★★★ THIS IS ELVIS ★★★: gennaio 2016

venerdì 29 gennaio 2016

No More (Aloha Post-Concert)




No More
No More (Aloha post concert) 
Words & Music: Don Robertson/Hal Blair 
Recorded: 1961/03/21, first released on "Blue Hawaii"

mercoledì 27 gennaio 2016

Intervista a Larry Geller






Grazie Larry Geller!!!!!

Insegna anche agli altri come si guarda Elvis e come si deve parlare di lui!!!!

Larry Geller (Agosto 1940) divenne parrucchiere personale di Elvis nel 1964 dopo aver ricevuto una telefonata, nella quale gli veniva chiesto di andare alla casa di Bel Air per soddisfare le esigenze del Re. In brevissimo tempo Larry divenne molto più che un dipendente, poiché introdusse Elvis alla spiritualità e alla parapsicologia, alle religioni e al soprannaturale.
Grazie al coinvolgimento sugli argomenti, Elvis iniziò ad organizzarsi una fornita raccolta di libri e chiamava Larry il suo “guru”. Presto gli comprò una Cadillac bianca. Il Colonnello Parker, sempre sospettoso delle influenze che gli altri potevano avere sul suo pupillo, fece in modo di essere sicuro che qualcun altro fosse presente quando Larry acconciava i capelli di Elvis. Quando, finalmente Parker riuscì a cacciare Geller, tutti i libri di Elvis vennero buttati e bruciati.

