★★★ THIS IS ELVIS ★★★: 2016

martedì 27 dicembre 2016

Known Only to Him




Known Only to Him
Words & Music: Stuart Hamblen
Recorded: 1960/10/30, first released on “His Hand in Mine”

Intervista con George Klein (2006)

Intervista con George Klein 28 Luglio 2006

George Klein è stato uno dei primi amici di Elvis, avendolo incontrato per la prima volta nel 1948, nella scuola superiore. Nel corso degli anni ha sempre difeso e sostenuto il nome di Elvis e tuttora fa parte del mondo di Elvis. Ho parlato con George Klein dalla sua casa di Memphis.


D. A quasi 30 anni dalla sua morte, sei stupito del fatto che si stia parlando di Elvis nel modo in cui si sta facendo?

GK. Sì, ne sono affascinato. E’ sconvolgente! Pensavo che dopo cinque anni o giù di lì tutto si sarebbe perso. E’ una cosa come Marilyn Monroe o Jimmy Dean o John Wayne. Dopo 10 anni, mi sono reso conto che mi sbagliavo verificando, invece, che sarebbe continuata per sempre, era incredibile quello che stava succedendo. Faccio uno spettacolo ogni venerdì da Radio Sirius di Graceland – un canale tutto su Elvis, si suona Elvis 24 ore al giorno per 7 giorni. Quando sono a Graceland, vedo sempre più giovani. Parlo con ragazzi dai 21 ai 35 anni. Chiedo loro, “Ma come puoi essere un fan di Elvis, non sei abbastanza vecchio per sapere chi fosse veramente”. La maggior parte di loro mi risponde che si sono interessati perché i loro genitori o altri, hanno in casa video e film. 

D. Quando fai il tuo programma su Elvis, che musica ti piace mettere? 

GK Mi piace tutta. Non cerco di essere un buonista, ma mi piace tutta. Credo che qualcosa del materiale della Sun sia veramente buono. Non rifiuto il materiale della Sun come alcuni, ma penso che Good Rocking Tonight, Baby, let’s Play House e That’s All right Mama siano grandi. Intendo che i pezzi di Elvis degli anni 50 e 60 sono i miei preferiti. E voglio anche dire che il materiale fatto nel 1969 con Chips Moman negli American Sound Studios è incredibilmente buono.

D. Raccontaci del tuo primo incontro con Elvis e la tua impressione di lui

GK: Ci incontrammo nel 1948 nella classe di musica della Humes High School. Per coincidenza, alla Humes, eravamo nelle stesse classi. Quando da Tupelo venne a Memphis, per mia fortuna eravamo nelle stesse classi. Quando arrivammo all’anno del diploma, fui eletto presidente di classe così avevo dei poteri politici nella scuola ed Elvis ed io eravamo amici. Non dimenticherò mai l’insegnante di musica, Miss Marman. Una volta disse che la settimana successiva, invece di fare musica, avremmo fatto canti natalizi. Così Elvis alzò la mano e chiese se poteva portare la chitarra e cantare. Ci furono alcune risate in classe, perché nel 1948 non era così normale fare una cosa simile in pubblico. Così la settimana successiva la portò e cantò Old Shep e Cold, Cold Icy Fingers. Sul momento rimasi senza fiato perché non avevo mai visto un ragazzo cantare in quel modo davanti alla gente. Nel mio subconscio avevo capito che, con questo ragazzo, stava per succedere qualcosa.

D. E’ vero che lui spiccava nella scuola? Si racconta di lui che sembrava un piolo quadro in un foro tondo, con quel suo modo di vestire e di fare.

GK E’ vero si distingueva. Era come un martello di velluto, ma lo faceva in un modo molto carino e tranquillo. Elvis voleva vestirsi in modo diverso. Amava portare quei calzoni neri con strisce bianche o rosa ai lati. Indossava un cappotto sportivo tenendo alzato il bavero. Nessun altro si vestiva in quel modo. A scuola per tutto il periodo, si è vestito come un personaggio dello spettacolo. Occasionalmente, alla pausa pranzo, potevi vederlo cantare con la sua chitarra. Alcuni ragazzi e specialmente alcuni atleti, gli fecero passare tempi duri per i suoi capelli e i suoi vestiti. Ma lui, in queste cose, aveva un bel carattere. 

D. Quando avete lasciato la scuola, sei andato immediatamente in radio, non è vero?

GK: Sì, ho incominciato a bazzicare nelle radio. Non avevo soldi per frequentare una scuola di radio, così mi iscrissi all’Università di Memphis, e presi una borsa di studio. Passavo alle stazioni radio, solo per guardare, dalla finestra, i ragazzi che lavoravano. Divenni quello che si dice un fattorino. Occasionalmente, ho trovato la mia strada, aiutando Dewey Phillips. Volevano che gli facessi da “baby-sitter”,

domenica 18 dicembre 2016

A Cane and a High Starched Collar




A Cane and a High Starched Collar 
Words & Music: Sid Tepper e Roy C. Bennett. 
Recorded: 1960/08/16, first released on single
Traduzione di vali/g52

lunedì 12 dicembre 2016

Elvis - The Last 24 Hours



Elvis - The Last 24 hour (Sottotitolato) from Maria Teresa Tria on Vimeo.

la password è elvispresley

giovedì 8 dicembre 2016

Intervista con John Wilkinson



Intervista con John Wilkinson (10 Giugno 2006)

E’ appena stato realizzato un nuovo libro di John Wilkinson e Nick Moretti : 
John Wilkinson è stato la chitarra ritmica di Elvis dal 1969 al 1977 ed insieme alla lead guitar James Burton – è stato l’unico, in tutto il periodo, a non essere mai mancato, partecipando a più di 1100 performances on stage con il Re. Ha avuto una lunga carriera nel business della musica, ed ha iniziato a suonare la chitarra quando aveva 5 anni. Ho parlato con John al telefono, dalla sua casa a Springfield Missouri.

D. Ciao John, e grazie per dedicarmi il tuo tempo. Potremmo iniziare raccontando dove sei nato e cresciuto.

JW: Sono nato a Washington DC il 3 Luglio 1945 e i miei genitori mi hanno adottato quando avevo 2 mesi. Ci siamo traferiti a Springfield Missouri non appena mio padre ha finito il suo servizio nella marina, così sono rimasto qui dai due mesi fino a quando a 18 anni, ho lasciato proprio questa casa qui a Springfield, giusto al centro degli Stati Uniti.

D . Come sei entrato nel mondo della musica e quando hai iniziato a suonare la chitarra?

JW: Ero circondato dalla musica. Springifield era, e lo è tuttora, un grande centro di musica country, e io ne ascoltavo parecchia alla radio locale. Mio padre cantava in chiesa. Era un basso, e anche un buon basso. In casa nostra si ascoltava sempre musica classica ed opera. Per quanto riguarda la chitarra, i miei genitori non erano musicisti, mio padre sapeva suonare qualche accordo al piano e lo faceva per la chiesa. Il mio insegnante di musica, dalla scuola materna fino ai 12 anni, aveva una vecchia chitarra. Un paio di ragazzi della classe superiore alla mia suonavano e cantavano canzoni folk. Pensai che fosse divertente. Avevo visto molti spettacoli country sia in teatro che in tv e da lì ho considerato di suonare la chitarra. Ho chiesto al mio insegnante se potevo usare la sua vecchia chitarra. Avevo un po’ di infarinatura di pianoforte e ho trasportato i principali accordi sulla chitarra. Praticamente è così che ho iniziato, ad orecchio.

D. Crescendo con tutta questa musica nella tua famiglia, Elvis ne aveva fatto parte?

JW: Ai suoi inizi sì. La mia gente non riteneva che fosse un buon modello per me. Alcune foto lo mostravano, vestito con un giubbotto di pelle e alla guida di una moto, con i capelli lisci, pettinati all’indietro. Pensavano che fosse quel qualcosa che io non avrei mai dovuto essere. Quando iniziò a farsi un nome al Sud, c’era un altro cantante in voga che si chiamava Conway Twitty. Faceva una canzone dal titolo It’s Only Make Believe. Quella canzone veniva trasmessa alla radio e io ho sempre pensato fosse Elvis. Parliamo di quando Conway era un rock ‘n roller e non una star del country. C’era un altro ragazzo che si chiamava Ral Donner. Io ascoltavo le prime 40 radio della città, ma non c’era nessuno che mi piacesse tranne Ral, Conway ed Elvis.

