★★★ THIS IS ELVIS ★★★: febbraio 2016

domenica 28 febbraio 2016

Only Believe




Only Believe
Words & Music: Paul Rader
Recorded: 1970/06/08, first released on “Love Letters from Elvis”
Traduzione di vali/g52


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“Only Believe” - incisa da Elvis Presley lunedì 8 Giugno 1970
Scritta da: Rader
Originariamente incisa da Harmonizing Four nel 1957
Versione originale di Elvis Presley su: Love Letters From Elvis Presley;
Amazing Grace (CD2)



Questo è visto come l’inno preferito di Elvis Presley, durante i suoi giorni nell’esercito e aveva, con sé, nella sua casa in Germania, una copia del disco degli Harmonizing Fourording. La loro versione, il cui titolo era "All Things Are Possible," venne realizzata su etichetta Vee Jay, dove Jimmy Jones faceva il ruolo di basso. Lo scrittore Daniel Paul Rader nacque nel 1878 (anche se molte biografie dicono il 1877) e visse fino a 60 anni. Fu predicatore evangelista, all’inizio del 20° secolo e scrisse numerosi inni moderni, incluso "Only Believe," datato 1921. Gli Harmonizing Four incisero la canzone come "All Things Are Possible" su VeeJay 845; il lato B era "Farther Along,", che fu incisa anche da Elvis Presley.


http://users.telenet.be/davidneale/e...als/index.html
(aggiornato al 2008)



sabato 20 febbraio 2016

Guitar Man






Guitar Man
Words & Music: Jerry Hubbard
Recorded: 1967/09/10, first released on “Clambake”
Traduzione di vali/g52

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“Guitar Man” - incisa da Elvis Presley domenica 10 Settembre 1967
Scritta da: Hubbard
Originariamente incisa da Jerry Reed nel 1967

Versione originale di Elvis Presley su: Elvis Presley in Nashville; From Nashville to Memphis (3); NBC-TV Special

Jerry Reed e Jerry Hubbard (compositore) è uno e lo stesso, infatti Hubbard è il suo vero nome. All’incisione di questo pezzo da parte di Elvis Presley Jerry suonava la chitarra. Vedi anche U.S. Male e Talk About The Good Times.

http://users.telenet.be/davidneale/e...als/index.html
(aggiornato al 2008)



venerdì 19 febbraio 2016

Elvis Proibito - di Philip Avon




Appena uscito in libreria Elvis proibito di Philip Avon. 

E' un resoconto poco dettagliato della vita intima di Elvis. La curiosità ha avuto il sopravvento e non ho potuto fare a meno di comperarlo vista la scarsa reperibilità di libri biografici tradotti in italiano. Qui l'autore prende spunto dalle biografie di Guralnick, Hopkins e Goldman per raccontare gli aspetti privati e intimi di Elvis; 
L'autore non fa che parlare del complesso di Edipo di cui, secondo lui, era afflitto. della sua vita sessuale e del tipo di rapporti sessuali che aveva con le ragazze, Nonostante il fatto che nei racconti delle amiche di Elvis non viene fuori niente di scabroso allo stesso tempo non si fa a meno di denigrare la sua figura.
 Di interessante ci sono diverse interviste fatte a Elvis nel corso degli anni. Inoltre, visto e considerato che il discorso salta fuori regolarmente, mi aspettavo  che "naturalmente" l'autore rivelasse  qualcosa di "sconosciuto" tipo  l'uso e abuso di stupefacenti di droga di anfetamine e quant'altro, ebbene  si parla di quello che si sapeva gia' ma "udite udite" non si parla di droghe pesanti. Wooww evviva, finalmente!! 
 Nelle citazioni si legge che Goldman scrive: "Elvis rifiutava di sentirsi tossicodipendente perché per lui i tossicodipendenti erano persone che avrebbe voluto vedere in prigione insieme agli spacciatori. Elvis infatti considerava tossicodipendente solo chi assumeva eroina, se la iniettava da solo, e se la iniettava in vena - e lui non faceva nessuna di queste cose.
(premetto che la biografia di Albert Goldman non l'ho mai letta)