D. Tu hai scritto 3 libri su Elvis. Perché è stato così importante per te, raccontare del tuo tempo passato con lui?

LG. Elvis era morto da un mese e Ed Parker mi chiamò a casa, a Los Angeles dicendomi di scrivere urgentemente il libro con lui. Rifiutai. Un paio di mesi dopo, due membri del gruppo (uno membro della famiglia) mi telefonò per propormi di unirmi a loro per scrivere un libro assieme. In entrambe le chiamate venivano sollevati gli argomenti relativi alla religione, alla spiritualità, ai suoi libri e alla sua ricerca interiore, agli anni di conversazioni e le motivazioni personali e quanto la mia partecipazione alla preparazione dei libri avesse un valore inestimabile. Per varie ragioni personali e di sensazione, di getto, pensai che dovevo rifiutare le loro offerte. Infatti, io ero in procinto di scrivere un libro sulla salute e sulla cura dei capelli, di cui Elvis mi aveva dato incarico, ma, dopo la sua morte, avevo allontanato persino questo progetto.
Durante i primissimi mesi, ero assolutamente intontito, distaccato e glaciale, mentre cercavo di guarire e riprendermi dal tremendo ed ossessivo shock per la morte di Elvis, dopo avergli preparato i capelli nella camera mortuaria fino…. il suo funerale. Molto, ma molto lentamente combattevo per riprendere con un respiro profondo, nella speranza che mi sarei liberato del trauma psicologico che stavo vivendo.
Oggi, i residui profondi ed emotivi delle cicatrici esistono ancora dietro quello che l’aspetto esteriore della mia personalità. E’ qualcosa che non mi lascerà mai.
Anche se, apparentemente, ho guadagnato una sembianza di equilibrio, ho sempre saputo che, comunque e in qualche modo, avrei dovuto raccontare la storia di Elvis per far conoscere tutto ciò che io sapevo essere vero. Colui che mi ha dato la giusta motivazione, il coraggio e la luce è stato Elvis stesso. Non c’era dubbio e non sarei tornato indietro, non dopo che Elvis se n’era andato, non dopo tutto quello che aveva significato per i suoi fans e per il mondo e dopo la promessa solenne che gli avevo fatto, qualche mese prima della sua morte.
Lo sospettavo un po’ quel pomeriggio dell’Aprile 1977, mentre parlavano nella suite di Elvis all’Hilton Hotel di Detroit, dove eravamo in tour. In breve e per andare dritto al punto, mentre chiacchieravamo nella sua camera, Elvis si fece subito molto serio, parlò dei suoi fastidiosi problemi: il suo colon spastico, il glaucoma, l’ipertensione, l’insonnia, i dolorosi mal di gola, la sua ritenzione di liquidi e il gonfiore.
Era pienamente cosciente di tutte le pillole e delle prescrizioni farmacologiche che stava prendendo, come pure delle sue abitudini alimentari scorrette. Disse che era un miracolo che fosse ancora intero. Elvis era molto preoccupato per come i fans avrebbero giudicato il suo aspetto ed espresse in termini chiari, il suo desiderio e i programmi definitivi di cambiare il suo stile di vita e la carriera. Poi Elvis mise le mani sulle mie spalle, mi guardò dritto negli occhi e, con suo tipico senso del dramma, affermò che noi insieme avevamo un compito “speciale”. Chiese il mio aiuto e disse che non l’avrebbe chiesto a nessun altro. Disse che aveva necessità di sapere se io, in tutto questo, sarei stato dietro a lui, che se non lo aiutavo a raccontare dei suoi interrogativi spirituali, dei suoi libri, della visione che aveva avuto nel deserto dell’Arizona, della sua totale fede in Dio, dei suoi sforzi per rimanere in salute, nonostante i suoi farmaci, beh insomma, la sua vera storia e la verità sulla sua vita non sarebbero mai state conosciute.
Elvis parlò di scrivere un libro; voleva chiamarlo Through My Eyes (attraverso i miei occhi) con la speranza di contrapporre e bilanciare quello che sapeva che altri, in quel momento, stavano programmando. Elvis pensava che la sua immagine fosse quella che raccontava la maggior parte della gente e che desiderava davvero che i suoi fans e il pubblico in generale imparasse molto di più della sua vita interiore, dei suoi valori e a che cosa aspirasse.
Gli promisi che lo avrei aiutato a scrivere il suo libro e “a dire al mondo la verità”. Ci siamo dati la mano e abbracciati come per siglare il nostro accordo. Guardandomi indietro, penso che, in ogni caso, anche se Elvis non me l’avesse chiesto, probabilmente avrei scritto un libro.
Ho molto da dire e mi appassiona.
Non sapendo come funzionasse, mi ricordai dell’autore Jess Stearn, specialista di libri con soggetto spirituale e la cui reputazione è ineccepibile, che viveva a Malibù. Dopo esserci presentati e dopo aver ascoltato quello che avevo da dirgli, accettò di scrivere il libro. Io diventai la sua principale fonte d’ informazione; esaminammo le risme dei mie appunti, facendo centinaia di ore di conversazione. Portai Charlie Hodge e pochi altri che erano vicini ad Elvis e feci loro incontrare Jess. Naturalmente, tutti avevano molto da raccontare e contribuirono con i loro pensieri e sentimenti e con aneddoti personali. Il libro di Jess Stearn: The Truth About Elvis, uscì nel 1980 (la copertina dice “con Larry Geller”) e lo stesso libro venne pubblicato di nuovo da un’altra casa nel 1982 con il titolo “Elvis, - His Spiritual Journe”. Questa volta, in copertina, c’era solo il nome di Jess. Nel libro di Jess, ci sono rivelazioni che, in altri libri, vengono solo accennate, principalmente perché nessun altro aveva le informazioni che io avevo e gli ho dato.

martedì 19 gennaio 2016

From a Jack to a King




From a Jack to a King
Words & Music: Ned Miller
Recorded: 1969/01/21, first released on “Back in Memphis (From Memphis to Vegas)”
Traduzione di Vali/g52

giovedì 14 gennaio 2016

Le statue di Elvis

Statua raffigurante Elvis all'età di 12 anni. Tupelo 








Statua raffigurante Elvis a 21 a Tupelo nella Elvis Presley Plaza 

mercoledì 13 gennaio 2016

Intervista a June Juanico

Questa “intervista” a June Juanico è stata fatta nel 1993, ma ritengo sia ancora piacevole da leggere

JUNE JUANICO and ELVIS
by Lea Frydman



June Juanico di Biloxi è stato il primo amore di Elvis ed è stata l’unica ragazza che aveva l’approvazione totale di sua madre.
Oggi June Juanico ha 55 anni ed è nonna, vive ancora a Biloxi, Mississipi, il luogo dove si innamorò di Elvis Presley – molto prima che lui diventasse il Re del Rock and Roll e l’idolo di milioni di persone.