D. Allora com’ è stato che hai conosciuto Elvis quando avevi sono 11 anni?

JW: Avevo visto in TV qualche clip di quando era al Lousiana Hayride e aveva una chitarra Martin D-18. Possedere una Martin era come avere il top delle chitarre acustiche. Così vidi questo ragazzo sul palco, che colpiva la sua chitarra. Tutti noi ragazzi che suonavamo, avremmo ucciso pur di avere una chitarra come quella. Sicuramente non l’avremmo trattata in quel modo. Trattarla in quel modo avrebbe offeso i miei sentimenti. Decisi che un giorno avrei conosciuto questo Hillbilly Cat e gli avrei detto. “Non puoi suonare una chitarra per distruggerla” Avevo 11 anni o 10, e lui era al secondo posto in classifica, dopo il cantante country Hank Show. Dovevano venire a Springfield (1956) per un concerto in città. Pensai: ecco la mia occasione! In quel fine settimana Elvis si esibiva di sabato e il miei genitori decisero di andare al lago. La radio informò che, quando Elvis sarebbe arrivato, avrebbe fatto una prova del suono nel pomeriggio. Così, appena arrivai con mia mamma e mio papà, presi una bici e andai a sentirlo. Salii le scale sul retro e iniziai a guardarlo. Andai nello spogliatoio guardando a desta e sinistra. Non c’era nessuno. Potevo ascoltare dal palco, c’era Hank Snow che faceva le sue prove. Poi, guardai dentro l’ultima stanza a sinistra, e lo vidi. Seduto su una sedia, dando la schiena e tenendo il piede sul tavolo. Da un lato aveva una borsa di burgers, e 6 confezioni di Coca o Pepsi nell’altra. Bussai alla porta. Si girò e dissi “Tu sei Elvis Presley” e lui “Lo so”. Pensai” Oddio io ho

lunedì 5 dicembre 2016

I Don't Care if the Sun Don't Shine




I Don't Care if the Sun Don't Shine
Words & Music: Mack David
Recorded: 1954/09/10, first released on single

martedì 29 novembre 2016

Intervista a Joe Esposito


29/08/2007 
Intervista telefonica di John Mackie, Vancouver Sun, del 29 Agosto 2007, con il braccio destro di Elvis Presley e capo della Memphis Mafia, Joe Esposito.

D. Allora che tipo di persona era il re? 
JE. Era il ragazzo più gentile del mondo. Veramente! Un uomo veramente buono, molto educato. Trattava tutti allo stesso modo, non importa che fosse un milionario o uno della strada, non gli interessava, quello che a lui interessava era la persona. Sua madre l’aveva educato così: trattare tutti allo stesso modo. Ho imparato molto da lui e anche agli altri dico “tratta le persone, come vorresti essere trattato tu. Se vuoi essere trattato come un idiota, allora fai l’idiota” E’ molto importante trattare le persone in modo gentile, prima o poi ti gratifica.

D. Sembra che Elvis sia stato uno di quelli che ha regalato tutto. Ad esempio, ha regalato un’infinità di macchine, vero?
JE. Oh sì, era molto, molto generoso


D. Raccontami una storia che riguardi una macchina
JE: Una volta, eravamo dal concessionario di Memphis per acquistare alcune Cadillacs. Stavamo lì in piedi, quando Elvis, guardando fuori, vide una donna di colore e anziana, che guardava una due porte Coupé de Ville gialla, in vetrina. Elvis la vede ed esce. Le si avvicina e inizia a parlare con lei. 
Dice “Ti piace, vero?
“Oh certo, è una gran bella macchina” 
Ed Elvis “Vorresti avere una di queste?” 
“Non potrei mai permettermi una macchina come questa” 
E lui “Aspetta un attimo”.
Elvis rientra nel negozio, va dal venditore e gli dice “Dammi le chiavi di quella macchina” Il tipo gli dà le chiavi e lui esce e dice
“Ma’am, questa macchina è tua”. 
La donna non riusciva a credere che Elvis le avesse regalato quella macchina. Era quasi spaventata. Non riusciva a crederci. Ed Elvis 
“E’ tua, goditela”
Questo è quello che era Elvis. Amava regalare alle persone quelle cose che sapeva non avrebbero mai potuto permettersi di acquistare.

D. Questo perchè era nato povero e non se l’è mai dimenticato.
JE: No, non se l’è mai dimenticato

D. Hai incontrato Elvis quand’eri nell’esercito vero?
JE: Sì eravamo entrambi soldati. Non so come sia successo, ma le nostre personalità si sono incrociate subito. Io amo la gente, mi piace divertirmi, essere sempre allegro. Suppongo che, quando eravamo assieme, ci sentissimo in sintonia e così siamo diventati amici. Prima di finire il servizio militare mi ha chiesto di lavorare per lui.

D. Cosa significava lavorare per una persona così, lavorare per un amico?
JE. E’ sempre bello lavorare per un amico e lui era una gran persona. Lavorare per Elvis non era un’occupazione dalle 9 alle 17, era sette giorni su 7, per 24 ore al giorno, perché lui chiedeva cose anche nel bel mezzo della notte. Non avevamo un numero di ore limitato, ma ci facevamo il c***o. Però era bello, perché facevamo tutto assieme. Qui sta la differenza.Quando ero con Elvis, stavamo tutti assieme, eravamo una famiglia, una grande famiglia. Facevamo le vacanze assieme, sua figlia è cresciuta con mia figlia. Era come essere una grande famiglia felice. 

D. Ma non era come vivere in una bolla? Visto che Elvis era così famoso, sicuramente non poteva avere una vita normale.
JE. Assolutamente vero. Nessuna superstar riesce a vivere una vita normale, mai. Ma il fatto è che lui amava stare con coloro che conosceva, con le persone di cui aveva fiducia e per questo voleva averci con lui.Va anche ricordato, che Elvis era originario delle zone più povere del Mississippi e poi, quando, si è trasferito a Memphis, comunque si è sempre estraniato dal gruppo. Non indossava jeans con la maglietta arrotolata, o teneva i capelli a spazzola, cose così, lui portava sempre i capelli lunghi, vestiti un po’ strani. Perciò, quand’era ragazzo, non aveva tanti amici. Quando è cresciuto ed è diventato una celebrità, ha raccolto intorno a sé i suoi amici, quelli che conosceva dai tempi della scuola. Queste erano le persone che adorava avere intorno a sé.

D. Quando eri con lui, non stava facendo concerti live, ma films, giusto?
JE: Sì. Quando finì il militare, aveva in corso grossi contratti che prevedevano 3 film all’anno, per case cinematografiche diverse. Le uniche performance live, prima di riprendere nel ’69, furono fatte per beneficenza. Ne fece uno anche a Memphis. Poi nel ’69, tutto è ricominciato e è stato quando il Colonnello ha concluso la trattativa con l’International Hotel. Questa era la cosa che Elvis amava fare di più, esibirsi su un palco, di fronte ad un pubblico. 

lunedì 28 novembre 2016

370 Washington Street



06-11-1948 - Elvis e la sua famiglia si trasferirono in una pensione a 370 Washington Street. Questa è stata la prima casa della famiglia a Memphis. Oggi questo indirizzo non è altro che un lotto vuoto con erbacce e una rete metallica

sabato 26 novembre 2016

This Is Our Dance



This Is Our Dance
Words & Music: Les Reed/Geoff Stephens
Recorded: 1970/06/06, first released on “Love Letters from Elvis”

lunedì 21 novembre 2016

Release Me (On Tour)



Release Me
Words & Music: Miller/Stevenson (Dub Williams)
Recorded: 1970/02/18, first released on “On Stage”
ON TOUR - Greensboro Coliseum (Greensboro 1972/04/14)

domenica 13 novembre 2016

Could I Fall in Love




Could I Fall in Love 
Words & Music: Randy Starr
Recorded: 1966/06/28, first released on “Double Trouble”

Could I Fall in Love




Could I Fall in Love 
Words & Music: Randy Starr
Recorded: 1966/06/28, first released on “Double Trouble”

domenica 6 novembre 2016

Paralyzed



Paralyzed
Words & Music: Otis Blackwell/Elvis Presley
Recorded: 1956/09/02, first released on “Elvis”


giovedì 3 novembre 2016

Intervista a Donnie Sumner (2007)



