domenica 25 settembre 2016

Down in the Alley






Down in the Alley
Words & Music: Jesse Stone and the Clovers
Recorded: 1966/05/25, first released on “Spinout”

lunedì 19 settembre 2016

What now, What next, Where to




What now, What next, Where to
Words & Music: Don Robertson/Hal Blair
Recorded: 1963/05/26, first released on "Double Trouble

Marthy Lacker risponde ai fans


Premessa di Loretta Fornezza: 
Su questo sito www.elvis-express.com c'è una sezione dove Marthy Lacker risponde alle domande dei fans. 
Ho pensato di tradurre le domande/risposte più significative, perchè potrebbero essere anche le nostre domande. Si parla di musica, di vita privata, di pillole, di impersonators, insomma di tutto un po'.
Di seguito quindi le domande a Marthy Lacker e le sue risposte.
Spero di aver fatto un buon lavoro e soprattutto interessante  
***********************
James Freed chiede:
Sono sicuro che ti è già stato chiesto, ma anche io vorrei una risposta da te. 
Nella scena del taglio di capelli in Jailhouse Rock, come hanno potuto far sembrare che Elvis si fosse veramente tagliato i capelli?
Inoltre, Elvis ha detto che, tra i film che ha fatto, King Creole era il suo preferito ……….. negli anni ’70 ha mai parlato di fare un remake del film oppure tu pensi che ci poteva essere un sequel di questo film?
Vorrei anche chiederti che cosa pensi del film “Elvis meets Nixon” e di Rick Peters che ha interpretato Elvis

Marthy risponde: 
Per quanto riguarda la scena Jailhouse Rock gli avevano fatto una parrucca e tagliavano quella. Elvis non ha mai parlato di fare un remake o un sequel di King Creole

Invece il film “Elvis meets Nixon” è terribile e hanno reso Elvis un pagliaccio. 
Il ragazzo che interpreta Elvis è un idiota. Le persone che hanno fatto il film hanno voluto ridicolizzare Elvis. 
Io ho un buon senso dell’umorismo, ma questo film non mi ha divertito
---------------------------------------------------------------------------------------------------------
Andrew Lovett chiede:
Cosa ne pensi della scelta della EPE sull’impersonator Shawn Klush che, sia in pubblico, che in tv si comporta come se fosse Evis ?

Marthy risponde: :
Tanto per cominciare, tutti conoscono la mia opinione sugli impersonators: LI DETESTO!
Mi fa ridere la scusa che danno, dicendo che lo fanno per fare un tributo ad Elvis.
Quello che fanno è una misera imitazione, perché loro vorrebbero essere una star e si immaginano di indossare gli abiti di una super super star come era Elvis, perché questo offre loro un pubblico. Sfortunatamente, ci sono molti fans che si radunano per vedere questi pagliacci. 

---------------------------------------------------------------------------------------------------------
Clive Gilmore chiede:
Vorrei conoscere la tua reazione in merito alla stella sulla Walk Of Fame di Las Vegas e al fatto che Priscilla, Lisa Marie e la EPE non vogliono avere niente a che fare con questa cosa e se è vero che la realizzazione di questa stella dipende una raccolta di soldi, da parte dei fans .
Inoltre ti chiedo: come pensi reagirebbe Elvis se sapesse che sono i fans a dover pagare la stella? Quale pensi sia la ragione per cui Cilla, Lisa e la EPE non vogliono sostenere e appoggiare questo tributo al Re di Las Vegas?

Marthy risponde:

domenica 11 settembre 2016

So Glad You're Mine



So Glad You're Mine
Words & Music: Arthur Crudup
Recorded: 1956/01/30, first released on “Elvis”

lunedì 5 settembre 2016

Tupelo - Tornado del 1936

DAL LIBRO “ ELVIS AND GLADYS” di Eliane Dundy
(Traduzione di Loretta Fornezza)
Il 5 aprile 1936, quando Elvis aveva un anno, un tornado si abbatté  su Tupelo alle 21.04 di una domenica sera causando danni disastrosi.
Da quel giorno, tuttora gli abitanti di Tupelo  hanno un modo di dividere il tempo e gli eventi in due parti B.T. e A.T.: Before the Tornado and After the Tordano (prima e dopo il Tornado).
Il tornado uccise 235 persone a Tupelo, ferendone 350 e azzerando 45 blocchi della città “Sembrava come ci fosse un grappolo di carri merci che correvano assieme” racconta Magnolia Clanton. “Colpiva e sentivi la gente che urlava sulle strade e non sapevi dove stavi andando o che direzione avresti preso, da quanto ti sembrava di impazzire”
La spirale nera gigante tingeva di rosso fuoco il suo percorso sopra Tupelo e verso il sud ovest. La serata era afosa, il vento soffiava senza sosta. I lampi iniziarono ad abbagliare. Le funzioni religiose serali erano finite. La maggior parte delle persone era a casa propria.
Il tornado durò solo pochi minuti: dalle 21.04 alle 21.09 – ora in cui furono uccise intere famiglie. Distrusse quello che era la zona di insediamento dei neri a Tank Hill, scagliandone i corpi nel Gum Pond (grande stagno a Tupelo-)


Scoppiarono incendi e ci fu una stima di 900 case andate in frantumi. Le galline erano state private dalle loro piume e le mucche dalle loro corna.
Il palazzo di giustizia, le chiese e i cinema furono trasformati in ospedali. Roosvelt mandò aiuti nazionali e la Croce Rossa posizionò  le sue ambulanze alle stazioni.
Dove si trovava Elvis in quel terribile momento?
Fortunatamente sappiamo esattamente dove fosse e lui fu fortunato a trovarsi lì, visto che se la sarebbe cavata per un pelo.
Quella sera, Catherine Hall aveva portato la sorella di Vernon, Gladys Presley, con sé alla funzione serale alla Baptist Church. Improvvisamente sul fondo della chiesa apparve il padre della piccola Gladis, J.D. e gridò loro di correre fuori. Salirono di corsa nello scuola bus, insieme a Gladys, Vernon, Elvis, Minnie Mae e gli altri suoi figli.  Lo zio Noah, in macchina, li portò a casa sua visto che era più solida e più grande e potevano stare tutti assieme.  Gli uomini si misero in fila contro la parete sud della casa “abbracciando” le assi per contrastare quanto di peggio stesse per arrivare. Minnie Mae iniziò a perdere i sensi, ricorda Cathrine, poi si riprendeva e poi sveniva di nuovo. Gladys, con il suo bambino in braccio, stava seduta tranquilla, rannicchiata nell’angolo. Il tornado avvolse East Tupelo. La casa rimase intatta. Quando tutto era passato, riuscivano a vedere uno dietro l’altro lampi che si abbattevano sulla Main Town., Lo zio Noah disse agli uomini “Andiamo, avranno bisogno di aiuto”. E così, gli uomini si infilarono nello scuola bus e si diressero lungo l’argine verso Tupelo.
Quando Gladys ed Elvis arrivarono alla loro casa, la prima cosa che videro era che il tornado aveva letteralmente raso al suolo la Chiesa Metodista di San Marco, proprio al di là della strada, ma la loro casa non era stata toccata!