Ebbe un’appassionante relazione, durata 3 anni, con Elvis all’inizio della sua carriera, quando era, praticamente, sconosciuto fuori dal Sud degli Stati Uniti.
June ricorda un uomo molto distante dall’essere gonfio, dai farmaci, da quella mega star morta il 16 Agosto 1977.
Ma c’è un’altra data che è fissata per sempre nelle memoria di June: il 26 Giugno 1955. Era il giorno in cui incontrò Elvis e in quello stesso giorno, 22 anni più tardi il Re diede la sua ultima performance pubblica.
Quando Elvis vide June arrivare dalla stanza delle donne, durante l’intervallo di uno dei suoi spettacoli, era una ragazza di 17 anni, molto carina.

Iniziarono una conversazione ……..
“Vai via?” Le chiese Elvis, ansioso.
“No, sto andando a sedermi. “
“Mi piacerebbe vederti dopo lo spettacolo. Perché non mi fai vedere la città?” Disse Elvis
“Beh, non c’è molto da vedere a Biloxi” rispose June
“Non importa” replicò Elvis “Solo per farmi vedere che cosa c’è”
Ancora grondante di sudore dopo un’esibizione con grandi piroette sul palco, che sarebbero poi diventate il suo marchio e il suo stile, Elvis andò a prendere June davanti al teatro, quella sera del 1955, con la sua Ford Crown Victoria, bianca e rosa.
“Disse che voleva cambiarsi, così siamo andati fino al suo motel e io sono rimasta in macchina” racconta June.
“Abbiamo fatto un giro e poi siamo rimasti a parlare fino a che fece giorno.
All’alba Elvis mi baciò per la prima volta. E’ stata il giorno più indimenticabile tra tutti quelli che ho avuto con Elvis.
Abbiamo passato quattro ore parcheggiati fuori casa mia.
Elvis suggerì di vedere sorgere il sole, insieme, ma gli dissi dovevo andare, prima che si accendesse la luce in camera di mia madre.”
All’alba, Elvis mi baciava sempre talmente dolcemente. Poi mi appoggiava al suo cuore e mi parlava del suo fratello gemello”
June dice che fu chiaro, fin dal primo momento, che Elvis aveva un profondo amore per la sua famiglia. Le raccontava perché sua madre avesse dato un nome a suo fratello, nato morto, Jesse Garon, perché non voleva che sulla tomba si leggesse solo “Bambino Presley”.
Ma quello che, principalmente, colpì June di Elvis era lo stupore che lui stesso provava ad avere così tanto successo.
“Gli dissi subito che sarebbe diventato un grande. Aveva un grande magnetismo” ricorda June.
Dopo il loro primo incontro Elvis e June, mentre lui era in tour, rimasero in costante e stretto contatto telefonico per 5 mesi. Mai una lettera, Elvis comunicava con telegrammi. La coppia arrivò al 1956. Elvis fece una serenata a June con la dolce ballata, IS IT SO STRANGE.
“Amavo quella canzone” ricorda June “Così chiesi ad Elvis di inciderla, solo per me. Il verso “E’ così strano, non ho occhi per nessun’altra ragazza” da quel giorno, ha ancora un significato speciale per me.
Quando Elvis incise quella canzone, chiamò l’album JUST FOR YOU (solo per te). Mentre Elvis e la sua musica “indemoniata” erano al centro della controversia, a Hollywood si mormorava di fare un film d’azione. “Elvis aveva sempre parlato del fatto che avrebbe voluto fare un film” dice June.
“Sognava di diventare un attore drammatico tipo James Dean e Marlon Brando e non gli interessava cantare nei film”
Nell’aprile del 1956, Elvis fece un provino per la Paramount e divenne subito una star. Si spostò con la famiglia in una casa con 3 camere da letto che acquistò per 40.000 $, in contanti. Aggiunse una piscina e comprò a sua madre una Cadillac rosa. Chiamò June da Hollywood e lei, dalla voce, riuscì a capire che non era felice.
“Non poteva essere se stesso. Doveva alzarsi alle 5 del mattino, e quella era l’ora in cui di solito andava a dormire” dice June.
In uno dei suoi frequenti ritorni a Memphis, Elvis invitò June, a casa, per conoscere i suoi genitori. Per due settimane condivisero la vita. Amici sempre intorno e Gladys sempre pronta a cucinare piatti del Sud. Elvis voleva assumere qualcuno, ma Gladys non ci sentiva, da quell’orecchio.