INTRODUZIONE 
Donnie Sumner, è cresciuto come figlio di un ministro della chiesa e sin dall’infanzia il suo modo preferito di intrattenere la gente è stata la Musica Gospel. Donnie è il nipote di J.D. Sumner, acclamato come il più grande basso del mondo. Sia Donnie che J.D. sono stati molto vicini ad Elvis Presley sia sul palco che durante le registrazioni in studio. 
La carriera professionale di Donnie comincia agli inizi degli anni 60. Nel 1965 diventa la voce leader e l’arrangiatore per il gruppo di J.D. Sumner e gli STAMPS QUARTET, e rimane con loro per quasi 8 anni. Negli ultimi 3 anni di collaborazione con gli STAMPS, lavora anche con Elvis Presley, e abbiamo avuto modo di vederlo durante il concerto via Satellite “ALOHA FROM HAWAII”. Donnie ha avuto anche il privilegio di apparire nel documentario “ELVIS ON TOUR” in cui lo si vede cantare la canzone "THE LIGHTHOUSE".
Nel 1972 Donnie si stacca dagli Stamps Quartet e crea un suo gruppo, che diventerà famoso con il nome VOICE INC. Per un anno coprirà l’incarico di membro residente del famoso GRAND OLE OPRY di Nashville. 
Essendo già a conoscenza delle capacità musicali di Donnie e della sua presenza scenica, agli inizi del 1973 Elvis Presley gli chiede di tornare con lui e diventare parte del suo entourage e della famiglia. Pertanto per i successivi 3 anni è ospite fisso, compagno, arrangiatore e musicista del suo amico Elvis. Durante questo periodo, Donnie è responsabile di tutti gli arrangiamenti vocali di Elvis e regolarmente, ogni volta che Elvis lo richiede, canterà inni gospel con Elvis, nelle sue session private fatte nel salotto della casa di Elvis, principalmente di notte. E’ in queste occasioni di incontro che Elvis decide di incidere 2 canzoni scritte da Donnie "MR. SONGMAN" e "I MISS YOU".
VOICE INC., il gruppo di Donnie, era quello che apriva gli spettacoli di Elvis Presley e faceva anche da back-up vocals dei suoi concerti. Alla fine del 1976, 11 mesi prima della morte di Elvis, trovandosi in una crisi emozionale e legata alla droghe, con successiva rinascita spirituale, lascia Elvis e diventa molto attivo nel cammino di fede con Gesù Cristo. 
Ritiratosi definitivamente dallo show business per i successivi 3 anni, Donnie si è dedicato alla fondazione di una società musicale a Nashville, TN, denominata SPIRIT AND ASSOCIATES, dedicando il suo stile di vita alla disciplina e alla crescita in “grazia e conoscenza” per il ritrovamento del Signore. 


INTERVISTA A DONNIE SUMNER

Quella che segue è una conversazione telefonica, del 15 maggio 2007, con Donnie Sumner

D. Mi racconti qualcosa di te? Dove sei nato e cresciuto?

DS. Sono nato a Lake Wood Florida, nel 1942. E’ successo tanto tempo fa. Quando sono nato io, mio padre era un raccoglitore di frutta e poi è diventato ministro della chiesa. Sto parlando del mio padre adottivo, perché il mio padre biologico, era anche lui un raccoglitore, ma, quando io avevo solo 10 mesi, rimase ucciso nella rissa di un bar,. Sono stato adottato e sono cresciuto in Florida e poi verso i 10 anni mi sono spostato nel Maryland. Il mio padre adottivo era un predicatore e ha parlato in tutto il Maryland. Poi mi sono sposato e mi sono trasferito a Nashville e lì mi sono fermato.

D. Cos’era J.D. Sumner per te?

DS: J.D. era il mio 2° cugino biologico. Quando mia madre ha dato in adozione 4 di noi figli, la mia nonna materna adottò mia sorella che aveva 7 anni e mio nonno paterno adottò il mio fratellino di 4 anni. Così una mattina mi sono svegliato e mio fratello era diventato mio prozio, mia sorella era mia prozia, le mie altre sorelle erano diventate mie 3° cugine e l’altro mio cugino era diventato mio padre (ride)

D. Insomma, in una notte è cambiata l’intera famiglia. J.D. aveva parecchio talento.

DS. E’ vero. Da che mi ricordo, lui è sempre stato il mio eroe. Da quando avevo 8 anni, sul palco, era solito presentarmi come il fratello di sua sorella, così tutti pensavano lui fosse mio padre.

D. Penso che per te fosse anche un padre.

DS. Giusto e io mi sentivo onorato di essere suo figlio

D. Ho letto su un sito che J.D. era l’Elvis di Elvis 

DS. Da giovane Elvis idolatrava J.D. e allo stesso modo J.D. idolatrava Elvis (ride).

J.D. era solito lasciarlo entrare gratis ai concerti, perchè Elvis non aveva soldi. J.D. diceva sempre che se avesse saputo che per Elvis le cose sarebbero andate come sono andate, invece di lascialo entrare gratis, si sarebbe fatto pagare una cena. (ride)

D. Adesso canti per conto tuo, giusto? 

DS. Sì. Ho lasciato gli Stamps dopo essere stato ossessionato da mia moglie e ho creato un gruppo che si chiama The Tennessee Rangers che, per un periodo, ha fatto parte del Grand Ole Opry. Poi sono andato con Elvis, come suo ospite e dopo il party ci ha assunto per lavorare e vivere con lui. La sera, a lui piaceva cantare il gospel con noi. Ci diede il nome Voice, così eravamo back singers dei suoi shows e ogni notte, dopo lo spettacolo, cantavamo per lui.

D. Com’è arrivato il nome Voice?

DS. Stavamo seduti nella casa di Elvis a Los Angeles ed è arrivato Larry Geller con un libro titolato “The Voice”. Aveva una bella copertina. Visto che eravamo seduti Elvis prese il libro, guardò verso Larry e poi verso di noi, dicendo “Voi non siete più i Tennessee Ranger, adesso il vostro nome è Voice. Prendemmo il libro di Larry Geller e aveva un logo che era simile a quello che usavamo noi per tutti i nostri affari commerciali.

D. Puoi raccontarmi com’è nata Mr. Songman?

DS. Io scrissi Mr. Songman proprio qui a Nashville, nel periodo in cui Elvis ci aveva lasciati a casa per un po’. Passavo la maggior parte del mio tempo con Elvis. Quell’anno ero rimasto per conto mio forse 12 notti in tutto e quella sera ero a casa da solo. Stavo passando un periodo difficile nel mio matrimonio. Ero ad una festa penosa, come unico ospite e ascoltavo il jukebox. Pensavo a tutte le canzoni tristi che c’erano nel jukebox e tutto il materiale che mi toccava da vicino. Così scrissi una poesia dedicata al jukebox. Ecco come è nata Mr. Songman. 

D. Ci vuoi raccontare com’è stato il tuo primo incontro con Elvis?

DS. La prima volta che ho incontrato Elvis è stato quando ha fatto il suo primo disco gospel e io facevo parte degli Stamps. Io avevo scritto qualche pezzo di quello che veniva chiamato Gospel contemporaneo e J.D. disse che ne avrebbe cantata qualcuna per Elvis. J.D. chiamò Graceland e così gliene cantai alcune, nella speranza che Elvis le avrebbe incise. Ma, quella volta, lui scelse canzoni standard e non canzoni contemporanee. Aveva scelto brani che stavano facendo gli Imperials. Le mie erano canzoni un po’ troppo avanti per quel periodo, anche se adesso sono diventate vecchie (ride)

D, Sei stato a Graceland?

DS. Ho vissuto a Graceland. Veramente la sola persona che viveva veramente a Graceland era Charlie Hodge. Gli altri stavano in quella che noi chiamavamo la Graceland Howard Johnson’s, la vecchia ala sul retro.

D. Che cosa hai pensato di Graceland la prima volta che l’hai vista? 

DS. La prima volta, mi sono sentito come quella ragazzina di colore del film Gone With The Wind……. Quanto siamo ricchi adesso! Rispetto a com’è adesso, in quel periodo Graceland era molto più piccola.
Quando c’era Priscilla, prima che Elvis la ristrutturasse, era molto carina. Quella che oggi è diventata la Jungle Room una volta aveva il tocco femminile ed era un rifugio di lusso. Poi un giorno Elvis andò in un negozio, vide una sedia zebrata e una maculata, una arancione e una verde e gli piacquero talmente tanto che le comprò tutte, per metterle in quella stanza (ride). Non era molto coordinato, ma era la stanza dove, di sera, tutti bazzicavamo. 