FOTO DELLA CHIESA




Si potrebbe pensare che la vicinanza del disastro, non dovrebbe aver impressionato granché un bambino di un anno, ma dal momento che la chiesa non venne ricostruita, per parecchi anni,  Gladys e Vernon ogni giorno avrebbero parlato di quel miracolo ve aveva salvato la loro casa e le loro vite, mentre guardavano le  fondamenta dell’edificio in mille pezzi,
E’ possibile che tutto ciò abbia aggiunto  al piccolo Elvis, delle sensazioni di trionfo sul fatto che in seguito avrebbe potuto sopravvivere ancora?

TUPELO ORIGINALE CASA DI ELVIS



Nota sotto la foto: Questa casa sembra essere degli anni 50 o forse anche precedente, quando la casa era in uso. Come si può notare non c’è alcuna altalena nel portico …..






Nota sotto la foto:  I copyrights appartengono a chiunque l’abbia fotografata, che non è identificato per altri luoghi.  Per la prima volta furono pubblicate nell’ottobre 1964, su Elvis Monthly (penso sia un fan club del tempo). Fu lo stesso Vernon che mostrò la casa  ai fotografi.






Tra il 5 ed il 6 Aprile del 1936 il Sud Est degli USA venne sconvolto da una serie di tornado, per la precisione 17, che portarono alla morte ben 436 persone. Sebbene il grosso dei tornado si concentrò tra Tupelo (Mississippi) e Gainesville (Georgia), altri distruttivi fenomeni vorticosi associati colpirono anche le cittadine di Columbia (Tennessee), Anderson (South Carolina) ed Acworth (Georgia). Oltre ai tornado furono registrati numerosi allagamenti lampo associati alle tempeste, che provocarono milioni di dollari di danni.

Il tornado di Tupelo è stato il quarto in termini di morti nella storia degli Stati Uniti d'America; intere famiglie sono infatti morte perchè non furono avvertite del pericolo imminente e vennero quindi colte di sorpresa. Il piccolo Elvis Presley (che all'epoca dei fatti aveva solo un anno) e la madre invece sopravvissero a questo tremendo tornado, che toccò il livello massimo F5 della scala Fujita. Circa 233 furono i morti in città.




Dopo aver colpito Tupelo, il violento sistema temporalesco raggiunse l'Alabama e nella notte sul 6 Aprile e si portò fin verso la Georgia. Qui, per la precisione nella località di Gainesville, alle 8.30 del mattino un doppio tornado investì la zona e provocò 203 morti. Il tornado in questo caso raggiunse il grado F4 della scala Fujita e resta annoverato come il quinto in fatto di vittime nella storia nord americana. Causò 13 milioni di dollari (dell'epoca) di danni.

Fonte: http://www.3bmeteo.com/giornale-meteo/tornado+tupelo+1936-+centinaia+di+morti-52209




venerdì 2 settembre 2016

I Believe In The Man In The Sky



I Believe In The Man In The Sky
Words & Music: Richard Howard
Recorded: 1960/10/30, first released on “His Hand in Mine”

domenica 28 agosto 2016

Intervista ad Alanna Nash: The Colonel

Il Colonnello: La storia straordinaria del Colonnello Parker e Elvis Presley

Intervista all’autrice Alanna Nash


D. Innanzittutto voglio congratularmi con te su questo libro! L’ho letto, come se fosse trattato di una storia misteriosa del rock ‘n roll. Appare come una storia vera che sembra una fiction.
So che, precedentemente, hai scritto un libro sulla Memphis Mafia ed Elvis? Cosa ti ha portato a scrivere questo libro?

AN : Grazie per le belle parole. Per tutto il periodo dedicato a fare ricerche e scrivere il libro, mi sentivo come un detective del rock’n’ roll!! Lo dico seriamente, ero così affascinata su quello che stavo verificando, che ho deciso di raccontarlo alla gente. E’ stato estremamente difficile, mantenere tutto in ordine, nei 6 anni necessari, a completare la storia.
Per rispondere alla tua domanda, il libro verte su un paio di situazioni. Una riguarda quando scrivevo il libro “Elvis Aaron Presley: Rivelazioni della Memphis Mafia”, con Billy Smith, Marty Lacker e Lamar Fike, andai a Las Vegas 3 volte, dove incontrai il Colonnello e la sua seconda moglie, Loanne, cercando di convincerlo a prendere parte al libro.
I ragazzi erano duri nei confronti di Parker, e volevo dargli la possibilità di difendersi. Pensavo anche che, sarebbe stato un bel colpo avere la sua versione dei fatti, in risposta alle responsabilità che gli sono state attribuite, dallo stato del Tennesse, riguardo alla sua pessima gestione di Elvis. Non ha voluto collaborare sul libro, ma grazie a questi incontri, sono rimasta notevolmente affascinata da lui, anche se, psicologicamente parlando, aveva qualcosa del predatore e di sconcertante. Per essere schietta, nella sua personalità, estremamente forte, riusciva ad essere impaurito, spaventato. Tuttavia, sono arrivata al punto di affezionarmi a lui. Volevo conoscere, esattamente,com’era la sua storia, tutta la storia. Quando morì, il mio agente mi suggerì di scrivere la sua biografia.
Negli ultimi anni, della sua vita, già gli avevo proposto di aiutarlo a fare un libro, ma lui rifiutò. Così decisi che, il giorno in cui fossi riuscita a capire, chi era e cosa fosse successo, veramente, avrei scritto un libro.

D. Quale è stata la reazione al tuo libro, da parte di coloro che hanno conosciuto Elvis e Parker? Sono anche curioso di sapere se hai avuto qualche riscontro dalla sua ultima moglie, Loanne?

AN: Non ho sentito Loanne direttamente, e vorrei che venisse detto che ne ho una grande ammirazione. Può essere stato difficile per lei, ma è una donna incredibilmente forte e molto intelligente, nessuno avrebbe potuto essere più devota al Colonnello, se non lei. E’ stato molto fortunato ad averla al suo fianco. Al momento attuale, ogni reazione al libro ha già superato ogni confini. Sono già stata sia elogiata, che insultata. Quello che mi aspettavo era, una censura da parte di persone come Joe Esposito. Molte persone sono state veramente leali con il Colonello, e non voglio perdere tempo a dare spiegazioni di ogni cosa che racconta il libro. In verità, loro non capiscono che, per molti versi, il libro è un elogio a Parker. Mentre non giustifico e difendo alcune delle sue decisioni negli affari e ho tentato di spiegarglielo.
Devo dire che ero anche molto ansiosa di sapere come, avrebbe reagito al libro, la sua famiglia (a parte Loanne), soprattutto la storia dell’omicidio. Con mia grande sorpresa e sollievo, so che per alcuni membri della famiglia, sia in America che in Olanda, dicono che ritengono impossibile che abbia ucciso Anna Van Den Enden, e che invece, sia stato un incidente in un momento di collera. Ecco ciò che penso sia successo. Se lo ha fatto, non è stato premeditato. E’ stato uno scatto d’ira e ha passato la sua vita pagando per questo, lontano dalla sua famiglia e rinunciando al suo paese. In qualche modo, va capito.
Se, davvero, ha ucciso quella ragazza, certamente dentro di sé, se ne è tormentato, e ha dovuto impegnarsi, in una ginnastica mentale molto pesante, per inquadrare la sua vita e continuare. Naturalmente, tutto assume un altro colore, per quanto riguarda il modo in cui ha gestito Elvis, nel senso che, quello che ne ha pagato il prezzo è stato proprio Elvis, stando con lui.