Al di la' di tutto cio'  comunque, nemmeno questo libro fa un bel quadretto di Elvis, lo si dipinge debole, asessuato, capriccioso, violento e immaturo.  Ho trovato molte  incongruenze soprattutto nella descrizione di Graceland, inoltre non vengono risparmiate le critiche e si evince un certo disprezzo da parte dell'autore nei suoi confronti. D'altra parte noi fans siamo abituati a questo genere di critiche e nonostante  le molte persone che lo hanno frequentato  ne parlano con affetto e nostalgia, nonostante tutto il bene che ha fatto, le donazioni e i regali costosi che ha elargito; nonostante siano passati 39 anni dalla sua morte Elvis è ancora capace di salire alle vette delle classifiche e restare ancora nel cuore di milioni di fans , nonostante tutto questo però c'è ancora gente che deve parlarne male. 




martedì 9 febbraio 2016

Dalla biografia di Johnny Cash (1997)







Johnny Cash ricorda Elvis Presley



C’erano un sacco di bianchi che, a porte chiuse, ascoltavano la musica dei neri. Naturalmente, alcuni di loro (meglio dire di noi) erano notevolmente aperti, il più famoso è stato Elvis.
Quando io arrivai a Memphis nel 1954, Elvis già faceva scalpore. Sam Phillips aveva pubblicato il suo primo singolo “That’s All Right Mama” con “Blue Moon Of Kentucky” sul lato B, ed Elvis riduceva l’aria,in pezzi.

La prima volta che vidi Elvis, cantava da un camion con pianale, vicino ad una drogheria di Katz, in Lamar Avenue, dove c’erano 2/300 persone, che lo guardavano, in prevalenza ragazzine. Con solo un singolo al suo attivo, cantava, a ripetizione, queste due canzoni. Quella fu la prima volta che lo vidi. Vivian ed io, ci avvicinammo a lui dopo lo spettacolo e lui ci invitò alla data successiva all’Eagle’s Nest, un club sostenuto da Sleepy-Eyed John, il dick jockey che aveva preso questo nome dalla canzone di Merle Travis e che fu importante tanto quando Dewey Phillips, per far conoscere la musica della Sun al mondo.

Ricordo lo show di Elvis all’Eagle’s Nest, come se fosse ieri. Il luogo fu un errore, perché il posto era un club per adulti, dove i teenagers non potevano entrare e così Vivian ed io, eravano due degli spettatori, composta da un’unica dozzina o al massimo 15 persone. Comunque, pensai che Elvis era un grande. Ancora una volta cantò “That’s All Right Mama” e “Blue Moon Of Kentucky”, più alcune canzoni black blues e qualche altro pezzo come Long Tall Sally, e non parlò granché. Naturalmente, non serviva che lo facesse: era il suo carisma che attirava l’attenzione di tutti. La cosa che notai, particolarmente, quella sera, però, era il suo modo di suonare la chitarra. Elvis era un esecutore del ritmo, favoloso. Entrava in That’s All Right Mama, da solo con la sua chitarra e tu non volevi ascoltare niente altro. E infatti non lo feci. Mi diede fastidio quando Scotty Moore e Bill Black entrarono, coprendo Elvis. Non che Scotty e Bill non fossero perfetti per lui – il modo in cui apparve con loro quella sera, era quello che io definisco come il seme Presley. Quel suono mi è mancato, poi, negli anni, in cui, diventando popolare, faceva dischi pieni di orchestrazione e sovrapproduzione. Amavo quella combinazione semplice e pulita di Scotty, Bill ed Elvis, con la sua chitarra acustica. Non ho mai più sentito o letto nessun altro che elogiasse Elvis, come chitarrista di chitarra ritmica, e dopo i giorni della Sun, sui suoi dischi non ho più sentito quella sua chitarra.