D. Di chi fu la decisione di registrare a casa di Elvis?

DS. Nella salotto della casa di Palm Springs, abbiamo registrato Are You Sincere. Il Col. Parker aveva chiamato Elvis, dicendogli che la RCA voleva un disco entro 4 giorni, stava per rompersi il contratto. Elvis rispose: io non vengo là. Se vogliono un disco possono venire loro qui e farlo. Il giorno successivo venne inviato un camion a casa sua, caricato di tonnellate di attrezzature di registrazione. Chiesi ad Elvis cosa avremmo dovuto fare e Felton Jarvis disse che avremmo fatto un disco. Con quali musicisti? Lui rispose: Non ne abbiamo. Chiamò James Burton che arrivò il giorno stesso. James suonava la chitarra, io il piano e Jim Baley del mio gruppo suonava il basso. Elvis disse; cosa dobbiamo registrare? Felton rispose: Io non ho niente, così chiesero a me. Io dissi: ho qualche canzone country ma non sono granché. Elvis mi chiese di fargliele sentire, così cantai Mr. Songman e I Miss You. Elvis disse: proviamo a farle. Così abbiamo fatto tutta la registrazione nel suo salotto, con 3 musicisti solamente. La RCA si riportò tutto a Los Angeles e aggiunge quello che mancava.

D. Anche queste canzoni sono molto tristi. Le ho ascoltate e mi hanno reso malinconico.

DS. Sai qual’è la differenza tra il country e il gospel? 

D. Non lo so

DS. Nella musica country perdi la casa, la macchina, il cane e tua moglie. Nella musica gospel tornano tutti a casa (ride)
D. Come hai saputo che era morto?

DS. Quando ho sentito la notizia, ero in Florida. Non riuscivo a crederci, anche perché molte volte, Elvis aveva detto che sarebbe scomparso per un anno o due.

D. Davvero diceva questo?

DS. Ne parlava in continuazione e quel giorno, a coloro che stavano con me, io dissi: finalmente l’ha fatto. Loro dissero: No è morto! E io: non è morto, è alle Hawaii o in qualche altro posto. Più tardi mi chiamò J.D. e mi disse che mi voleva per cantare al suo funerale.

“Ma Elvis è davvero morto J.D.? “
“Sì è morto.”
“Sei sicuro? “
E J.D. mi rispose: “Sì, è morto, sono appena uscito dalla sala del funerale. Pensavo fosse uno scherzo e invece se n’è davvero andato.”

A quel punto dovevo prendere subito un volo per Memphis, non avevo abbastanza tempo per andare in macchina, ma non c’erano posti nei voli dalla Florida che fosse con aerei di linea o privati. Tutti andavano a Memphis e così io ho perso il funerale. 

D. Così non hai potuto fargli il tuo omaggio? In seguito, sei riuscito a farglielo?

DS. Penso di averglielo fatto quando lo lasciai, 11 mesi prima che morisse. Gli dissi: Nessuno mi ha mai trattato meglio di te, nessuno con me è stato gentile quanto te e nessuno mi è mai stato tanto amico quanto te. Fino a quando vivrò lui sarà amico mio e se fossi morto prima di lui, avrei vigilato su di lui.

D. Hai mai parlato di religione, con Elvis? Ho l’impressione che, leggendo tanti libri diversi, fosse alla continua ricerca di qualcosa.

DS. Io non parlerò mai in modo negativo di un amico, quindi non prendere le mie parole come giudizi negativi su di lui. Mi limito a raccontare i fatti. Elvis non era molto organizzato con i libri. Intendo dire era intelligente, sapeva leggere e scrivere. Era un grande lettore ma io ero uno specialista sul tipo di letture. Lui non leggeva nulla di scienza o storia, leggeva libri religiosi. La maggior parte dei libri sulla religione che lui leggeva erano piuttosto anticonformisti. Sono sicuro che hai sentito la storia che diceva di non voler essere lasciato fuori dal Paradiso, per un dettaglio tecnico. Era molto forte nelle religioni orientali, come quelli sulla meditazione, ma non aveva il concetto di fede cristiana profonda. Tutti pensano che Elvis era un grande frequentatore di chiesa e che i suoi genitori erano molto religiosi, ma la verità è che non appena Elvis divenne abbastanza grande per camminare da solo e fino al giorno della sua morte, non è mai andato in chiesa, a meno che non cantassero gospel. Questo succedeva quando un gruppo di colore si trovava nel Mississippi oppure quando un gruppo di cantanti gospel bianchi, andava a Memphis. Pertanto la sua affiliazione con la chiesa è avvenuta grazie ai quartetti gospel. In verità Elvis non aveva molta conoscenza e preparazione sul cristianesimo Nei suoi ultimi anni si legò ad una coppia Maude Aimee e Rex Hombard.
 Rex Hombard e Maude Aimee 

E se c’è qualcuno che veramente può aver avuto una grande influenza spirituale su Elvis, quello è stato Rex Hombard. 

D. Che cosa pensi della sempre più grande popolarità di Elvis Presley?

DS. Non riesco a rapportare il fenomeno Elvis Presley a nessun altro artista. Tutti lo collegano a Priscilla e questo è il punto. Quello che voglio dire è che non so da cosa dipenda, ma ho una mia opinione personale. Se non condividi la mia fede cristiana, non poi essere d’accordo con me.




Io credo che Elvis sia stato consacrato. In altre parole, penso che sia stato creato da Dio per essere un cantore per cantare le lodi. Da qualche parte il potere del buio ha avuto il sopravvento e più o meno ha prostituito quel dono in un’altra forma di musica. La Bibbia dice che il dono viene dato senza che sia stato richiesto e questo significa che una volta che Dio te l’ha dato non gli interessa togliertelo. Se Elvis fosse rimasto un camionista, sarebbe stato il più grande del mondo, se fosse stato un escavatorista, i suoi scavi sarebbero stati i più larghi e i più profondi, grazie a quello che Dio ha creato in lui. Perciò, nel caso in cui tu fossi stato cieco e lui camminava nella stanza, avresti capito che lui era là.

D. Mr. Sumner cosa fai adesso?

DS. Da 25 anni sono un Ministro consacrato. Presto servizio come Pastore ed Evangelista. Nel 2000 mi sono diplomato in un seminario batista del sud e sono stato consacrato durante una convention batista del sud


D. Grazie infinite Mr. Sumner

DS. E’ stato un piacere

Traduzione di Loretta Fornezza

lunedì 31 ottobre 2016

Do Not Disturb



Do Not Disturb
Words & Music: Giant/ Baum/Kaye
Recorded: 1964/06/11, first released on “Girl Happy”

sabato 22 ottobre 2016

Milkcow Blues Boogie



Milkcow Blues Boogie
Words & Music: Kokomo Arnold
Recorded: 1954/12/10, first released on single
Traduzione di Vali/g52

lunedì 17 ottobre 2016

Intervista con Myrna Smith (2005)

Intervista con Myrna Smith – 21 Ottobre 2005


Myrna Smith è una delle Sweet Inspirations originali, il gruppo che ha cantato con Elvis dal 1969 fino alla fine. Le Sweet Inspirations, già per loro conto, ebbero successo con il R&B, gospel e registrazioni pop, di cui il loro primo e il più notevole successo è Sweet Inspirations Un singolo che, alla fine degli anni 60, ha dato il nome al gruppo, e per il quale si sono aggiudicate una nomination al Grammy. E’ stata questa la canzone che ha catturato l’attenzione di Elvis Presley, che le ingaggiò per fare le backing vocals ed essere anche un elemento di apertura nei suoi concerti da primato di Las Vegas 1969, quello che fu il suo ritorno ufficiale ai concerti live, dopo il suo trionfante ’68 TV special e la fine dei suoi obblighi contrattuali con Hollywood. Non fu necessaria alcuna audizione. Le Sweet Inspirations lo incontrarono al loro arrivo per le prime prove del ’69. Le “Sweet” lavorarono con Elvis a Vegas, durante i suoi tours e per tutte le sue incisioni, dal 1969 al 1977.

Myrna è stata con Elvis anche durante il 1976, periodo di registrazioni a Graceland, sia per le sessioni di febbraio che per quelle di ottobre/novembre dello stesso anno.

Le Sweet Inspiration inizialmente comprendevano: Ciccy Houston (madre della superstar Whitney) Sylvia Shernwell, Myrna Smith ed Estelle Brown.

D. Come avete incominciato a cantare per gli spettacoli di Elvis Presley?
R. Nel 1967, avevamo registrato una canzone a Muscle Shoals. Facevamo una sessione là, perché l’Atlantic ì lì che ci aveva mandato a registrare. La sessione era andata bene ma non c’erano canzoni che riuscissero a distinguersi veramente. Così un paio di ragazzi lasciarono la sessione e andarono in un’altra stanza. Circa 40 minuti più tardi tornarono con una canzone che poi chiamammo “Sweet Inspiration” E fu inserita nell’album e divenne il nostro più grande successo. Elvis aveva ascoltato questa canzone e gli era piaciuta. Quindi disse alla sua gente di contattarci. Non avemmo un’audizione. Lui sapeva già che eravamo ciò che cercava, in quanto voleva cantare soul, R&B, e gospel, con un gruppo di voci femminili e uno di voci maschili. Aveva pianificato tutto. E così l’abbiamo fatto senza un’audizione. Gli era piaciuto il nostro disco. Gli era piaciuto così tanto che lo utilizzò per Suspicious Mind.