D. Nel libro, racconti che hai avuto tre incontri con Parker. In quale contesto erano fatti gli incontri, per poterlo intervistare? Sapeva che stavi lavorando su un libro? E, ancora più importante, sei riuscita ad avere informazioni, veramente, significative, da lui oppure erano delle semplici visite per carpire il suo carattere ed i suoi modi di fare?


AN: Ti darò un’unica risposta. Era impossibile intervistarlo! Non l’avrebbe permesso. Tutto quello che potevi fare era, essere presente, quando dava un ricevimento e parlava di quello che lui voleva parlare. Non esisteva qualcosa tipo fargli domande, perché si sarebbe arrabbiato e “fatto casino”, tanto per dire. Su questo, c’è un pezzo nel mio sito www.colonelparker.com, chiamato “Lunch with the Colonel (A pranzo con il Colonnello)”, e’ un frammento di una prefazione che avevo, originariamente, scritto per il libro, e poi buttato, perché il manoscritto è diventato pesante. Effettivamente, involontariamente, Parker mi ha dato una serie di informazioni importanti, che sono finite nel libro THE COLONEL. Era ipnotizzante ad osservare la sua personalità e il suo portamento. Sono anche convinta che fosse pienamente cosciente di qualunque cosa e chiunque fosse intorno a lui. Non gli sfuggiva niente. Io credo che questo succeda, istintivamente, se sei un adulatore o se sei qualcuno che scappa, che sia per situazioni di illegalità o per segreti molto oscuri.

D. C’è una storia nel libro su Elvis che, per un breve periodo negli anni 70, era lì lì per licenziare Parker. Tuttavia, uno dei suoi stratagemmi favoriti, per prevenire di essere scaricato dai suoi clienti, era dire qualcosa d’effetto tipo “Bene, ma prima dobbiamo saldare i conti”, presentando, immediatamente, pile di ricevute, che aveva solo lui. Evidentemente, questo fece in modo che Elvis restasse con il Colonnello. Ritengo che negli anni 70, Elvis fosse talmente dipendente dalle droghe (e dalla cattiva situazione finanziaria) che non avrebbe, nemmeno preso in considerazione di lasciare Parker. Credi veramente, che Elvis avrebbe lasciato Parker definitivamente?

AN: Larry Geller ha rivelato che Elvis voleva farlo ed io, in generale, dò molto credito a quello che dice Larry. Penso che l’abbia detto quando ha capito bene come fosse, e non l’avrebbe infiorato o trattenuto. A questo riguardo, non puoi considerare altra intervista, che sia migliore di quella di Larry, e la tua opinione sull’Elvis degli anni 70 è certamente corretta.
Un motivo per il quale si poteva ricredere, sulla sua decisione di lasciare Parker, era che, in realtà, non aveva nessuno come manager sostitutivo. Le persone che aveva contattato per rivestire quel ruolo per lui, non l’avevano considerato. Perciò si trovava in un limbo, senza sapere come e dove girarsi. Francamente, non credo che Parker gli avrebbe permesso di farsi licenziare. Se ne sarebbe uscito con qualcosa per trattenerlo, perché Elvis era uno scudo umano, contro tutte le sue sventure. Non poteva permettersi di perderlo!

D: Uno dei passaggi più affascinanti del tuo libro è quello dove racconti di quando negli anni ‘60, Parker costrinse Elvis a fare quei brutti films (anche con le sue peggiori canzoni), e involontariamente salvò Elvis dal destino di altre stars degli anni 50, così, dalla fine degli anni 60, ci ha potuto regalare la sua grande musica.
D: Pensi che Elvis avrebbe potuto realmente competere, con l’invasione britannica e l’ondata psichedelica? Oppure è una di quelle eterne domande, tipo Elvis avrebbe avuto successo, senza Parker?

lunedì 22 agosto 2016

Danny




Danny
Words & Music: Fred Wise/Ben Weisman
Recorded: 1958/01/23, first released on “A Legendary Performer, Vol. 3”

giovedì 18 agosto 2016

ARTICOLI APPARSI SUI GIORNALI DEL 18-08-1977

ARTICOLI APPARSI SUI GIORNALI DEL 18-08-1977




"UN ULTIMO SGUARDO ALLA STELLA CADUTA, ATTIRA I FEDELI "
 The Commercial Appeal – Nashville –
"Un numero stimato che va dalle 50.000 alle 100.000 persone ha visitato Graceland durante la giornata di mercoled’ 17 agosto, per dare il loro omaggio……. La salma di Presley si trovava nell’atrio, subito dopo la porta principale. Da quando Presley la scuistò nel 1957, è’ la prima volta che la casa viene aperta al pubblico. Per tutto il giorno la gente ha fatto la fila per trovarsi nel foyer. I visitatori, non appena visto la salma….. venivano velocemente indirizzati verso l’esterno della casa. I cancelli sono stati chiusi alle 18.30, con dolore dei molti fans e alle 18,00 si stima che 10.000 persone erano ancora in fila, mentre nella casa sono entrate da 20 a 25.000.persone "
"Eddie Fadal, che si definisce amico di di Elvis da una vita, è uscito dalla casa per dare ai giornalisti una foto che è stata scattata all’interno. “Tutto molto tranquillo” dice “Le persone sono sedute intorno alla bara, ma sono tutti abbattuti.” Fadal dice che Ginger Alden, l’ultima fidanzata del cantante, ha preso bene la sua morte, ma che per Priscilla Presley, l’ex moglie del cantante e madre della loro figlia, Lisa è molto molto dura”

“IL FUNERALE DI ELVIS” – The Tennessean - Nashville
"C.W. Bradley, ministro della Woodvale Church of Christ fa una breve cerimonia nella casa “Siamo qui per onorare la memoria di un uomo amato da milioni di persone…….. ma Elvis era un essere umano fragile e avrebbe dovuto essere il primo ad ammettere la sua debolezza. Forse a causa della rapida ascesa al successo e alla fortuna, è stato indotto in tentazioni che, altrimenti, non avrebbe conosciuto mai. Elvis non voleva che si pensasse che lui fosse senza difetti e non facesse errori. Ma ora che se n’è andato, io credo sia molto più d’aiuto ricordare le sue buone qualità e spero che lo facciate anche voi.”