Racconta June “Gladys era felice di cucinare, perchè Elvis aveva attrezzato la cucina di ogni immaginabile elettrodomestico. Vernon (il padre di Elvis) stava seduto e leggeva il giornale.
“Vernon era un uomo di poche parole, ma Gladys parlava in continuazione, un non-stop su Elvis e quanto era timido da bambino.
Era preoccupata per il suo futuro. Sperava di avergli insegnato bene, in modo tale che sapesse tenere in mano la sua fama”
Gladys e June condivisero una reciproca ammirazione che sfociò in molto più di un’amicizia. Gladys insisteva che June la chiamasse per nome, diceva “Signora Presley non suona bene, siamo una famiglia unita” Così la chiamavo Lovey, una derivazione del suo primo cognome Love. Pensava che fosse speciale. Elvis e sua mamma mi chiamavano Piccola Satinin; Satinin era il nomignolo che lei usava per Elvis, perché, come diceva, la sua pelle è liscia come la seta”.
Per una triste coincidenza, il primo figlio di June, Tony, nacque il giorno della morte di Gladys per attacco di cuore, il 14 Agosto 1958.
“Stavo partorendo, quando seppi della morte di Lovey. Se Tony fosse stato una bambina l’avrei chiamato Gladys, in ricordo della mamma di Elvis”.
Ma era stato più di un anno prima, nel marzo del 1957, che June aveva preso la più difficile decisione della sua vita “Non potevo aspettare sulle nuvole mentre Elvis correva dietro la sua carriera. Gli ho detto addio perché aveva rotto il suo giuramento – Pensava di essermi fedele, non faceva altro che il suo lavoro. Quella volta non c’era nessuno in particolare nella sua vita, ma sapevo che Elvis, non mi diceva la verità. Eravamo amici ”.
Elvis disse a June che sarebbe sempre stata la benvenuta nella sua casa, ma per i sei anni successivi, non ebbe alcun contatto con lui, perchè June si era ripresa la sua vita. Fino al 1963, non ebbe il coraggio di riguardare Elvis in faccia.
Guidò fino a Memphis per trovare Elvis a Graceland, ma lui non era a casa. Lo zio di Elvis, Vester Presley, le disse che era al cinema. “Quando entrai nel teatro vidi Elvis tra la folla. Era seduto di fronte allo schermo. Priscilla era seduta vicino a lui. Fu così sorpreso di vedermi, fece un salto dal suo posto e mi abbracciò forte. E’ strano, mi presentò al resto dell’entourage, ma non a Priscilla. Priscilla nemmeno mi guardò. Mantenne il suo sguardo fisso sullo schermo. Penso che fosse abituata a vedere ragazze che saltavano addosso ad Elvis.”
L’ultima volta che June vide Elvis fu nell’agosto del 1969, a Las Vegas. Mai durante il periodo del contratto con Hollywood.
Elvis aveva una nuova opportunità esibendosi dal vivo. Si era messo a dieta, aveva ridotto l’uso di farmaci e camminava sul palco più bello che mai. Per i 7 anni successivi, l’ Elvis uomo maturo avrebbe dato il suo cuore e la sua anima ai fans urlanti.
“Elvis mi disse che per lui era giusto, tornare ad esibirsi dal vivo” ricorda June” Io non ero mai stata una fan di quelle che urlano, ma quella sera mi tornarono alla mente un sacco di vecchi ricordi e sentii l’esigenza di urlare…”
Vedendo Elvis nel 1969, June non avrebbe mai immaginato che solamente 8 anni dopo Elvis non ci sarebbe stato più.
Le scendono le lacrime e la sua voce si riduce ad un bisbiglio, quando ricorda il giorno, di 16 anni fa, in cui Elvis è morto. “Per anni non sono stata in grado di parlare di Elvis. Ma ora con tutto questo brutto materiale che è stato scritto su di lui, sento la necessità di fare chiarezza e dire come stanno le cose” dice June.
Sta scrivendo la sua storia, IN THE TWILIGHT OF MEMORY. Il titolo deriva da una passo de THE PROPHET “ Se nel crepuscolo della memoria possiamo incontrarci di nuovo, parleremo ancora insieme e tu canterai per me una canzone più profonda.”
Il libro che June diede ad Elvis nel 1957 venne trovato dopo la sua morte, sul suo comodino a Graceland. E’ ancora lì da quel giorno.
Traduzione di Loretta Fornezza
http://www.grazielvis.it/forum2/showthread.php?t=2499&page=2