Q. Dove avete incontrato Elvis?

domenica 16 ottobre 2016

If You Don't Come Back


If You Don't Come Back
Words & Music: Jerry Leiber/Mike Stoller
Recorded: 1973/07/21, first released on “Raised on Rock”
Traduzione di Vali/g52


sabato 8 ottobre 2016

Raised On Rock



Raised on Rock
Words & Music: Mark James 
Recorded: 1973/07/23, first released on single

domenica 2 ottobre 2016

Joshua Fit The Battle



Joshua Fit The Battle
Words & Music: Arranged and adapted by Elvis Presley
Recorded: 1960/10/30, first released on “His Hand in Mine”

giovedì 29 settembre 2016

Larry Geller - If I Can dream

Recensione If I can Dream by Larry Geller
di Loretta Fornezza


Ho riflettuto attentamente prima di decidere di scrivere e inserire questo articolo, data la delicatezza degli argomenti trattati riguardo la figura di Elvis Presley. 
Lungi da me cadere nel gossip di più basso livello, visto che negli ultimi 30 anni su Elvis ce n’è’ stato già abbastanza! Con questo scritto ho voluto solo cercare di documentare i fans su alcuni passaggi della sua vita, e di mostrare lati della sua interiorità poco conosciuti. La fonte da cui ho tradotto letteralmente questi scritti è il libro”If I can dream” Di Larry Geller.

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Ho appena finito di leggere il libro di Larry Geller, If I can Dream, e l’ho trovato uno dei libri più interessanti tra quelli scritti su Elvis. Purtroppo non è stato tradotto in italiano, quindi ho pensato di farvene una recensione perché credo che pochi di voi riescano a leggere un intero libro in lingua originale.
Larry, come sapete, era il parrucchiere di Elvis, ma era anche molto di più: era uno dei suoi migliori amici, il suo consigliere spirituale, uno dei pochi (per non dire l’unico) a cui Elvis ha aperto il suo cuore e con cui discuteva di ricerca spirituale, di Dio, del perché era stato scelto per essere Elvis Presley.


Il libro comincia con una breve biografia di Larry, poi racconta tutti gli anni di rapporto tra lui ed Elvis, a cominciare dal loro primo incontro, avvenuto quando Larry era solo un fan, nel 1957 a Los Angeles, in cui gli strinse la mano nel parcheggio del Pan Pacific Auditorium, per passare poi al 30 aprile 1964, quando Alan Fortas lo chiamò al negozio dove lavorava per fissargli un appuntamento con Elvis. Subito nasce un feeling particolare tra i due, tanto che Elvis gli confida: “Larry, ti giuro su Dio, nessuno sa quanto mi sento solo. E quanto vuoto davvero mi sento.”
Dopo quel primo incontro Larry accetta l’offerta di lavorare esclusivamente per Elvis, ed inizia la grande storia della loro amicizia.
Il libro, nella seconda parte, riporta brani del diario di Larry, iniziato a scrivere nel 1976 , in seguito al desiderio espresso da Elvis di scrivere un libro e, dato che lui non aveva tempo di prendere appunti a causa dei numerosi impegni, aveva incaricato Larry. A volte Larry scriveva note, appunti, impressioni. Altre volte registrava le loro conversazioni.
L’idea di scrivere questo libro è maturata nel 1985 perché, cito Larry “quello che era stato scritto su Elvis fino a quel momento riguardo al suo impegno sul lato spirituale mancava della stessa mancanza di comprensione e tolleranza di cui Elvis aveva sofferto nel corso della sua vita ....la mia delusione stava nel fatto che i critici, anziché ammettere che non capivano questo suo coinvolgimento, attaccavano il soggetto mostrando Elvis come uno stupido per averlo seguito .”
Una volta Elvis disse : “Una volta che me ne sarò andato, il mondo comincerà a cambiare”. Chiaramente Elvis non voleva dire che la sua morte avrebbe marcato l’inizio dell’apocalisse , ma che dopo la sua morte (e a quel tempo aveva più o meno accettato di non avere molto da vivere) ci sarebbero stati cambiamenti nel mondo , cambiamenti della gente verso le cose che Elvis sentiva così profondamente.”
Il primo libro che Larry dà ad Elvis è

domenica 25 settembre 2016

Down in the Alley






Down in the Alley
Words & Music: Jesse Stone and the Clovers
Recorded: 1966/05/25, first released on “Spinout”

lunedì 19 settembre 2016

What now, What next, Where to




What now, What next, Where to
Words & Music: Don Robertson/Hal Blair
Recorded: 1963/05/26, first released on "Double Trouble

Marthy Lacker risponde ai fans


Premessa di Loretta Fornezza: 
Su questo sito www.elvis-express.com c'è una sezione dove Marthy Lacker risponde alle domande dei fans. 
Ho pensato di tradurre le domande/risposte più significative, perchè potrebbero essere anche le nostre domande. Si parla di musica, di vita privata, di pillole, di impersonators, insomma di tutto un po'.
Di seguito quindi le domande a Marthy Lacker e le sue risposte.
Spero di aver fatto un buon lavoro e soprattutto interessante  
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James Freed chiede:
Sono sicuro che ti è già stato chiesto, ma anche io vorrei una risposta da te. 
Nella scena del taglio di capelli in Jailhouse Rock, come hanno potuto far sembrare che Elvis si fosse veramente tagliato i capelli?
Inoltre, Elvis ha detto che, tra i film che ha fatto, King Creole era il suo preferito ……….. negli anni ’70 ha mai parlato di fare un remake del film oppure tu pensi che ci poteva essere un sequel di questo film?
Vorrei anche chiederti che cosa pensi del film “Elvis meets Nixon” e di Rick Peters che ha interpretato Elvis

Marthy risponde: 
Per quanto riguarda la scena Jailhouse Rock gli avevano fatto una parrucca e tagliavano quella. Elvis non ha mai parlato di fare un remake o un sequel di King Creole

Invece il film “Elvis meets Nixon” è terribile e hanno reso Elvis un pagliaccio. 
Il ragazzo che interpreta Elvis è un idiota. Le persone che hanno fatto il film hanno voluto ridicolizzare Elvis. 
Io ho un buon senso dell’umorismo, ma questo film non mi ha divertito
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Andrew Lovett chiede:
Cosa ne pensi della scelta della EPE sull’impersonator Shawn Klush che, sia in pubblico, che in tv si comporta come se fosse Evis ?

Marthy risponde: :
Tanto per cominciare, tutti conoscono la mia opinione sugli impersonators: LI DETESTO!
Mi fa ridere la scusa che danno, dicendo che lo fanno per fare un tributo ad Elvis.
Quello che fanno è una misera imitazione, perché loro vorrebbero essere una star e si immaginano di indossare gli abiti di una super super star come era Elvis, perché questo offre loro un pubblico. Sfortunatamente, ci sono molti fans che si radunano per vedere questi pagliacci. 

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Clive Gilmore chiede:
Vorrei conoscere la tua reazione in merito alla stella sulla Walk Of Fame di Las Vegas e al fatto che Priscilla, Lisa Marie e la EPE non vogliono avere niente a che fare con questa cosa e se è vero che la realizzazione di questa stella dipende una raccolta di soldi, da parte dei fans .
Inoltre ti chiedo: come pensi reagirebbe Elvis se sapesse che sono i fans a dover pagare la stella? Quale pensi sia la ragione per cui Cilla, Lisa e la EPE non vogliono sostenere e appoggiare questo tributo al Re di Las Vegas?