“IL FUNERALE SILENZIOSO E PRIVATO DI ELVIS” - The Tennessean – Nashville
Alle 14, si è tenuto il servizio funebre di Elvis Presley, nella stanza della musica collegata con la sala da pranzo. Durante la cerimonia un quartetto gospel ha cantato “How Great Thou Art” e “Sweet, Sweet Spirit”. Dopo che erano state dette anche le ultime parole, gli ospiti hanno lasciato da solo, Vernon Presley, il padre del cantante. La macchina di Vernon Presley ha guidato la processione, quando subito dopo le 15.30 gli ospiti e i membri della famiglia hanno lasciato la casa. Alla macchina seguiva il carro funebre bianco che trasportava la bara. Il carro funebre era seguito dalla ex moglie Priscilla, il viso nascosto da un velo, tenendo per mano la figlia di 9 anni, Lisa Marie

“IL RE DEL ROCK ‘N ROLL E’ STATO SEPOLTO”
La bara coperta di fiori di Elvis Presley è stata portata nel luogo del riposo al Forest Hill Midtown Cemetry.” La cripta nel mausoleo, dove era stato messo il corpo, è stata sigillata e attaccata con mortai, e successivamente coperta con una lastra di marmo.”



“IL COLONNELLO MANTIENE IL CONTROLLO” Memphis- The Tennessean (Nashville)
“Ieri si è appreso che il Colonnello Parker, l’uomo che Elvis Presley ha definito come “colui che mi ha fatto diventare quello che sono”, per il momento, rimarrà in carico per seguire gli affari del cantante”. Joe esposito ha detto “Quando ha saputo dell’attacco di cuore, lui (Parker) stava organizzando i dettagli, per il nuovo tour nel New England,..”

I FANS COMBATTONO PER SCRUTARE ELVIS - The Herald - Melbourne, August 18

Memphis Tennessee, Mercoledì. – Oggi, più di 75.000 persone costernate, in lacrime, singhiozzanti e agguerrite per vedere il corpo di Elvis … Naturalmente dall’Americano arrivano altre parole, ma questa volta la prima pagina è dedicata al 100% ad Elvis. A WASHINGTON il Presidente Carter ha fatto un discorso sulla morte del Re del Rock ‘n Roll: “Era un simbolo della vitalità, delle ribellioni e del buon umore degli Stati Uniti” ha detto il Presidente Carter. (tuttavia la Casa Bianca non dichiara giornata di lutto nazionale, come suggerito da migliaia di telefonate) Nel fine settimana, la stampa australiana si barcamena nella cosa con le sue parole, ma ora rendendosi conto dello stato d’animo del pubblico, ha cambiato con un approccio più positivo. Un esempio di entrambe le opinioni è nel seguente articolo.




I FANS DI ELVIS FANNO GRANDI SPESE - The Age - Melbourne, Saturday, August 20

Melbourne……………Non è niente se non una città in agitazione. La morte di Elvis Presley, il “Re” del Rock, ha lasciato scossa molta gente e costantemente in lacrime. I negozi di dischi della città, hanno riportato il più grande incremenento delle vendite dei dischi di Elvis Presley che si sia verificato in molti anni e hanno bombardato di richieste la RCA, l’etichetta di Elvis, per rifornire gli stock. Contemporaneamente, la RCA Australia ha proclamato agosto, come il mese di Elvis Presley e ha rifornito i magazzini con dischi extra. Ma già a sera, tutto era stato accaparrato.
I commessi dicono che i clienti vanno dai teenagers a gente di 80 anni, e che è stato l’argomento del giorno.
All’Allans Music in Collins Street (Melbourne City) è stata completamente rifatta una vetrina, con soli dischi di Elvis e un grande poster di lui, il tutto drappeggiato con una tenda nera.
Le radio entrano in azione, dal momento le news telegrafano annunciano la tragedia scioccante, poco prima delle 7.30, The Green Guide ha tutti i dettagli. The Green Guide, ancora oggi, è la guida radio televisiva.
La notizia è preceduta da un elogio di quattro suoni di campana, che normalmente viene usato per le morti dei presidenti o dei reali. Stan Rofe, il 40enne padre dei Dj di Melbourne , la sente nell’aria, al tavolo della colazione………. E smette di mangiare. “Non me la sentivo di andare a lavorare, ma poi ho pensato che potevano aver avuto bisogno di me, per aiutarli a fare un tributo” dice. Rofe manda in onda l’Ora di Elvis Presley dal 1957-68. Elvis Presley mi ha iniziato al rock ‘n roll. Era un’ispirazione. Senza Presley, non credo che sarei mai diventato un disk jockey e le radio, oggi, sarebbero molto diverse…. Dice Rofe



18 Agosto 1977 - Il Funerale



IL FUNERALE








PRISCILLA PRESLEY - Dal libro “Elvis and Me” di Priscilla Presley (pubb. 1987)


Rimasi seduta nella camera della nonna per quasi tutto quel pomeriggio, nel momento in cui migliaia di partecipanti in lacrime, arrivati da tutto il mondo, offrivano i loro omaggi alla bara. Molti piangevano, alcuni uomini e donne svenivano. Altri indugiavano davanti alla bara, rifiutandosi di credere che si trattasse proprio di lui.

Era veramente amato, ammirato e rispettato. Aspettai che arrivasse il momento giusto per Lisa e per me, per salutarlo. Avvenne in tarda serata ed Elvis era già stato spostato nel soggiorno, dove avrebbe avuto luogo il funerale. C’era calma tutti se n’erano andati.Io e Lisa Marie, insieme rimanemmo in piedi, immobili davanti a lui, cariche di emozioni. “Sembri così in pace, Sattnin, così riposato. So che là troverai la felicità e tutte le risposte che cercavi” poi scherzai “Ti prego solo di non creare problemi al cancelli del Paradiso!”.

Lisa mi prese la mano e insieme infilammo al suo polso sinistro un grazioso braccialetto d’argento, raffigurante una madre e un bambino che si tengono per mano, “Ci mancherai tanto!”

Sapevo che la mia vita non sarebbe stata più la stessa.

Il Colonnello venne al funerale vestito con il suo solito cappellino da baseball, camicia e pantaloni sportivi.

Mascherava le sue emozioni come meglio poteva. Per lui, Elvis era stato come un figlio.

Il Colonnello veniva considerato un uomo d’affari senza cuore, ma in realtà era rimasto fedele e leale ad Elvis, anche quando era iniziato il declino della carriera di Elvis.

Il giorno del funerale chiese a Vernon di firmare un’estensione del suo contratto, come manager di Elvis.

Stava già facendo i suoi piani per tenere alto il nome di Elvis. Aveva agito velocemente, per paura che visto che Elvis se n’era andato, Vernon sarebbe stato troppo distrutto per gestire correttamente le infinite proposte e richieste che già spuntavano all’orizzonte. E Vernon firmò.


Al servizio funebre, Lisa ed io eravamo sedute con Vernon e la sua fidanzata, Sandy Miller, Dodger, Delta, Patsy, i miei genitori, Michelle, e il resto della famiglia.

C’erano anche George Hamilton, Ann-Margret con suo marito.

Ann mi espresse la sua simpatia in modo talmente spontaneo che sentii un legame sincero verso di lei.

J.D. e gli Stamps cantarono i brani gospel che Elvis preferiva. Fu Vernon a scegliere il predicatore, un uomo che conosceva bene Elvis e che parlò molto della sua generosità.