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Ed eccola la canzone che Elvis ha dedicato a June, inserita in un video, con Elvis e June nel luglio 1956


martedì 12 gennaio 2016

If I'm a Fool (For Loving You)



If I'm a Fool (For Loving You)
Words & Music: Stan Kesler
Recorded: 1969/02/20, first released on “Let's Be Friends”

martedì 5 gennaio 2016

Without Love (There Is Nothing)



Without Love (There Is Nothing)

Words & Music: Danny Small
Recorded: 1969/01/23, first released on “Back in Memphis (From Memphis to Vegas)”

lunedì 4 gennaio 2016

Intervista a Billy Smith



Billy Smith era il primo cugino di Elvis, il figlio del fratello più vecchio di Gladys Presley. Billy era 8 anni più giovane di Elvis ed è cresciuto insieme a lui a Tupelo. La famiglia di Billy andò insieme ai Presley quando questi si spostarono a Memphis.
Quando Elvis comprò Graceland, anche la famiglia di Billy si spostò e suo padre Travis lavorava per Elvis come Capoguardia. Quando Billy fu abbastanza grande, iniziò anche lui a far parte del team della Memphis Mafia.
Una volta sposatosi, lui e sua moglie Jo, visserò dietro la casa principale di Graceland, eccetto che per alcuni anni quando Billy lavorò nelle ferrovie. Erano una vera famiglia ed è rimasto con Elvis fino agli ultimi giorni. Poiché apparteneva alla famiglia, ed era anche un componente della Memphis Mafia, Billy Smith era probabilmente il miglior amico che Elvis abbia mai avuto.
Billy e Joe Smith attualmente vivono nel Mississipi e sono ancora insieme dopo tutti questi anni, veramente dei sopravissuti. Adesso hanno 6 nipoti. Come dice Billy “quando lavoravo per Elvis, Jo ed io abbiamo passato molto tempo separati e quando arrivò il momento che lui ci lasciò, abbiamo cercato di passarlo assieme. Perché abbiamo paura che, se è potuto succedere ad Elvis, può succedere anche a noi, e potrebbe essere domani.
Qui nella prima parte, Billy parla della sua famiglia, della Memphis Mafia, degli anni di Hollywood, dell’incontro con i Beatles e molto altro ancora.








La famiglia

D. Qual è il primissimo ricordo di Elvis? Ricordi Elvis che cantava a te o alla famiglia prima di diventare famoso?

Billy: Ricordo che cantava molto alla famiglia e ad altre persone. Ha sempre avuto un grande amore per la musica anche giovanissimo. Ricordo una volta di Elvis che mi ha tolto dall’immondizia. C’ ero andato dentro con la testa. Ero piccolo e cercavo di prendere delle banane che l’uomo della bancarella della frutta aveva buttato via. Elvis mi vide, passò e mi portò via.