Marthy risponde:

domenica 11 settembre 2016

So Glad You're Mine



So Glad You're Mine
Words & Music: Arthur Crudup
Recorded: 1956/01/30, first released on “Elvis”

lunedì 5 settembre 2016

Tupelo - Tornado del 1936

DAL LIBRO “ ELVIS AND GLADYS” di Eliane Dundy
(Traduzione di Loretta Fornezza)
Il 5 aprile 1936, quando Elvis aveva un anno, un tornado si abbatté  su Tupelo alle 21.04 di una domenica sera causando danni disastrosi.
Da quel giorno, tuttora gli abitanti di Tupelo  hanno un modo di dividere il tempo e gli eventi in due parti B.T. e A.T.: Before the Tornado and After the Tordano (prima e dopo il Tornado).
Il tornado uccise 235 persone a Tupelo, ferendone 350 e azzerando 45 blocchi della città “Sembrava come ci fosse un grappolo di carri merci che correvano assieme” racconta Magnolia Clanton. “Colpiva e sentivi la gente che urlava sulle strade e non sapevi dove stavi andando o che direzione avresti preso, da quanto ti sembrava di impazzire”
La spirale nera gigante tingeva di rosso fuoco il suo percorso sopra Tupelo e verso il sud ovest. La serata era afosa, il vento soffiava senza sosta. I lampi iniziarono ad abbagliare. Le funzioni religiose serali erano finite. La maggior parte delle persone era a casa propria.
Il tornado durò solo pochi minuti: dalle 21.04 alle 21.09 – ora in cui furono uccise intere famiglie. Distrusse quello che era la zona di insediamento dei neri a Tank Hill, scagliandone i corpi nel Gum Pond (grande stagno a Tupelo-)


Scoppiarono incendi e ci fu una stima di 900 case andate in frantumi. Le galline erano state private dalle loro piume e le mucche dalle loro corna.
Il palazzo di giustizia, le chiese e i cinema furono trasformati in ospedali. Roosvelt mandò aiuti nazionali e la Croce Rossa posizionò  le sue ambulanze alle stazioni.
Dove si trovava Elvis in quel terribile momento?
Fortunatamente sappiamo esattamente dove fosse e lui fu fortunato a trovarsi lì, visto che se la sarebbe cavata per un pelo.
Quella sera, Catherine Hall aveva portato la sorella di Vernon, Gladys Presley, con sé alla funzione serale alla Baptist Church. Improvvisamente sul fondo della chiesa apparve il padre della piccola Gladis, J.D. e gridò loro di correre fuori. Salirono di corsa nello scuola bus, insieme a Gladys, Vernon, Elvis, Minnie Mae e gli altri suoi figli.  Lo zio Noah, in macchina, li portò a casa sua visto che era più solida e più grande e potevano stare tutti assieme.  Gli uomini si misero in fila contro la parete sud della casa “abbracciando” le assi per contrastare quanto di peggio stesse per arrivare. Minnie Mae iniziò a perdere i sensi, ricorda Cathrine, poi si riprendeva e poi sveniva di nuovo. Gladys, con il suo bambino in braccio, stava seduta tranquilla, rannicchiata nell’angolo. Il tornado avvolse East Tupelo. La casa rimase intatta. Quando tutto era passato, riuscivano a vedere uno dietro l’altro lampi che si abbattevano sulla Main Town., Lo zio Noah disse agli uomini “Andiamo, avranno bisogno di aiuto”. E così, gli uomini si infilarono nello scuola bus e si diressero lungo l’argine verso Tupelo.
Quando Gladys ed Elvis arrivarono alla loro casa, la prima cosa che videro era che il tornado aveva letteralmente raso al suolo la Chiesa Metodista di San Marco, proprio al di là della strada, ma la loro casa non era stata toccata!

FOTO DELLA CHIESA




Si potrebbe pensare che la vicinanza del disastro, non dovrebbe aver impressionato granché un bambino di un anno, ma dal momento che la chiesa non venne ricostruita, per parecchi anni,  Gladys e Vernon ogni giorno avrebbero parlato di quel miracolo ve aveva salvato la loro casa e le loro vite, mentre guardavano le  fondamenta dell’edificio in mille pezzi,
E’ possibile che tutto ciò abbia aggiunto  al piccolo Elvis, delle sensazioni di trionfo sul fatto che in seguito avrebbe potuto sopravvivere ancora?

TUPELO ORIGINALE CASA DI ELVIS



Nota sotto la foto: Questa casa sembra essere degli anni 50 o forse anche precedente, quando la casa era in uso. Come si può notare non c’è alcuna altalena nel portico …..






Nota sotto la foto:  I copyrights appartengono a chiunque l’abbia fotografata, che non è identificato per altri luoghi.  Per la prima volta furono pubblicate nell’ottobre 1964, su Elvis Monthly (penso sia un fan club del tempo). Fu lo stesso Vernon che mostrò la casa  ai fotografi.






Tra il 5 ed il 6 Aprile del 1936 il Sud Est degli USA venne sconvolto da una serie di tornado, per la precisione 17, che portarono alla morte ben 436 persone. Sebbene il grosso dei tornado si concentrò tra Tupelo (Mississippi) e Gainesville (Georgia), altri distruttivi fenomeni vorticosi associati colpirono anche le cittadine di Columbia (Tennessee), Anderson (South Carolina) ed Acworth (Georgia). Oltre ai tornado furono registrati numerosi allagamenti lampo associati alle tempeste, che provocarono milioni di dollari di danni.

Il tornado di Tupelo è stato il quarto in termini di morti nella storia degli Stati Uniti d'America; intere famiglie sono infatti morte perchè non furono avvertite del pericolo imminente e vennero quindi colte di sorpresa. Il piccolo Elvis Presley (che all'epoca dei fatti aveva solo un anno) e la madre invece sopravvissero a questo tremendo tornado, che toccò il livello massimo F5 della scala Fujita. Circa 233 furono i morti in città.




Dopo aver colpito Tupelo, il violento sistema temporalesco raggiunse l'Alabama e nella notte sul 6 Aprile e si portò fin verso la Georgia. Qui, per la precisione nella località di Gainesville, alle 8.30 del mattino un doppio tornado investì la zona e provocò 203 morti. Il tornado in questo caso raggiunse il grado F4 della scala Fujita e resta annoverato come il quinto in fatto di vittime nella storia nord americana. Causò 13 milioni di dollari (dell'epoca) di danni.

Fonte: http://www.3bmeteo.com/giornale-meteo/tornado+tupelo+1936-+centinaia+di+morti-52209




venerdì 2 settembre 2016

I Believe In The Man In The Sky



I Believe In The Man In The Sky
Words & Music: Richard Howard
Recorded: 1960/10/30, first released on “His Hand in Mine”

domenica 28 agosto 2016

Intervista ad Alanna Nash: The Colonel

Il Colonnello: La storia straordinaria del Colonnello Parker e Elvis Presley

Intervista all’autrice Alanna Nash


D. Innanzittutto voglio congratularmi con te su questo libro! L’ho letto, come se fosse trattato di una storia misteriosa del rock ‘n roll. Appare come una storia vera che sembra una fiction.
So che, precedentemente, hai scritto un libro sulla Memphis Mafia ed Elvis? Cosa ti ha portato a scrivere questo libro?

AN : Grazie per le belle parole. Per tutto il periodo dedicato a fare ricerche e scrivere il libro, mi sentivo come un detective del rock’n’ roll!! Lo dico seriamente, ero così affascinata su quello che stavo verificando, che ho deciso di raccontarlo alla gente. E’ stato estremamente difficile, mantenere tutto in ordine, nei 6 anni necessari, a completare la storia.
Per rispondere alla tua domanda, il libro verte su un paio di situazioni. Una riguarda quando scrivevo il libro “Elvis Aaron Presley: Rivelazioni della Memphis Mafia”, con Billy Smith, Marty Lacker e Lamar Fike, andai a Las Vegas 3 volte, dove incontrai il Colonnello e la sua seconda moglie, Loanne, cercando di convincerlo a prendere parte al libro.
I ragazzi erano duri nei confronti di Parker, e volevo dargli la possibilità di difendersi. Pensavo anche che, sarebbe stato un bel colpo avere la sua versione dei fatti, in risposta alle responsabilità che gli sono state attribuite, dallo stato del Tennesse, riguardo alla sua pessima gestione di Elvis. Non ha voluto collaborare sul libro, ma grazie a questi incontri, sono rimasta notevolmente affascinata da lui, anche se, psicologicamente parlando, aveva qualcosa del predatore e di sconcertante. Per essere schietta, nella sua personalità, estremamente forte, riusciva ad essere impaurito, spaventato. Tuttavia, sono arrivata al punto di affezionarmi a lui. Volevo conoscere, esattamente,com’era la sua storia, tutta la storia. Quando morì, il mio agente mi suggerì di scrivere la sua biografia.
Negli ultimi anni, della sua vita, già gli avevo proposto di aiutarlo a fare un libro, ma lui rifiutò. Così decisi che, il giorno in cui fossi riuscita a capire, chi era e cosa fosse successo, veramente, avrei scritto un libro.