Elvis probabilmente avrebbe riso e detto a suo padre “Non potevi chiamare un comico o qualcosa di simile?”

Elvis non avrebbe voluto vederci così addolorati.

Dopo il servizio ci dirigemmo verso il cimitero, dove io e Lisa eravamo in macchina con Vernon e Sandy.

Era a tre miglia di distanza e lungo tutto il percorso, entrambi i lati della strada erano pieni di gente e altre migliaia erano al cimitero.

I portatori della bara (Jerry Schilling, Joe Esposito, George Klein, Lamar Fike, Billy Smith, charlie Hodge, il Dr. Nick e Gene Smith) appoggiarono la bara nel mausoleo in marmo dove, finalmente, Elvis poteva riposare.


Anche in cimitero ci fu una breve cerimonia e, uno ad uno, tutti camminarono vicino alla bara. Ci fu chi la baciò, chi la toccò e chi, come ultimo saluto, disse poche parole.

Prima che io e Lisa tornassimo a L.A., Vernon mi chiamò nel suo ufficio.

Era distrutto dal dolore. Sapevo indicargli qualcuno che potesse aiutarlo a capire perché suo figlio era morto?

Non l’ha mai accettato veramente e credo che si sia portato dietro questo dolore fino alla sua morte, così come, in seguito, anche la nonna non riuscì mai a riprendersai dalla morte di Vernon

PRISCILLA PRESLEY - Dal libro “Elvis By The Presleys“ (pubb. 2005)

mercoledì 17 agosto 2016

16 Agosto 1977 - di Paolo Meucci



              





E’ il 16 agosto 1977.... dopo che Elvis è stato allo studio del suo dentista per la pulizia dei denti e l’otturazione di un paio di carie, appena passata mezzanotte ritorna a Graceland.
Rimane sveglio insieme alla famiglia ed il suo staff tutta notte sino alle prime ore del mattino, per definire gli ultimi dettagli del prossimo concerto, che inizierà da Portland nel Maine.
Elvis è nervoso è passato l’effetto dell’anestesia, sente dolore ai denti e chiede di andare al Baptist Memorial Hospital a prendergli delle pillole di Dilaudid, un analgesico potentissimo. Ne ingerisce 6 senza risultato. Alle 4 del mattino fa una partitina di squash con suo cugino Billy Smith.
Poi si siede al pianoforte, suona un paio di gospel e poi Blue Eyes Crying In The Rain; quella canzone gli piace e lo rilassa.
Alle 5, torna da Ginger, in camera da letto e assume un’altra dose di pillole,ma ancora non riesce a prendere sonno e, un paio di ore dopo, ingoia altre pasticche.
Alle 8.30 prende l’ennesima dose di medicinali. Alle 9.30 Elvis decide di andare in bagno per continuare a leggere il libro che lo stava appassionando "The Scientific Search For The Face Of Jesus" ...

Sono le 14:30, fa molto caldo, una di quelle giornate afose, tipiche del sud degli Stati Uniti, in casa Graceland tutti si stanno preparando per il viaggio della sera, alle 19.00 il Lisa Marie si alzerà in volo per Portland.
Al Strada, fidatissima guardia del corpo di Presley sta preparando il baule con gli abiti di scena; a pochi metri da lui, Joe Esposito che sta verificando i dettagli del viaggio.
Ginger Alden non riesce a trovare Elvis nella villa; prova quindi a cercarlo in bagno.
Ginger lancia un urlo... trova Elvis disteso in terra, privo di sensi con il viso pallido; prende l’interfono e chiama Al, dicendo presto…vieni subito in bagno… Elvis è svenuto.
Arriva e subito Al si rende conto della tragedia allora chiama per interfono e dice a Joe… sali immediatamente… c’è bisogno di te.
Quando arriva Joe vede Elvis per terra e nonostante la bocca sia bloccata, ha la sensazione di percepire un soffio d’aria uscire dai polmoni.
Prova a praticargli un massaggio cardiaco ma, subito dopo preferisce prendere chiamare il 911; intanto pochisso dopo arriva papà Vernon Presley,.... entra in bagno. È sconvolto. "Elvis non ci lasciare…", continua a ripetere tra le lacrime.
Arriva anche il dottor Nichopoulos avvisato prontamente da Al, ma ogni tentativo di rianimazione risulta vano.
Il corpo ormai esanime di Elvis viene trasportato di gran fretta al Baptist Memorial Hospital, Trauma Room n. 1.
Si racconta che Elvis nudo era disteso su un tavolo di metallo, con un incisione che andava dalla gola all'addome probabilmente per un massaggio cardiaco.
Inoltre viene effettuata una lavanda gastrica per svuotare lo stomaco dall’infernale miscuglio di droghe.
Malgrado tutti i tentativi fatti dai medici per salvargli la vita, intorno alle ore 13.30 Elvis è spirato… muore all'età di 42 anni; se n’era andato così, in silenzio,... da solo, nella stanza più remota della sua casa.

La notizia della morte viene data verso le 15 del pomeriggio quando il dottore Nichopoulos, portavoce dell'équipe medica dichiara sommariamente alla stampa e in TV : Elvis Presley è morto "per aritmia cardiaca".
Alle 16, davanti al cancello di Graceland e di fronte a centinaia di telecamere e di microfoni, Vernon Presley dice semplicemente:
My son is gone (mio figlio se n’è andato)
Il padre di Elvis Vernon, quello stesso pomeriggio, chiede che l'autopsia abbia carattere "privato", il che significa che, grazie ad una legge dello stato, tutti i risultati dell’ autopsia potranno rimanere segreti per 50 anni.
Lo stesso giorno si esegue l’autopsia della durata di 3 ore alla quale parteciperanno dieci medici.
L’autopsia rivelerà che nel corpo di Elvis c’erano quattordici sostanze chimiche diverse, di cui dieci sopra i limiti tollerabili dal fisico umano.
La notizia della morte di Elvis si diffuse con la velocità della luce ed in breve tempo fa il giro del mondo, mettendolo sotto shock tutti; giovani, adulti e meno giovani che si riconoscevano in quell'idolo rimasero attoniti.
Vi furono scene di disperazione e di isterismo e qualche tentativo di suicidio.
In pochissime ore più di 80.000 persone si accalcavano davanti ai cancelli di Graceland. I fiorai di Memphis furono subissati di richieste di corone di fiori.
Furono organizzati dei voli speciali per trasportare omaggi da ogni angolo dell’America.
Il funerale si è svolto il 18 agosto a Graceland, seguito in diretta televisiva da milioni di persone. Fuori dai cancelli c’era una folla oceanica che attendeva il corteo funebre per accompagnare il Re nel suo ultimo viaggio e dargli l’ultimo saluto.
Il corpo di Presley fu sotterrato al “Forrest Hill Cemetery” accanto a quello della madre Gladys.
Purtroppo a causa di un tentativo di furto della salma avvenuto verso la fine di agosto, fu quindi trasferito il 2 ottobre nel “Meditation Garden” di Graceland dove riposa tuttora.