D. Come la maggior parte delle persone sa, il padre di Elvis, Vernon è stato in prigione per un assegno falso. E’ vero che anche tuo padre andò in penitenziario, ma che il nonno di Elvis ha fatto uscire Travis e lasciato in prigione Vernon? Sembra piuttosto strano.

Billy: E’ vero che mio padre, Travis, è stato nel penitenziario con Vernon, ma Vernon è uscito di prigione alcuni mesi prima di mio padre, per buon comportamento. Il nonno di Elvis ha fatto uscire mio padre di prigione e ha lasciato Vernon là, quando successe la prima volta. Disse “Così imparerà la lezione”.

D. Quando arrivasti a Memphis hai vissuto nella stessa casa dei Presley in Washington Street. Che cosa ricordi di quel periodo e cosa cambiò rispetto alla vita a Tupelo? Ti ricordi che effetto ebbe su ELvis?

Billy: Per prima cosa, avevamo toccato il fondo! Era molto diverso e ricordo che ci volle un po’ prima che ognuno trovasse un lavoro, e uno dei cugini di mio padre ci rubò tutti i soldi che avevamo, e anche i calzini nuovi di mio padre. Era più sconvolto e triste per i calzini. Lo zio Vernon e papà cercavano lavoro e avevano letteralmente consumato le suole delle loro scarpe. Li ricordo tagliare il cartone da mettere nelle scarpe per coprire i buchi. Abbiamo dovuto mangiare rape verdi per un mese. Elvis giurò che non ne avrebbe mai più toccata una e non credo che l’abbia mai più fatto.

D. Forse la prima residenza più nota di Elvis, prima che diventasse famoso fu l’appartamento di Lauderdale Courts. Si è parlato spesso del fatto che Elvis, in quel periodo, facesse pratica con Johnny Burnett e suo fratello.

Billy: Non ricordo niente di lui che praticasse con Johnny Burnett o suo fratello. Per quanto ne so, non è successo. E ogniqualvolta era possibile andavamo a vederlo, soprattutto negli spettacoli locali. Elvis era sempre il mio eroe. Siamo sempre stati molto uniti, anche se avevamo 8 anni di differenza. Lui mi cercava sempre, e io volevo sempre stare con lui.

D. Cosa ricordi dell’inizio della fama di Elvis quando ha inciso il suo primo disco con Scotty Moore e Bill Black? Se ne parlava in famiglia oppure è stata una sorpresa per te sentire improvvisamente tuo cugino alla radio?

Billy: Aveva inciso in uno studio. Ne parlò con sua madre e suo padre, e noi sapevamo che ne stava facendo uno, ma quando è uscito, a tutti noi sono venuti i brividi. Ricordo la mia famiglia andare a casa sua ed ascoltarlo, per la prima volta, alla radio.

D. Che cosa puoi dirci di tua zia Gladys? Guardandola dal di fuori, appare sempre triste, con quello sguardo particolare nelle foto, dopo che Elvis è diventato famoso.
Billy: La zia Gladys era una persona molto buona. La ricordo socievole e simpatica, una persona adorabile…. Rideva sempre. In quelle foto dell’ultimo periodo, la si vede triste perché era malata, così come era triste perché Elvis stava andando sotto le armi. Era generosa come Elvis, ma aveva anche un forte temperamento. Elvis e Vernon sapevano come starne lontano. Si preoccupava facilmente, e non era in buona salute. Era molto legata alla sua famiglia, ma nel suo cuore, c’era Elvis. Lo adorava.

D. Elvis era un uomo bellissimo. Probabilmente alcune delle sue caratteristiche erano dovute alla sua discendenza degli Indiani Cherokee che sono anche parte della tua famiglia. Lo sapeva, quando eravate giovani e c’era qualche storia di Morning Dove White della Vostra bis-bis-bis-bisnonna?