D. Quale è stata la reazione al tuo libro, da parte di coloro che hanno conosciuto Elvis e Parker? Sono anche curioso di sapere se hai avuto qualche riscontro dalla sua ultima moglie, Loanne?

AN: Non ho sentito Loanne direttamente, e vorrei che venisse detto che ne ho una grande ammirazione. Può essere stato difficile per lei, ma è una donna incredibilmente forte e molto intelligente, nessuno avrebbe potuto essere più devota al Colonnello, se non lei. E’ stato molto fortunato ad averla al suo fianco. Al momento attuale, ogni reazione al libro ha già superato ogni confini. Sono già stata sia elogiata, che insultata. Quello che mi aspettavo era, una censura da parte di persone come Joe Esposito. Molte persone sono state veramente leali con il Colonello, e non voglio perdere tempo a dare spiegazioni di ogni cosa che racconta il libro. In verità, loro non capiscono che, per molti versi, il libro è un elogio a Parker. Mentre non giustifico e difendo alcune delle sue decisioni negli affari e ho tentato di spiegarglielo.
Devo dire che ero anche molto ansiosa di sapere come, avrebbe reagito al libro, la sua famiglia (a parte Loanne), soprattutto la storia dell’omicidio. Con mia grande sorpresa e sollievo, so che per alcuni membri della famiglia, sia in America che in Olanda, dicono che ritengono impossibile che abbia ucciso Anna Van Den Enden, e che invece, sia stato un incidente in un momento di collera. Ecco ciò che penso sia successo. Se lo ha fatto, non è stato premeditato. E’ stato uno scatto d’ira e ha passato la sua vita pagando per questo, lontano dalla sua famiglia e rinunciando al suo paese. In qualche modo, va capito.
Se, davvero, ha ucciso quella ragazza, certamente dentro di sé, se ne è tormentato, e ha dovuto impegnarsi, in una ginnastica mentale molto pesante, per inquadrare la sua vita e continuare. Naturalmente, tutto assume un altro colore, per quanto riguarda il modo in cui ha gestito Elvis, nel senso che, quello che ne ha pagato il prezzo è stato proprio Elvis, stando con lui.

D. Nel libro, racconti che hai avuto tre incontri con Parker. In quale contesto erano fatti gli incontri, per poterlo intervistare? Sapeva che stavi lavorando su un libro? E, ancora più importante, sei riuscita ad avere informazioni, veramente, significative, da lui oppure erano delle semplici visite per carpire il suo carattere ed i suoi modi di fare?


AN: Ti darò un’unica risposta. Era impossibile intervistarlo! Non l’avrebbe permesso. Tutto quello che potevi fare era, essere presente, quando dava un ricevimento e parlava di quello che lui voleva parlare. Non esisteva qualcosa tipo fargli domande, perché si sarebbe arrabbiato e “fatto casino”, tanto per dire. Su questo, c’è un pezzo nel mio sito www.colonelparker.com, chiamato “Lunch with the Colonel (A pranzo con il Colonnello)”, e’ un frammento di una prefazione che avevo, originariamente, scritto per il libro, e poi buttato, perché il manoscritto è diventato pesante. Effettivamente, involontariamente, Parker mi ha dato una serie di informazioni importanti, che sono finite nel libro THE COLONEL. Era ipnotizzante ad osservare la sua personalità e il suo portamento. Sono anche convinta che fosse pienamente cosciente di qualunque cosa e chiunque fosse intorno a lui. Non gli sfuggiva niente. Io credo che questo succeda, istintivamente, se sei un adulatore o se sei qualcuno che scappa, che sia per situazioni di illegalità o per segreti molto oscuri.

D. C’è una storia nel libro su Elvis che, per un breve periodo negli anni 70, era lì lì per licenziare Parker. Tuttavia, uno dei suoi stratagemmi favoriti, per prevenire di essere scaricato dai suoi clienti, era dire qualcosa d’effetto tipo “Bene, ma prima dobbiamo saldare i conti”, presentando, immediatamente, pile di ricevute, che aveva solo lui. Evidentemente, questo fece in modo che Elvis restasse con il Colonnello. Ritengo che negli anni 70, Elvis fosse talmente dipendente dalle droghe (e dalla cattiva situazione finanziaria) che non avrebbe, nemmeno preso in considerazione di lasciare Parker. Credi veramente, che Elvis avrebbe lasciato Parker definitivamente?

AN: Larry Geller ha rivelato che Elvis voleva farlo ed io, in generale, dò molto credito a quello che dice Larry. Penso che l’abbia detto quando ha capito bene come fosse, e non l’avrebbe infiorato o trattenuto. A questo riguardo, non puoi considerare altra intervista, che sia migliore di quella di Larry, e la tua opinione sull’Elvis degli anni 70 è certamente corretta.
Un motivo per il quale si poteva ricredere, sulla sua decisione di lasciare Parker, era che, in realtà, non aveva nessuno come manager sostitutivo. Le persone che aveva contattato per rivestire quel ruolo per lui, non l’avevano considerato. Perciò si trovava in un limbo, senza sapere come e dove girarsi. Francamente, non credo che Parker gli avrebbe permesso di farsi licenziare. Se ne sarebbe uscito con qualcosa per trattenerlo, perché Elvis era uno scudo umano, contro tutte le sue sventure. Non poteva permettersi di perderlo!

D: Uno dei passaggi più affascinanti del tuo libro è quello dove racconti di quando negli anni ‘60, Parker costrinse Elvis a fare quei brutti films (anche con le sue peggiori canzoni), e involontariamente salvò Elvis dal destino di altre stars degli anni 50, così, dalla fine degli anni 60, ci ha potuto regalare la sua grande musica.
D: Pensi che Elvis avrebbe potuto realmente competere, con l’invasione britannica e l’ondata psichedelica? Oppure è una di quelle eterne domande, tipo Elvis avrebbe avuto successo, senza Parker?

lunedì 22 agosto 2016

Danny




Danny
Words & Music: Fred Wise/Ben Weisman
Recorded: 1958/01/23, first released on “A Legendary Performer, Vol. 3”

giovedì 18 agosto 2016

ARTICOLI APPARSI SUI GIORNALI DEL 18-08-1977

ARTICOLI APPARSI SUI GIORNALI DEL 18-08-1977




"UN ULTIMO SGUARDO ALLA STELLA CADUTA, ATTIRA I FEDELI "
 The Commercial Appeal – Nashville –
"Un numero stimato che va dalle 50.000 alle 100.000 persone ha visitato Graceland durante la giornata di mercoled’ 17 agosto, per dare il loro omaggio……. La salma di Presley si trovava nell’atrio, subito dopo la porta principale. Da quando Presley la scuistò nel 1957, è’ la prima volta che la casa viene aperta al pubblico. Per tutto il giorno la gente ha fatto la fila per trovarsi nel foyer. I visitatori, non appena visto la salma….. venivano velocemente indirizzati verso l’esterno della casa. I cancelli sono stati chiusi alle 18.30, con dolore dei molti fans e alle 18,00 si stima che 10.000 persone erano ancora in fila, mentre nella casa sono entrate da 20 a 25.000.persone "
"Eddie Fadal, che si definisce amico di di Elvis da una vita, è uscito dalla casa per dare ai giornalisti una foto che è stata scattata all’interno. “Tutto molto tranquillo” dice “Le persone sono sedute intorno alla bara, ma sono tutti abbattuti.” Fadal dice che Ginger Alden, l’ultima fidanzata del cantante, ha preso bene la sua morte, ma che per Priscilla Presley, l’ex moglie del cantante e madre della loro figlia, Lisa è molto molto dura”

“IL FUNERALE DI ELVIS” – The Tennessean - Nashville
"C.W. Bradley, ministro della Woodvale Church of Christ fa una breve cerimonia nella casa “Siamo qui per onorare la memoria di un uomo amato da milioni di persone…….. ma Elvis era un essere umano fragile e avrebbe dovuto essere il primo ad ammettere la sua debolezza. Forse a causa della rapida ascesa al successo e alla fortuna, è stato indotto in tentazioni che, altrimenti, non avrebbe conosciuto mai. Elvis non voleva che si pensasse che lui fosse senza difetti e non facesse errori. Ma ora che se n’è andato, io credo sia molto più d’aiuto ricordare le sue buone qualità e spero che lo facciate anche voi.”