Elvis Presley non solo è morto per raggiungere il Paradiso, ma per trasformarsi definitivamente in leggenda....!
Dico una preghiera per lui e tutti quanti facciamo un momento di silenzio per ricordarlo, per ricordare il suo messaggio d'amore e facciamo lo stesso anche tutti noi,... diamo amore... sempre !


Paolo Meucci


https://www.facebook.com/groups/elvisitaly/permalink/757243427712464/

martedì 16 agosto 2016

16 Agosto 1977 - I commenti e le reazioni

LA FAMIGLIA


PRISCILLA PRESLEY - Dal libro “Elvis and Me” di Priscilla Presley (pubb. 1987)

Era il 16 Agosto 1977, una giornata coperta e afosa, non una tipica giornata del sud della California. Quando uscii nell’aria c’era una quiete, una calma innaturale, che non mi era mai capitato di percepire prima. Avrei quasi voluto tornare in casa, tanto ero incapace di scrollarmi di dosso il mio disagio. Quella mattina avevo un appuntamento e verso mezzogiorno dovevo incontrare mia sorella Michelle.
Sulla strada per Hollywood mi resi conto che l’atmosfera non era cambiata e sembrava ancora silenziosa e deprimente e aveva iniziato a piovigginare.
Appena infilai Melmose Avenue, vidi Michelle all’angolo, con uno sguardo preoccupato. “Cilla, mi disse appena mi fermai, “ho appena ricevuto una telefonata da papà. Joe sta cercando di rintracciarti. E’ successo qualcosa ad Elvis. E’ in ospedale”.
Joe Esposito era il road manager di Elvis e il suo braccio destro. Mi sentii gelare! Se mi stava cercando, doveva essere successo qualcosa di terribile.
Dissi a Micelle di prendere la sua macchina e seguirmi a casa.
Feci un’inversione a U in mezzo della strada e guidai come una pazza.
Elvis era entrato e uscito dall’ospedale tutto l’anno. C’erano volte in cui non era veramente malato, ma lo faceva per prendersi un po’ di riposo, per stare lontano dalle pressioni e magari dalla noia. Non c’era mai stato niente di veramente serio.
Pensai a nostra figlia, Lisa, che era a Graceland con Elvis e sarebbe dovuta rientrare quel giorno.
“Dio mio, pregai, fa che sia tutto a posto. Fai in modo che non gli sia successo niente, ti prego, buon Dio!!
Superai ogni semaforo rosso e quasi colpii una dozzina di macchine. Finalmente arrivai a casa e, mentre entravo in garage, da dentro casa sentii il telefono che squillava.
“Ti prego non riattaccare”, pregavo saltando fuori dalla macchina e correndo verso la porta. “Arrivo” gridavo”.
Cercavo di inserire la chiave nella serratura, ma la mia mano non smetteva di tremare.
Finalmente entrai in casa, alzai il ricevitore e urlai: “Pronto, Pronto!”
Tutto quello che riuscivo a sentire era l’eco di una chiamata che arrivata da lontano, poi improvvisamente una voce rotta e debole disse
“Cilla, sono Joe”
“Joe, cosa è successo?”
“Si tratta di Elvis”
“Oh Dio mio. Non dirmi”
“Cilla, è morto!”
“Joe, Non dirmi una cosa simile. Ti prego!”
“L’abbiamo perso!”
“No. No!” Lo pregai di rimangiarsi tutto. Invece rimase in silenzio
“L’abbiamo perso…..”
La sua voce si ruppe ed entrambi iniziammo a piangere.
“Joe, dov’è Lisa?” domandai
“Sta bene. E’ con la nonna”
“Grazie a Dio. Joe manda un aereo a prendermi, per favore. Presto, voglio tornare a casa”