Quella sera all’Eagle Nest, ricordo che suonava una Martin ed era vestito all’ultima moda. Penso che la sua camicia arrivasse dal National Shirt Shop, dove potevi trovare qualcosa di appariscente e azzardato, in buono stato per dollari 3,98 (io l’ho fatto), ma forse, già allora aveva già iniziato a comprare dai Lansky Brother in Beale Street. Se non l’aveva ancora fatto, non passò molto tempo, prima che iniziasse la farlo. Andai là 2 o 3 volte nel 1955 e nel 1956.
Elvis ed io parlavamo di musica, ma non gli parlavo mai della Sun Records o altri collegamenti con il music business. Volevo arrivarci con i miei mezzi, così come ho fatto.

Elvis, da tutta quella folla, sicuramente, diventò vittima di un’infinità di abusi. Aveva problemi anche con il gossip, poi chiacchiere e bugie. Era una persona molto sensibile, soffriva facilmente per tutte quelle storie che la gente diceva di lui, tipo l’essere drogato e così via. Dentro me stesso, non riuscivo a capire perché la gente voleva che si dicessero queste cose, parlando degli anni ’50, visto che, in quel periodo, Elvis era l’ultima persona sulla terra, che avesse bisogno di drogarsi. Aveva una tale quantità di energia, che sembrava non finisse mai – ecco perché, probabilmente, dicevano che era drogato.
Invece, al contrario, non lo era o almeno io non l’ho mai avuto prove di questo. Non l’ho mai visto usare nessun tipo di droga e nemmeno alcool; quando era con me, era sempre lucido e molto piacevole. Elvis era un ragazzo dolce, con molto talento e con talmente tanto carisma - aveva tutto - che alcune persone, non riuscendo ad accettarlo, hanno reagito per gelosia. E’ umano, penso, ma è triste.
Io e lui ci piacevamo, ma non eravamo così vicini – Per prima cosa, io ero più vecchio di lui e poi ero sposato – e, nei suoi ultimi anni di vita, non eravamo per niente vicini. Ho recepito il messaggio, quando ha chiuso il suo mondo intorno a lui. Non ho voluto invadere la sua privacy. E sono felice di non averlo fatto, visto che troppi, dei suoi vecchi amici, si sono trovati poi, in notevoli difficoltà, perchè costretti ad andarsene da Graceland. Negli anni ’60 e ’70, io ed Elvis, abbiamo parlato al telefono, un paio di volte, scambiandoci delle opinioni. Se lui era a Las Vegas, rinchiuso all’Hilton e io mi stavo preparando per aprirlo, lui mi augurava buona fortuna, cose di questo tipo.
Ho sentito dire che, oggi, alla fine del secolo, tutti noi abbiamo il nostro Elvis e non posso che apprezzare e confermare quest’affermazione, anche se Elvis era mio amico, carne e sangue di una vita reale. Sicuramente, il mio Elvis è l’Elvis degli anni ’50. Quando lavorai con lui, era ancora un bambino. Aveva 19 anni e amava i cheeseburger, le ragazze e sua madre, non necessariamente in quest’ ordine (era molto più con la sequenza: sua madre, poi le ragazze, poi i cheesburger).

Personalmente, a me piacevano i cheeseburger e non avevo niente contro sua madre, ma le ragazze erano il vero punto. Lui ne aveva talmente tante, che gli correvano appresso che, quando ci esibivamo anche noi, ce ne lasciava sempre in abbondanza. Ci siamo divertiti moltissimo. Ci siamo divertiti in generale, non solo con le ragazze. Elvis era veramente molto bravo. In ogni spettacolo che ho fatto con lui, non mi sono fatto mancare la possibilità di stare a guardarlo. Lo facevamo tutti. Era talmente carismatico.