“IL FUNERALE SILENZIOSO E PRIVATO DI ELVIS” - The Tennessean – Nashville
Alle 14, si è tenuto il servizio funebre di Elvis Presley, nella stanza della musica collegata con la sala da pranzo. Durante la cerimonia un quartetto gospel ha cantato “How Great Thou Art” e “Sweet, Sweet Spirit”. Dopo che erano state dette anche le ultime parole, gli ospiti hanno lasciato da solo, Vernon Presley, il padre del cantante. La macchina di Vernon Presley ha guidato la processione, quando subito dopo le 15.30 gli ospiti e i membri della famiglia hanno lasciato la casa. Alla macchina seguiva il carro funebre bianco che trasportava la bara. Il carro funebre era seguito dalla ex moglie Priscilla, il viso nascosto da un velo, tenendo per mano la figlia di 9 anni, Lisa Marie

“IL RE DEL ROCK ‘N ROLL E’ STATO SEPOLTO”
La bara coperta di fiori di Elvis Presley è stata portata nel luogo del riposo al Forest Hill Midtown Cemetry.” La cripta nel mausoleo, dove era stato messo il corpo, è stata sigillata e attaccata con mortai, e successivamente coperta con una lastra di marmo.”



“IL COLONNELLO MANTIENE IL CONTROLLO” Memphis- The Tennessean (Nashville)
“Ieri si è appreso che il Colonnello Parker, l’uomo che Elvis Presley ha definito come “colui che mi ha fatto diventare quello che sono”, per il momento, rimarrà in carico per seguire gli affari del cantante”. Joe esposito ha detto “Quando ha saputo dell’attacco di cuore, lui (Parker) stava organizzando i dettagli, per il nuovo tour nel New England,..”

I FANS COMBATTONO PER SCRUTARE ELVIS - The Herald - Melbourne, August 18

Memphis Tennessee, Mercoledì. – Oggi, più di 75.000 persone costernate, in lacrime, singhiozzanti e agguerrite per vedere il corpo di Elvis … Naturalmente dall’Americano arrivano altre parole, ma questa volta la prima pagina è dedicata al 100% ad Elvis. A WASHINGTON il Presidente Carter ha fatto un discorso sulla morte del Re del Rock ‘n Roll: “Era un simbolo della vitalità, delle ribellioni e del buon umore degli Stati Uniti” ha detto il Presidente Carter. (tuttavia la Casa Bianca non dichiara giornata di lutto nazionale, come suggerito da migliaia di telefonate) Nel fine settimana, la stampa australiana si barcamena nella cosa con le sue parole, ma ora rendendosi conto dello stato d’animo del pubblico, ha cambiato con un approccio più positivo. Un esempio di entrambe le opinioni è nel seguente articolo.




I FANS DI ELVIS FANNO GRANDI SPESE - The Age - Melbourne, Saturday, August 20

Melbourne……………Non è niente se non una città in agitazione. La morte di Elvis Presley, il “Re” del Rock, ha lasciato scossa molta gente e costantemente in lacrime. I negozi di dischi della città, hanno riportato il più grande incremenento delle vendite dei dischi di Elvis Presley che si sia verificato in molti anni e hanno bombardato di richieste la RCA, l’etichetta di Elvis, per rifornire gli stock. Contemporaneamente, la RCA Australia ha proclamato agosto, come il mese di Elvis Presley e ha rifornito i magazzini con dischi extra. Ma già a sera, tutto era stato accaparrato.
I commessi dicono che i clienti vanno dai teenagers a gente di 80 anni, e che è stato l’argomento del giorno.
All’Allans Music in Collins Street (Melbourne City) è stata completamente rifatta una vetrina, con soli dischi di Elvis e un grande poster di lui, il tutto drappeggiato con una tenda nera.
Le radio entrano in azione, dal momento le news telegrafano annunciano la tragedia scioccante, poco prima delle 7.30, The Green Guide ha tutti i dettagli. The Green Guide, ancora oggi, è la guida radio televisiva.
La notizia è preceduta da un elogio di quattro suoni di campana, che normalmente viene usato per le morti dei presidenti o dei reali. Stan Rofe, il 40enne padre dei Dj di Melbourne , la sente nell’aria, al tavolo della colazione………. E smette di mangiare. “Non me la sentivo di andare a lavorare, ma poi ho pensato che potevano aver avuto bisogno di me, per aiutarli a fare un tributo” dice. Rofe manda in onda l’Ora di Elvis Presley dal 1957-68. Elvis Presley mi ha iniziato al rock ‘n roll. Era un’ispirazione. Senza Presley, non credo che sarei mai diventato un disk jockey e le radio, oggi, sarebbero molto diverse…. Dice Rofe



18 Agosto 1977 - Il Funerale



IL FUNERALE








PRISCILLA PRESLEY - Dal libro “Elvis and Me” di Priscilla Presley (pubb. 1987)


Rimasi seduta nella camera della nonna per quasi tutto quel pomeriggio, nel momento in cui migliaia di partecipanti in lacrime, arrivati da tutto il mondo, offrivano i loro omaggi alla bara. Molti piangevano, alcuni uomini e donne svenivano. Altri indugiavano davanti alla bara, rifiutandosi di credere che si trattasse proprio di lui.

Era veramente amato, ammirato e rispettato. Aspettai che arrivasse il momento giusto per Lisa e per me, per salutarlo. Avvenne in tarda serata ed Elvis era già stato spostato nel soggiorno, dove avrebbe avuto luogo il funerale. C’era calma tutti se n’erano andati.Io e Lisa Marie, insieme rimanemmo in piedi, immobili davanti a lui, cariche di emozioni. “Sembri così in pace, Sattnin, così riposato. So che là troverai la felicità e tutte le risposte che cercavi” poi scherzai “Ti prego solo di non creare problemi al cancelli del Paradiso!”.

Lisa mi prese la mano e insieme infilammo al suo polso sinistro un grazioso braccialetto d’argento, raffigurante una madre e un bambino che si tengono per mano, “Ci mancherai tanto!”

Sapevo che la mia vita non sarebbe stata più la stessa.

Il Colonnello venne al funerale vestito con il suo solito cappellino da baseball, camicia e pantaloni sportivi.

Mascherava le sue emozioni come meglio poteva. Per lui, Elvis era stato come un figlio.

Il Colonnello veniva considerato un uomo d’affari senza cuore, ma in realtà era rimasto fedele e leale ad Elvis, anche quando era iniziato il declino della carriera di Elvis.

Il giorno del funerale chiese a Vernon di firmare un’estensione del suo contratto, come manager di Elvis.

Stava già facendo i suoi piani per tenere alto il nome di Elvis. Aveva agito velocemente, per paura che visto che Elvis se n’era andato, Vernon sarebbe stato troppo distrutto per gestire correttamente le infinite proposte e richieste che già spuntavano all’orizzonte. E Vernon firmò.


Al servizio funebre, Lisa ed io eravamo sedute con Vernon e la sua fidanzata, Sandy Miller, Dodger, Delta, Patsy, i miei genitori, Michelle, e il resto della famiglia.

C’erano anche George Hamilton, Ann-Margret con suo marito.

Ann mi espresse la sua simpatia in modo talmente spontaneo che sentii un legame sincero verso di lei.

J.D. e gli Stamps cantarono i brani gospel che Elvis preferiva. Fu Vernon a scegliere il predicatore, un uomo che conosceva bene Elvis e che parlò molto della sua generosità.

Elvis probabilmente avrebbe riso e detto a suo padre “Non potevi chiamare un comico o qualcosa di simile?”

Elvis non avrebbe voluto vederci così addolorati.

Dopo il servizio ci dirigemmo verso il cimitero, dove io e Lisa eravamo in macchina con Vernon e Sandy.

Era a tre miglia di distanza e lungo tutto il percorso, entrambi i lati della strada erano pieni di gente e altre migliaia erano al cimitero.

I portatori della bara (Jerry Schilling, Joe Esposito, George Klein, Lamar Fike, Billy Smith, charlie Hodge, il Dr. Nick e Gene Smith) appoggiarono la bara nel mausoleo in marmo dove, finalmente, Elvis poteva riposare.


Anche in cimitero ci fu una breve cerimonia e, uno ad uno, tutti camminarono vicino alla bara. Ci fu chi la baciò, chi la toccò e chi, come ultimo saluto, disse poche parole.

Prima che io e Lisa tornassimo a L.A., Vernon mi chiamò nel suo ufficio.

Era distrutto dal dolore. Sapevo indicargli qualcuno che potesse aiutarlo a capire perché suo figlio era morto?

Non l’ha mai accettato veramente e credo che si sia portato dietro questo dolore fino alla sua morte, così come, in seguito, anche la nonna non riuscì mai a riprendersai dalla morte di Vernon

PRISCILLA PRESLEY - Dal libro “Elvis By The Presleys“ (pubb. 2005)