Riagganciai il telefono. Mia madre e Michelle erano appena arrivate, mi abbracciarono e scoppiammo a piangere abbracciandoci l’un l’altra.
Dopo pochi minuti il telefono suonò di nuovo. Per un attimo pensai ad un miracolo: mi stavano chiamando per dirmi che Elvis era ancora vivo, che stava bene e che tutto era stato un brutto sogno.
Ma non c’era nessun miracolo “Mamma, Mamma” diceva Lisa “E’ successo qualcosa a papà”
“Lo so, bambina mia” sussurrai “Arrivo subito. Sto aspettando l’aereo”
“Mamma, stanno tutti piangendo”
Mi sentivo sfinita, disorientata. Cosa potevo dirle? Non riuscivo a trovare le parole per consolarla. Lisa non sapeva ancora che suo padre era morto. Tutto quello che riuscivo a dire ripetutamente era “Arrivo appena posso. Cerca di rimanere nella stanza della nonna, lontana da tutti”
Nel sottofondo riuscivo a sentire la voce di un Vernon disperato che gemendo, diceva “Mio figlio se n’è andato, Buon Dio, ho perso mio figlio”.
Fortunatamente l’innocenza dei bambini provvede alla loro protezione. Per lei la morte non era ancora una cosa reale. Mi disse che sarebbe andata a giocare con Laura, la sua amica.
Riagganciai il telefono e uscii stordita e ancora sotto shock.
I media stavano già trasmettendo la news. Il mio telefono non smetteva di suonare, con amici che cercavano di affrontare lo shock, membri della famiglia che volevano avere spiegazioni e la stampa che faceva domande.
Mi chiusi in camera mia, dando istruzioni che non volevo parlare con nessuno e volevo rimanere sola. Volevo morire!!!!
Negli ultimi anni eravamo diventati ottimi amici, ammettendo i nostri errori del passato e avevamo iniziato quasi a ridere dei nostri difetti.
Non riuscivo ad affrontare la realtà che non l’avrei più rivisto vivo. Lui c’era sempre stato per me. Avevamo un forte legame. Eravamo diventati molto uniti, ci capivamo di più e avevamo più pazienza l’uno con l’altro, più di quando eravamo sposati.
Avevamo persino parlato che un giorno………… Ed ora se n’era andato!
Ricordo la nostra ultima telefonata, qualche giorno prima. Era di buon umore e parlava del suo imminente prossimo tour di 12 giorni. Aveva perfino riso, mentre mi diceva che, come sempre il Colonnello aveva tappezzato con i suoi posters la prima città del tour e che già prima del suo arrivo, i suoi dischi venivano ripetutamente trasmessi. “Caro vecchio Colonnello” disse Elvis “E’ da tanto che siamo insieme e ancora fa le stesse cose. C’è da stupirsi che la gente ancora compri quelle cose”
Adoravo sentire la risata di Evis, qualcosa che era diventata sempre più rara.
Solo qualche giorno prima di quella telefonata l’avevo sentito giù di morale e stava pensando di rompere con Ginger Alden, la sua ragazza.
Lo conoscevo abbastanza bene per sapere che, per lui, questa non sarebbe stata una mossa facile da fare.
Se solo avessi saputo che sarebbe stata l’ultima volta, gli avrei parlato, gli avrei detto tante cose, cose che volevo dirgli e che non avevo mai fatto, cose che avevo tenuto dentro di me per molti anni, perché ritenevo non fosse mai il momento giusto.
Per 18 anni, Elvis era stato parte della mia vita.
Quando lo incontrai avevo appena 14 anni.
Elvis mi aveva insegnato tutto: come vestirmi, come camminare, come truccarmi e come acconciarmi i capelli, come comportarmi, come amare.
Nel corso degli anni era diventato mio padre, mio marito ed era molto vicino a Dio.
Ora se n’era andato e mi sentivo molto sola e spaventata, come mai mi sono sentita nella mia vita.
Prima che arrivasse il Lisa Marie, le ore passavano lentamente.
Dietro le porte chiuse stavo seduta e aspettavo, ricordando la nostra vita insieme con le sue gioie, i dolori, la tristezza e i trionfi.
Ci imbarcammo sul Lisa Marie verso le 21 di quella stessa sera: i miei genitori, Michelle, Jerry Schillin, Joan Esposito e alcuni amici stretti. All’inizio mi sedetti da sola, in disparte, Poi andai in fondo all’aereo, nella camera da letto di Elvis. Mi distesi, incapace di credere che Elvis era morto veramente.
Ricordai le battute che Elvis faceva sempre sulla morte. Diceva: “Devo portar qualcosa per quando lascerò questa terra” e così iniziò ad indossare al collo una catena, dove c’erano sia la croce che una Stella di David. Ci scherzava su, dicendo che voleva essere tutelato in tutti i campi, non si sa mai che per un dettaglio si ritrovasse a perdere il Paradiso.
Il viaggio sembrava non finire mai.
Appena arrivammo a Memphis, ero completamente intontita.
Onde evitare la folla di fotografi, c’era una limousine che ci aspettava, e partimmo verso Graceland a tutta velocità. Lì incontrammo le facce sconvolte, incredule e agitate dei parenti, degli amici stretti, delle cameriere, di tutte quelle persone che erano rimaste con noi per molti anni. Avevo passato la maggior parte della mia vita con loro e ora le vedevo distrutte.
La maggior parte della famiglia di Elvis – Vernon, la nonna, sue figlie Delta e Nash ed altri – erano riuniti nella stanza della nonna, mente i suoi amici e i ragazzi che avevano lavorato con lui, erano quasi tutti nel soggiorno.
Tutti gli altri camminavano su e giù per le stanze, silenziosi e composti, guardandosi intorno increduli.
Lisa era fuori in giardino, con un’amica e correva con il golf cart che suo padre le aveva regalato. All’inizio rimasi affascinata nel vedere come fosse capace di giocare in un momento così, ma quando parlai con lei, mi resi conto che ancora non aveva realizzato la gravità di quanto successo.
Lisa aveva visto l’ambulanza che portava via suo padre e, in quel momento, per lei Elvis era ancora nell’ospedale, perciò era confusa.
“E vero?” mi chiese “E’ vero che mio papà se n’è andato veramente per sempre?”.
Ancora una volta rimasi senza parole. Era la nostra bambina: era già difficile per me trovare conforto per la morte di Elvis ed ora non sapevo come dirle che non l’avrebbe visto mai più.
Feci cenno di sì con la testa e la presi tra le mie braccia. Ci abbracciammo e poi lei corse via e riprese a correre con il golf cart.
Adesso capivo che il suo era un modo per evitare la realtà.
La notte fu senza fine. In molto di noi stavamo seduti intorno al tavolo ed è lì che venni a sapere com’ è successo.
Mentre ascoltavo il racconto di come si erano svolti i fatti nelle ultime ore di vita di Elvis, mi sentivo che stavo sempre più male. C’erano talmente tante domande in sospeso. Elvis era stato praticamente lasciato solo per tutto quel tempo.
Improvvisamente mi resi conto che avevo bisogno di stare sola.
Salii di sopra, nella suite privata di Elvis, dove avevamo passato insieme un’infinità di ore della nostra vita.
Le stanze erano più in ordine di quanto mi aspettassi. Molte delle sue cose personali non c’erano più. Sul suo comodino non c’erano libri. Andai nel guardaroba ed era come se sentissi viva la sua presenza – il suo profumo unico inondava la stanza. Fu una sensazione inquietante.
Dalla finestra del soggiorno potevo vedere migliaia di persone ferme sull’Elvis Presley Boulevard in attesa che il carro funebre riportasse il suo corpo a Graceland.
La sua musica riempiva l’aria tramite le radio di tutto il paese che lasciavano il loro tributo al Re.
La bara aperta venne messa nell’entrata .

LISA MARIE PRESLEY – Dal libro “Elvis By The Presleys“ (pubb. 2005)

domenica 14 agosto 2016

Farther Along





Farther Along
Words & Music: Arranged by Elvis Presley 
Recorded: 1966/05/27, first released on “How Great Thou Art”

domenica 7 agosto 2016

Dave Marsh e la sua recensione in Walk a Mile in my Shoes

Il cofanetto WALK A MILE IN MY SHOES contiene un opuscolo corredato di moltissime foto e con i commenti del critico musicale Dave Marsh.

Questa la traduzione di Loretta Fornezza


Dave Marsh - Maggio 1995

Elvis cantava.

Elvis cantava per se stesso, cantava per i suoi amici, cantava per noi, cantava per trovare la verità della sua situazione, cantava per piacere, cantava per vivere. Quando cantava, molto più che in altre occasioni, si sentiva più se stesso e in contatto con il resto dell’umanità.
Così Elvis cantava. Questo è il fatto fondamentale e irriducibile.

Negli anni 50 doveva dimostrare che era qualcosa di diverso dagli altri, facendo quella sua musica selvaggia non di così grande qualità.
Negli anni 60, al suo rientro dall’esercito, ha dovuto dimostrare la sua forza per rimanere, finché, alla fine del decennio, quando è riemerso dalla nebbia di Hollywood, ha dovuto dimostrare che era ancora padrone della sua vitalità come artista, su un palco e in sala di registrazione.
Ha fatto fronte a queste sfide in modo talmente deciso, che quando stava iniziando la terza decade della sua carriera, non c’erano più montagne da scalare ed Elvis stava in cima al gruppo, da solo, imprendibile, dove nessuno poteva sfidarlo e nessuno è riuscito a farlo, nemmeno John Lennon e gli altri Beatles.

Dal 1970, Elvis Presley è stato riconosciuto come il re del rock ‘n roll, ma è emerso anche come grande cantante di musica country, pop, gospel, opera leggera.
Quell’anno, dopo aver visto per la prima volta, Elvis sul palco esibirsi di fronte a 6 musicisti, 9 backup singers e venti fiati, il critico Jon Landau scrisse : La magnificenza delle perfomances di Presley sta nella sua regalità. E’ l’unico intrattenitore al mondo che non ha bisogno di stipulare un’assicurazione sulla sua fama, sul suo successo, sulla sua grandezza. E’ l’unico artista che si rivela in se stesso e noi con lui”.
Elvis ha occupato questa posizione non per appuntamento, ma per merito. I suoi dischi dimostrano grandi esibizioni in tutti i campi musicali. I suoi concerti live hanno trasformato i concerti di musica popolare in un’altra dimensione, e come dice Landau, facendolo sembrare, “Uno dei pochi professionisti della commedia musicale americana. I suoi 31 film gli hanno fatto fare un training sufficiente che oggi ci permette di vedere colui che prima è stato un attore di commedie musicali e poi un musicista puro. Quando unisce il suo talento con la proiezione di sé stesso, con una sorta di regalità molto personale, il risultato è uno spettacolo fantastico.”
Tutto questo significa che, finalmente, Elvis ha confermato la verità delle risposte alle domande di Marion Keisker, alla Sam Phillip’s Recording Service di Memphis, Tennessee, nel 1954:
“Che tipo di cantante sei?” chiese Keisker
“Canto tutti i generi” Elvis rispose
“A chi assomigli quando suoni” Chiese lei
“”Non assomiglio a nessuno” Le rispose
Tuttavia, nei successivi 20 anni e più, molto è cambiato della sua vita ed arte, ma Elvis ha dimostrato che nessuna di queste cose è cambiata.

