio stesse per arrivare. Minnie Mae iniziò a perdere i sensi, ricorda Cathrine, poi si riprendeva e poi sveniva di nuovo. Gladys, con il suo bambino in braccio, stava seduta tranquilla, rannicchiata nell’angolo. Il tornado avvolse East Tupelo. La casa rimase intatta. Quando tutto era passato, riuscivano a vedere uno dietro l’altro lampi che si abbattevano sulla Main Town., Lo zio Noah disse agli uomini “Andiamo, avranno bisogno di aiuto”. E così, gli uomini si infilarono nello scuola bus e si diressero lungo l’argine verso Tupelo.
Quando Gladys ed Elvis arrivarono alla loro casa, la prima cosa che videro era che il tornado aveva letteralmente raso al suolo la Chiesa Metodista di San Marco, proprio al di là della strada, ma la loro casa non era stata toccata!

FOTO DELLA CHIESA




Si potrebbe pensare che la vicinanza del disastro, non dovrebbe aver impressionato granché un bambino di un anno, ma dal momento che la chiesa non venne ricostruita, per parecchi anni,  Gladys e Vernon ogni giorno avrebbero parlato di quel miracolo ve aveva salvato la loro casa e le loro vite, mentre guardavano le  fondamenta dell’edificio in mille pezzi,
E’ possibile che tutto ciò abbia aggiunto  al piccolo Elvis, delle sensazioni di trionfo sul fatto che in seguito avrebbe potuto sopravvivere ancora?

TUPELO ORIGINALE CASA DI ELVIS



Nota sotto la foto: Questa casa sembra essere degli anni 50 o forse anche precedente, quando la casa era in uso. Come si può notare non c’è alcuna altalena nel portico …..






Nota sotto la foto:  I copyrights appartengono a chiunque l’abbia fotografata, che non è identificato per altri luoghi.  Per la prima volta furono pubblicate nell’ottobre 1964, su Elvis Monthly (penso sia un fan club del tempo). Fu lo stesso Vernon che mostrò la casa  ai fotografi.






Tra il 5 ed il 6 Aprile del 1936 il Sud Est degli USA venne sconvolto da una serie di tornado, per la precisione 17, che portarono alla morte ben 436 persone. Sebbene il grosso dei tornado si concentrò tra Tupelo (Mississippi) e Gainesville (Georgia), altri distruttivi fenomeni vorticosi associati colpirono anche le cittadine di Columbia (Tennessee), Anderson (South Carolina) ed Acworth (Georgia). Oltre ai tornado furono registrati numerosi allagamenti lampo associati alle tempeste, che provocarono milioni di dollari di danni.

Il tornado di Tupelo è stato il quarto in termini di morti nella storia degli Stati Uniti d'America; intere famiglie sono infatti morte perchè non furono avvertite del pericolo imminente e vennero quindi colte di sorpresa. Il piccolo Elvis Presley (che all'epoca dei fatti aveva solo un anno) e la madre invece sopravvissero a questo tremendo tornado, che toccò il livello massimo F5 della scala Fujita. Circa 233 furono i morti in città.




Dopo aver colpito Tupelo, il violento sistema temporalesco raggiunse l'Alabama e nella notte sul 6 Aprile e si portò fin verso la Georgia. Qui, per la precisione nella località di Gainesville, alle 8.30 del mattino un doppio tornado investì la zona e provocò 203 morti. Il tornado in questo caso raggiunse il grado F4 della scala Fujita e resta annoverato come il quinto in fatto di vittime nella storia nord americana. Causò 13 milioni di dollari (dell'epoca) di danni.

Fonte: http://www.3bmeteo.com/giornale-meteo/tornado+tupelo+1936-+centinaia+di+morti-52209