La musica di Elvis degli anni ’70 è stata presa e selezionata, emessa e riemessa, discussa, analizzata, distorta, pubblicata e archiviata. Ma solo ora, raggruppata in un’unica raccolta che vi rende possibile capire quanto sia stato produttivo negli ultimi sei anni della sua vita. Soprattutto considerando i suoi gravi problemi di salute che lo hanno perseguitato per la maggior parte di questo periodo.
Elvis ha fatto un elevato numero di incisioni notevoli. Tracce quali “Burning Love” "Merry Christmas Baby” “Polk Salad Annie” “Always On My Mind” “I’ve got a Thing About You Baby” “Bridge Over Troubled Water” “You Gave Me A Mountain” “An American Trilogy” “Steamroller Blues” “Promise Land” e “Hurt” definiscono due cose.
La prima è che Elvis ha continuato ad essere un grande cantante popolare, in grado di affrontare tutti i tipi di canzoni lasciando, dietro di sé, un’eredità con la quale possano sperare di competere pochi artisti della sua epoca, per non dire nessuno, .
La seconda è che con la sua maturazione, la musica di Elvis è diventata sempre più personale e rivelatrice, cosi che dove lui sembrava totalmente immune da qualsiasi influenza di personalizzazioni e confessioni di altri cantanti rock come John Lennon e Bob Dylan, Elvis gestiva a modo suo la moda di usare l’arte, per raccontare le parti più intime di sé stesso. Questo si dimostra particolarmente vero nella serie di canzoni autobiografiche, registrate durante il periodo della separazione e del divorzio (1972-1973), che comprendono non solo pezzi ovvi come “You Gave Me A Mountain” “Separate Ways” e “Always on my Mind”, ma in modo più obliquo in brani quali “Until It’s Time For You To Go” e “The First Time I Ever Saw Your Face”
Molti non capiscono il risultato di questo aspetto di Elvis oppure perché, alla fine della sua carriera, a modo loro, fossero tanto emozionanti quanto furono quelle dell’inizio. Ecco perché, come sempre, lui non ha mai suonato per snobbismo personale.
Elvis ha espresso la sua musica in un giro di tours senza fine, di cui per lunghi periodi a Las Vegas e con periodi di registrazione, dando vita alla più grossa fatica della storia della musica, facendo uscire in un anno 3 o 4 albums. Anche se toglieste tutte le registrazioni dei concerti, comunque Elvis ha fatto più musica di qualsiasi altro artista popolare di quel periodo, eseguendo una varietà di stili che è stata più ampia di chiunque altro, con grande riscontro popolare e spesso con grande successo artistico
Nonostante quello che si trova in questo cofanetto, Elvis ha fatto tanta più musica, inserita nei suoi albums e singoli, di quella

giovedì 4 agosto 2016

Conferenza stampa 1° agosto 1969






Conferenza stampa 1° agosto 1969

D. Perché hai aspettato così tanto tempo per riprendere ad esibirti live? L’hai fatto perché il cantante scozzese Tom Jones e l’inglese Engelbert Humperdinck hanno un successo enorme?

EP. (A questa considerazione, Elvis scuote la testa) Ritengo che loro siano due grandi artisti, ma la mia decisione era già stata presa nel 1965 ed è stata dura aspettare……….. non credo sarei riuscito ad aspettare oltre.
Per iniziare i concerti, dovevamo terminare con gli impegni cinematografici già assunti ……… mi mancava il contatto con il pubblico e diventava sempre più difficile cantare tutti i giorni ad una cinepresa

D. Ricordi ancora la prima volta che sei venuto a Vegas?

EP. Certo. Avevo 19 anni (in realtà ne aveva 21)……. Nessuno mi conosceva………….. mi chiedevano da dove arrivavo?

D. Come ti senti ad essere padre?

EP. Mi piace!

D. Hai in programma di aumentare la famiglia?

EP. Tu sarai il primo a saperlo. LOL

D. Quali sono le cose che fai quando sei nella tua casa di Graceland?

EP. Cavalco, nuoto e parlo con i turisti che si arrampicano ai cancelli fuori casa

D. Che cosa pensa tua moglie del fatto che sei nuovamente un Sex Symbol?

EP. Non lo so……. Dovreste chiederlo a lei.

D. Tua moglie e tua figlia, ti hanno accompagnato?

EP. Priscilla è qui………………. Ma mia figlia è a L.A. con la tata ……….. non poteva stare qui.

D. Che cosa fai per mantenerti così giovane?

martedì 2 agosto 2016

Mystery Train



Mystery Train
Words & Music: Junior Parker/ Sam Philips 
Recorded: 1955/07/11, first released on single
Traduzione di Vali/g52

venerdì 29 luglio 2016

mercoledì 20 luglio 2016

Hey Jude



Hey Jude
Words & Music: John Lennon/Paul McCartney
Recorded: 1969/01/22, first released on “Elvis Now”

sabato 16 luglio 2016

Aneddoti - Il Re le inviò dei fiori

Il Re le inviò dei fiori

Una giovane signora che si chiamava Peggy Thompson, da molti anni era una fan accanita di Elvis Presley. Nel 1970, questa signora acquistò il biglietto per uno dei suoi shows vicino alla sua città. Avrebbe assistito ad un suo concerto, per la prima volta. 
Sfortunatamente, si ammalò e fu costretta ad andare in ospedale. A peggiorare le cose, l’ospedale era disponibile per l’intervento, proprio il giorno del concerto di Elvis. 
Non essendo in grado di posticipare la data dell’intervento, Peggy fu costretta a rinunciare.
Elvis venne a sapere del problema di Peggy da un altro fan, che si era incontrato con uno dei componenti del suo entourage. Elvis decise di inviare a Peggy una dozzina di rose a gambo lungo, legate con una delle sue sciarpe blu. Quando arrivarono i fiori, Peggy si trovava, ancora, nel reparto di terapia intensiva. Quando uscì da quel reparto, vedendo il meraviglioso mazzo, vide anche la sciarpa blu, con scritto il nome di Elvis, non riusciva a credere che fosse stato proprio il Re ad inviarle i fiori.!! Peggy si rese conto di quanto Elvis avesse cura delle numerose persone sfortunate, ammalate, bisognose e di come si attivasse affinché queste persone potessero sentirsi meglio con il suo amore e gentilezza.